Dopo il Consiglio regionale di giovedì scorso il consigliere sempre assente Giancarlo Galan ha chiesto la testa del capogruppo di Forza Italia, Remo Senagiotto. Cos'è accaduto di tanto grave in quella seduta? Galan finge di essere scandalizzato per la stabilizzazione dei cosiddetti portaborse. In realtà questa decisione era già contenuta nella legge finanziaria statale e in quella regionale approvata all'inizio dell'anno, e i giornali ne avevano ampiamente scritto. Alcuni giorni prima del voto dello scandalo in Consiglio regionale, la Regione ha «stabilizzato», cioè assunto a tempo indeterminato, la segretaria di Tiziano Zigiotto, presidente della Seconda Commissione e amico fedelissimo di Galan. La stessa cosa era già avvenuta e avverrà nelle segreterie di altri esponenti di Forza Italia, assessori e membri dell'Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale. E Galan? Sempre zitto. In realtà il presidente della Regione non ce l'ha affatto con i portaborse, anche perché una di loro è cresciuta nella sua stessa casa. Parliamo di Valentina Galan, sorella di Giancarlo, che nella seconda metà degli anni '90 lavorava al Gruppo regionale di Forza Italia. Dopo un po' di tempo Valentina si è messa a fare concorsi, in Regione. Prima da funzionario, poi da dirigente. Qui si è posizionata con onore nelle retrovie della graduatoria, tanto per non dare troppo nell'occhio. Intanto il fratello presidente le garantiva comunque uno stipendio da dirigente, avendola chiamata nel suo Gabinetto a capo di una segreteria. Il cammino di Valentina prosegue nell'Azienda ospedaliera di Padova. Valentina ottiene un incarico dirigenziale temporaneo, fino a che, lo scorso agosto, quando tutti erano al mare, viene pubblicata una delibera della Giunta regionale che autorizza l'Azienda Ospedaliera a confermare a tempo indeterminato l'incarico dirigenziale a Valentina Galan. Queste vicende arrivano sulle pagine dei giornali, denunciate dalla Cgil di Padova. Ma anche in questo caso non risulta che il presidente Galan abbia chiesto le dimissioni di qualcuno, né presentato le sue. No, non è la vicenda dei portaborse quella che va di traverso a Galan. Durante l'ultimo Consiglio regionale è accaduto ben altro che il presidente non ha digerito, ovvero la bocciatura della cartolarizzazione del patrimonio immobiliare regionale, caldeggiata dal fido Zigiotto e avversata dalla maggioranza dei consiglieri regionali, compresa una parte di Forza Italia e la Lega Nord . E' stato in quel momento che Zigiotto ha chiesto le dimissioni del capogruppo Senagiotto, anticipando di poche ore la richiesta del presidente Galan. Il provvedimento confezionato da Zigiotto, che risulta avere interessi professionali nel settore immobiliare, apriva la strada a una svendita degli immobili regionali, senza aver ancora disposto un bando pubblico per l'inventario dei beni, in cui venivano compresi anche gli immobili delle Ater e delle Aziende sanitarie . L'operazione di svendita, ipocritamente chiamata «valorizzazione», veniva demandata alla società Veneto Sviluppo, che non è di fatto controllabile dal Consiglio regionale. Ma il Consiglio regionale ha fatto saltare questa operazione, facendo andare Galan su tutte le furie. Ed è subito partito il regolamento di conti con quella parte di Forza Italia che, dopo la frana di voti delle ultime elezioni, non riconosce più Galan come capo. E dopo lo scontro interno al suo partito, Galan è andato all'attacco della Lega. In tutto questo i portaborse non c'entrano nulla. capogruppo regionale dell'Ulivo Partito democratico Veneto
VENETO: Galan si vendica per la sconfitta cartolarizzazioni
Il presidente della Regione Giancarlo Galan ha chiesto le dimissioni del capogruppo di Forza Italia, Remo Senagiotto, dopo la bocciatura della cartolarizzazione del patrimonio immobiliare regionale. La decisione di Galan è stata anticipata da Tiziano Zigiotto, presidente della Seconda Commissione e amico fedelissimo di Galan, che ha chiesto le dimissioni di Senagiotto. La cartolarizzazione era stata caldeggiata da Zigiotto e avversata dalla maggioranza dei consiglieri regionali, compresa una parte di Forza Italia e la Lega Nord. La decisione di Galan è stata vista come un provvedimento politico e non come una reazione alle vicende dei portaborse, che non hanno catturato l'attenzione del presidente.
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