Non ci saranno cannocchiale color corallo né ponte panoramico a fare da aggetti migliorativi dell'estetica (?) del complesso di Santa Scolastica, lo splendido monastero benedettino destinato ad ospitare il museo archeologico da tempo immemore (quasi "archeologico", appunto) in attesa di domicilio definitivo. I comitati del Ministero dei Beni Culturali, dunque, hanno espresso la loro contrarietà al progetto di restauro che aveva vinto il concorso indetto dalla Provincia. E, francamente (ed anche sommessamente), non ci sentiremmo di gettare la croce sugli esperti del Ministero. Qualche perplessità, infatti, l'impatto del cannocchiale corallino e del ponte sovrastante il complesso monumentale, vistose interpolazieni post-moderne dentro un corpo che risale al XII secolo, l'aveva destata anche in noi destinati ad essere, da cittadini, i fruitori finali del restauro. A proposito di Santa Scolastica e di rifacimenti, forse sarebbe utile chiamare a mente (a monito per i manomissori putativi del monastero) quel che tramanda suor Cristina Valdes circa la ricostruzione, avvenuta nella prima metà del XTX secolo, della chiesa che porta lo stesso nome, vicina al monastero, eretta nel sedicesimo secolo e poi restaurata perché pericolante. La santa donna, infatti, riferisce di un tremendo incendio che devastò il tempio appena tre giorni dopo la consacrazione, e solo grazie a S. Mattia, di cui si conservavano preziose reliquie, non si registrarono vittime. Attenzione, dunque, a metter mano (o a "manomettere") l'estetica della città consegnataci dalla storia: potrebbe accadere di tutto! Tra le cose meno gradevoli potrebbe accadere, come in effetti accade, di vedere peggiorata la sua estetica. Con effetti deleteri non solo per l'occhio. Già, perché l'estetica è "politica", nel senso che migliora (o peggiora) la qualità della vita del cittadino. Non occorre evocare complicati teoremi per capire che è meglio vivere nel centro storico di Todi che nella periferia descritta da Gomorra: ed è forse perfino più facile diventare "santi" ed "artisti" a Todi piuttosto che a Saviano, tanto per prendere le dovute distanze. Perché bellezza e armonia architettonica, razionalità urbanistica, rispetto del territorio sono tutti elementi che si addicono alla migliore condizione umana, così come il degrado esterno se non è causa diretta di un degrado dell'anima, certamente non ne agevola una migliore disposizione. Bari da questo punto di vista è una città molto contraddittoria: ad una città vecchia e ad una città ottocentesca esteticamente assai valide, fa riscontro la città della cementificazione organizzata, della studiata depredazione di ogni filo d'erba, dell'estraneità programmata al mare, splendida e mortificata risorsa. Estetica umiliata è quella dell'ingresso a Bari dal mare, dal sud di «San Giorgio» al nord di Fesca e «San Girolamo». Varrebbe la pena di riparlarne, aprendo un dibattito con i baresi. Prima di rimettere le mani sulla città. Ricordando sempre il monito di suor Cristina.