E ora? Quali iniziative si vogliono? Si abbia il coraggio di dire e scrivere che un parco del genere va bene soltanto se viene istituito a casa degli altri... Il Parco archeologico delle Alpi Apuane - purtroppo - è morto e sepolto! E numerosi sono i mandanti, gli esecutori e i complici dell'assassinio di una creatura soppressa ancora inerme nella culla. La lista delle persone coinvolte si compone anche di nomi famosi, perfino di Ministri e Sottosegretari, ugualmente distribuiti nel centro-destra e nel centro-sinistra, sia nelle strutture centrali che periferiche dello Stato. Oggi non ha alcun senso un dibattito sulla necessità o meno del Parco archeologico. Sarebbe tempo sprecato in discussioni accademiche. L'occasione andava colta nel 2001, quando si è presentata, passando sopra alle imperfezioni e alle incertezze che il progetto si portava inevitabilmente dietro. Non è stato così e, per quasi sette anni, ha dominato la polemica strumentale in pubblico e il sabotaggio strisciante in sede ministeriale. Passavano i governi e cambiavano le coalizioni, ma lungo il percorso c'era sempre qualcuno disposto ad ascoltare le sirene lamentose di chi, in loco, opponeva un rifiuto preconcetto. È desolante prendere atto dell'incapacità di un territorio nel cooperare insieme su un tema fondante come il recupero del valore storico e culturale dei luoghi della produzione del marmo. Il Parco archeologico avrebbe assolto a questa funzione largamente condivisa, con la possibilità concreta di attirare risorse economiche, ordinarie e straordinarie. Ha prevalso la paura del nuovo e una visione miope. Si è disinformato ad arte evocando i "fantasmi", facili e convincenti, del Parco come ennesimo "carrozzone pubblico" e ulteriore "laccio e lacciolo per le cave". Nulla di più falso. La missione del Parco archeologico non è mai stata la tutela e dunque l'imposizione dei "vincoli" sui siti estrattivi più rappresentativi della storia e del paesaggio minerario delle Apuane. La legge istitutiva stabiliva unicamente di "conservare e valorizzare" alcuni beni di particolare eccellenza, con l'obiettivo evidente di promuoverne la fruizione culturale e turistica, pure a vantaggio della produzione lapidea. Non poteva essere un nuovo e costoso ente, di quelli istituiti soltanto o quasi per le indennità di carica agli amministratori e per gli stipendi ai dipendenti. Caso unico nel panorama nazionale, la bozza di decreto istitutivo del Parco archeologico faceva coincidere la struttura direttiva ed operativa con quella dell'Ente Parco Regionale, in modo da destinare tutte le risorse economiche statali verso opere ed interventi sul territorio e non per spese di funzionamento di organi, uffici e personale. Detto questo, è inutile ribattere all'ultimo intervento del Coordinamento delle imprese estrattive del Parco delle Alpi Apuane, che ripropone sul Parco archeologico l'usata e noiosa litania della sovrapposizione dei "vincoli", con il presunto fine politico del logoramento delle imprese estrattive. Il fatto non sussiste ed è stato ampliamente spiegato. L'unico invito all'estensore del comunicato è di evitare l'uso di argomentazioni pseudo-scientifiche, confutabilissime, per sostenere una tesi non condivisibile, anche se legittima. Lasci stare la "storiella" stantia del primato estrattivo dei Romani con l'obiettivo di circoscrivere ai bacini di Carrara un molto eventuale Parco archeologico di nuova generazione. Scriva piuttosto e più semplicemente che il Parco archeologico va bene se viene istituito a casa degli altri. È più chiaro e onesto, soprattutto perché spiega, alla luce del sole, le ragioni vere di 7 anni di dura opposizione al progetto. Morto il Parco archeologico - che riposi in pace - rimangono sul tavolo le questioni di fondo che avevano suggerito la sua istituzione: quali strumenti e risorse bisogna mettere in campo per valorizzare la storia e la tradizione delle produzioni lapidee delle Alpi Apuane? Quali iniziative anche culturali è necessario intraprendere, a favore del marmo apuano, per aggiungere ulteriore valore di apprezzamento sul mercato internazionale? La domanda la rivolgiamo al mondo del marmo, soprattutto a quella parte, più sensibile, che sente il bisogno di azioni promozionali a sostegno di usi di pregio e qualità di un materiale naturale unico, soprattutto dopo 27 secoli di preziose lavorazioni artistiche e artigianali. Siamo curiosi di confrontarci su idee e proposte, con spirito costruttivo e disposti a partecipare. Il nostro piccolo contributo lo stiamo fornendo, anche senza le risorse dello Stato, in collaborazione con gli enti locali. Nel 2003 è stato istituito il Sistema archeominerario delle Alpi Apuane, per anticipare ieri e oggi sostituire il Parco archeologico. Del 2005 è attivo il recupero dei percorsi di visita alle cave storiche della Cappella; il 31 maggio abbiamo inaugurato il Museo della pietra piegata a Levigliani. Antonio Bartelletti è direttore dell'Ente Parco Regionale delle Alpi Apuane