BENI CULTURALI. MOLTE HANNO PROMOSSO INIZIATIVE CHE HANNO CAMBIATO L'OFFERTA CULTURALE DEL PAESE IL RUOLO DELLE CITTÀ D'ARTE Sarebbe opportuno che il neoministro Bondi ripartisse dalle loro esperienze per non disperdere il prezioso lavoro già svolto I beni e le attività culturali sono un ambito entro il quale, da sempre, le città italiane hanno svolto un ruolo di primo piano. Al di là della gestione del rilevante patrimonio civico di musei e spazi espositivi, in questi ultimi anni, molte città d'arte hanno promosso iniziative innovative (dai Festival alle stagioni teatrali, dalla promozione dell'arte contemporanea ai grandi eventi espositivi) che hanno profondamente cambiato l'offerta culturale del Paese, portando benefici ai cittadini residenti e nuove motivazioni al viaggio in Italia. Sono cresciute nuove imprese culturali, nuovi modelli di alberghi, nuove attività legate alla produzione e all'uso di tecnologie, nuovi impulsi allo sviluppo dell'"Italian style", nonostante una legislazione che non sempre ha incoraggiato l'iniziativa locale. Per quanto siano diffuse buone pratiche di leale collaborazione fra istituzioni statali e locali, rimane difficile e contorto il rapporto con i privati, mentre la ricerca di nuovi modelli di gestione, che consentano di migliorare l'offerta culturale e stimolare investimenti privati, è pesantemente condizionata da un dirigismo dall'alto che mortifica lo spirito di intrapresa. Eppure tutti gli osservatori più attenti confermano che proprio a livello territoriale si sono generate le trasformazioni più significative che hanno consentito di adeguarsi alla competizione globale. Merito spesso delle imprese ma anche di sapienti scelte pubbliche. In questo ambito la cultura, la creatività hanno svolto e continuano a svolgere un ruolo propulsivo nello sviluppo delle economie locali. Sono ormai decine i casi di città virtuose. Molte di queste città (tra cui Verona e Brescia) sono socie dell'Associazione delle Città d'arte e cultura. Proprio da questa esperienza emergono almeno due esigenze. La prima. Se la competizione è fra territori, le politiche per la cultura devono assumere un carattere sovra locale, con alcune città che ricoprono il ruolo di leader a livello territoriale. Il Codice dei beni culturali ha offerto un quadro legislativo alle intese fra enti pubblici, e fra questi e i privati, per la predisposizione di "piani di valorizzazione culturale territoriale" per promuovere veri e propri distretti economici, fondati sulla complementarietà di più settori, senza separazioni tra "industrie tradizionali e industrie creative". Il precedente Governo aveva avviato un'attività propedeutica per giungere ad un accordo tra lo Stato, le Regioni e le Autonomie locali. Sarebbe opportuno che il neo Ministro Sandro Bondi ripartisse da qui per non disperdere il prezioso lavoro già svolto. La seconda. Il Codice dei beni culturali, con le modifiche del 2006, ha ribadito l'alternativa fra la gestione dei musei in forma diretta e quella indiretta tramite la concessione a terzi, selezionati mediante gara pubblica. E' stata così introdotta una restrizione di rilievo rispetto al passato: gli organismi di collaborazione pubblicoprivato, che in precedenza potevano risultare affidatari diretti dell'attività di valorizzazione (purchè risultasse prevalente la partecipazione delle amministrazioni pubbliche titolari dei beni), ora rientrano tra i "terzi" a cui le attività possono essere affidate a seguito di gare pubbliche. Al fondo ha giocato un ruolo decisivo una certa sfiducia nei confronti dell'amministrazione pubblica locale che si è voluta condizionare con la posizione di 'vincoli e paletti'. Ed è proprio su questo terreno che si dovrà aprire un confronto con il Ministro Bondi e con lo stesso Parlamento perché si torni ad investire nelle capacità delle amministrazioni locali e delle soprintendenze, all'interno di un quadro normativo certo e rispettoso degli indirizzi comunitari. Una moderna politica per i beni e le attività culturali deve tener conto delle capacità e delle esperienze del sistema delle autonomie locali ed incoraggiare tutte quelle forme che consentono di sviluppare autonomia e responsabilità amministrativa con la fattiva collaborazione dei privati, a partire da quelli senza scopo di lucro come le Fondazioni di origine bancaria. Una scelta ineludibile se si vuole dare nuovo slancio al sistema dei musei del Paese.
È auspicabile che si torni ad investire nelle capacità delle amministrazioni locali
Il ruolo delle città d'arte nel promuovere l'offerta culturale del Paese è stato fondamentale. Molte città hanno promosso iniziative innovative, come festival, stagioni teatrali e promozione dell'arte contemporanea, che hanno cambiato l'offerta culturale del Paese. Tuttavia, la legislazione non sempre ha incoraggiato l'iniziativa locale e il rapporto con i privati è difficile. Per migliorare l'offerta culturale e stimolare investimenti privati, è necessario una politica culturale sovra locale che incoraggi le città a ricoprire il ruolo di leader a livello territoriale.
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Bene culturale
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