Per il Fai, il Fondo per l'ambiente italiano, quella strada che taglia in due la valle dei templi è da considerare uno degli scempi d'Italia. Si chiama «Luoghi del cuore» la nuova iniziativa nazionale del Fondo. Questa volta però, non si tratta più di bellezze da salvare, ma di dare la «caccia agli orrori». In pratica questa è la più recente iniziativa del Fai, realizzata in stretta collaborazione con i cittadini. «Perché con mio grande sbigottimento - spiega la signora Giulia Maria Crespi, presidente del Fondo - si parla sempre troppo poco dell'importanza di salvaguardare il nostro patrimonio artistico, naturale e architettonico». E la valle dei templi di Agrigento è un patrimonio da salvare. Sostiene la Crespi che «il mio cuore è frantumato in mille pezzi dai tanti scempi italiani, ma se devo proprio scegliere un luogo da segnalare, questa è la valle dei templi, il più bel parco archeologico del mondo, spezzato da una strada piena di puzze e di smog». La signora Crespi nei mesi scorsi era rimasta per una quindicina di giorni ospite di Agrigento, nel più completo anonimato, e dalla terrazza del «Baglio della Luna», dove alloggiava, ha speso molto del suo tempo per ammirare, da varie angolazioni, la nostra incommensurabile valle. Ma non solo. «Ho girato anche molto nei dintorni - prosegue la presidente del Fai - ammirando cose straordinarie, nemmeno segnalate nelle guide e forse neppure a conoscenza del locale Ufficio del turismo». Nella Valle dei templi, com'è noto, il Fai da anni gestisce e tutela per conto della Regione, il Giardino della Kolimbetra, accanto al tempo di Castore e Polluce. Ad Agrigento Giulia Maria Crespi confessa di aver lasciato anche il cuore. Tanto che ha annunciato ufficialmente che spera di poter organizzare un evento (l'unico, forse, in questa misera estate di austerity, del tutto priva di eventi e manifestazioni per attirare i turisti): portare l'etoile Roberto Bolle a esibirsi nella Valle dei templi. «In quella occasione offriremo duemila alberelli di mandorlo che verranno messi a dimora, curati e innaffiati dal Fai almeno per i due anni successivi. Questo è un po' da considerare il mio modesto omaggio ad Agrigento, terra del mio cuore I ». - Secondo lei che cosa si dovrebbe fare per valorizzare la valle dei templi? «Da voi ci sono molte proteste. Tanto per citarne una, quella contro la realizzazione del rigassificatore di Porto Empedocle che, sono rimasta ore a controllare in zona, manco si vede dalla Valle! Poi tutti si lamentano che il turismo diminuisce ed è sempre più un mordi e fuggì. Secondo me basterebbe chiudere quella strada che attraversa la Valle riservandola ai locali. Mettere per i turisti, così come avviene già per Segesta, degli autobus; bici e magari carrozze, per raggiungere i siti. Al posto di quegli orribili parcheggi aprirei ristoranti con l'ottima cucina locale. Bisognerebbe poi riaprire l'ostello della gioventù, che è chiuso da un'infinità di anni. A mio parere ci vorrebbero per Agrigento, piccoli hotel di charme, non orrendi albergoni! ». Fin qui la voce della signora, presidente del Fai. Ma l'altra signora, quella che è presidente del Consiglio del Parco Archeologico, Rosalia Camerata Scovazzo, che cos'ha da dire in proposito? «La strada che taglia la Valle è un problema, ma più che il Parco, sono gli agrigentini a non volersene privare -spiega la Scovazzo quasi a voler denunciare che dietro l'ipotetica chiusura al traffico della Passeggiata Archeologica vi sarebbero una serie di pressioni non indifferenti da parte degli abitanti, per nulla intenzionati a privarsi di quella via di collegamento diretta con San Leone. «Comunque - conclude la signora Scovazzo - condivido molte delle proposte contenute nell'analisi della Crespi, ma il vero problema è poi riuscire a trasformare quelle ipotesi in fatti reali».