La parabola (discendente) di Razzano parte dalla parabola. Una su ogni balcone. E indice, se non altro, che nei palazzi non c'è stato verso di mettersi d'accordo tra inquilini per sistemarne una per tutti sul tetto. Si sarebbe risparmiato. Ma qui ognuno vive, da solo in solitudine, la propria quotidianità. E le piazze sono abbandonate al cemento che avanza. La sindrome della padella individuale sembra significativa. Una parabola su ogni balcone che, quasi ovunque, va a , scapito dei fiori, sta a indicare, se non altro, che nei palazzi non c'è stato verso di mettersi d'accordo tra inquilini per sistemarne un'unica sul tetto, con notevoli risparmi per tutti. Come dire che, in questo centro distante 15 chilometri da Milano, regna probabilmente una certa difficoltà di aggregazione. Difficoltà che numerose testimonianze si affrettano a confermare. «Mancano i luoghi di ritrovo, in particolare per i giovani ma anche per gli adulti si lamenta un gruppo di madri . Mancano le feste, mancano le occasioni di svago e, dunque, di incontro. Ma mancano anche i pub e le pasticcerie, i circoli sportivi e le associazioni. Mancano perfino i bar e in quei pochi che ci sono, si affollano gli uomini per cui a noi non viene neanche voglia di entrare». Poi cade la parola isolamento. «Sì, ci sentiamo isolati, anche dalla grande città naturalmente, ma prima ancora tra noi. Siamo uno, uno e uno, oppure due, due e due, ma quasi mai gruppo». E si ha l'impressione che il progetto urbanistico di Rozzano, se mai progetto c'è stato, non aiuti i suoi abitanti a uscire da quest'isolamento. È vero che in genere sono gli uomini a «fare i luoghi», ma a volte i luoghi sono così ingombranti, così incombenti e rigidi da fissare in modo innaturale le vite di coloro che li abitano, impedendo loro l'abitudine più umana e necessaria di tutte, quella di ritrovarsi insieme, cioè. Ed ecco, infatti, per incominciare, la grande strada commerciale considerata il uero centro della città, dove le macchine scorrono veloci in entrambe le direzioni, secondo un modello, quasi, da paesino del West americano, senza né slargo né chiesa né fontana né panchina o altra comodità che induca a fermarsi, a commentare, scambiare idee, mettersi d'accordo, magari, per unificare quelle paraboliche sparse sui balconi. Ed ecco anche, un poco più in là, la grande piazza tonda del municipio da un lato e del supermercato dall'altro, con panchine di cemento in giro e in mezzo niente di niente, salvo la spianata di asfalto che nei giorni grigi e grigia ma nei giorni caldi somiglierà certo a una graticola. Né basta a renderla più invitante uno scivoletto per bambini di plastica rossa e gialla. Gli amministratori, eredi di questo non-progetto urbanistico, hanno capito che, per riumanizzare la città, renderla più armoniosa e invitante e, dunque, propizia agli incontri, poteva essere molto importante: ed è suggestivo immaginare che, quando tutti gli alberelli saranno cresciuti, sui balconi spunteranno fiori invece di padelle.