BELLUNO. La vista, dal cortile della Ginetta, toglie il fiato. Una volta era anche meglio, prima che costruissero la circonvallazione di Visome, portando una striscia di asfalto parecchio rumorosa, laggiù a sinistra. Ma è solo un attimo, perché il Posaroch è rimasto intatto. Per ora. Ginetta, cioè Angelina Stefan, sorride orgogliosa del "suo" panorama, perché per molto tempo ha pensato che diventasse solo un bel ricordo di gioventù e anche adesso qualche timore resiste. Lì da qualche parte sbucherà la galleria del Col Cavalier. Dove finiscono le increspature del Castionese e la terra si addolcisce verso il Piave, cè questarea invisibile a chi passa per la strada provinciale n. i e conosciuta solo a chi percorre via Coraulo ai Piai, quasi sempre a piedi o in bicicletta per rilassarsi, annusare il bosco e stupirsi delle bellezze bellunesi. Nel fine settimana infatti, la stradina in costa è affollata da gente che cerca tranquillità. Ginetta vive con il marito e il figlio in una vecchia casa colonica che domina dallalto il Posaroch. Il marito Stefano fa lagricoltore da una ventina danni e ha unazienda biologica, la Mirandola, dove si allevano tredici vacche nutrici e due cavalli. Tuttattorno ci sono 12 ettari per il pascolo e la coltivazione di fagioli di Lamon e di mais sponcio. I protocolli sono rigidissimi e Stefano ancora di più, tanto che sta imparando a girare la terra con laiuto dei cavalli, come una volta. Angelina un tempo lavorava in ospedale. Adesso è in pensione, ma fino a tre anni fa è stata per dieci anni la presidente della Confederazione italiana agricoltori provinciale. Dedicarsi alla terra è stata una scelta, perché sia Angelina che Stefano venivano da famiglie "del centro". La proprietà della Mirandola è solo una parte di quello che si vede, perché la grande piana è divisa tra diversi privati da siepi alberate, e non mancano abitazioni sparse, che un tempo erano per la maggior parte pertinenze della ex villa Coraulo, oggi Angelini. La galleria del Col Cavalier dovrebbe terminare in mezzo a quella piana, fuori dalla proprietà Mirandola, ma sotto gli occhi di chiunque ami passeggiare per quei boschi e quei prati. Le persone che vivono in questa zona sanno di avere per le mani un luogo prezioso e quando il dibattito sul Col Cavalier entrò nel vivo anni fa, decisero di riunirsi in Comitato per tentare di difendere la loro terra. Martedì scorso, durante lincontro promosso dalla Provincia, Angelina è intervenuta a sostegno delle prescrizioni chieste dalla Soprintendenza per la tutela paesaggistica dellarea. Prima di lei cera stato un coro di contrari a un progetto che è ambizioso e particolare in molte scelte, ma nello sforzo di nascondere il più possibile la strada alla vista. «Il Comitato», spiega la Stefan, «è nato per porre attenzione su una strada che allinizio doveva essere di grande impatto. Chiedevamo che si facessero le cose con rispetto e siamo riusciti a farci sentire, con incontri dove abbiamo spiegato la nostra posizione anche pubblicamente». I modi pacati del Comitato hanno favorito il dialogo con gli enti locali, soprattutto con la Provincia, che ha tenuto gli abitanti del posto aggiornati sullandamento del progetto per il tunnel del Col Cavalier. Nei giorni scorsi si è notata anche la presenza della Soprintendenza, venuta in via Coraulo ai Piai per misurare con gli occhi leffetto di quellopera in quellambiente. «Allinizio», ricorda la Stefan, «il progetto era completamente diverso da comè oggi: la strada era totalmente esterna con un enorme impatto ambientale su tutto il tracciato e un prevedibile caos di svincoli a Castellet, per questo ci siamo mobilitati. Quando si vuole fare una cosa, lobiettivo si può raggiungere in diversi modi, ma la storia ci insegna che si può ambire a quello migliore e di minor impatto. Noi sappiamo che il problema cè e che la nuova strada è necessaria, anche a noi capita di restare imbottigliati, ma si può fare bene o male». Lultima polemica sullattraversamento del Col Cavalier riguarda i costi, lievitati oltre 50 milioni di euro per quattro chilometri, allo scopo di difendere il paesaggio: «E vero i costi crescono, ma sono giustificati, perché parlare di ambiente significa dare uno sbocco turistico a questo territorio, mantenerlo e possibilmente abbellirlo. Evitare di deturparlo è il nostro dovere verso le nuove generazioni, costa, ma anche il degrado ambientale ha un costo». Lazione del Comitato ha avuto successo e con gli anni il progetto è cambiato, fino a prevedere una galleria lunga quasi 1,8 chilometri. Dove dovrebbe sbucare è proprietà De Min, in campi dedicati allo sfalcio e vicino a colture di mais, a sinistra del canale che attraversa il Posaroch. «Il nome significa acquitrino», spiega Angelina, «perché questa è tutta una zona di risorgive». Il Comitato mantiene alta lattenzione, ma lultima varsione del progetto è più accettabile di quanto si temesse e Veneto Strade, cui è affidata lopera, ha fatto aperture incoraggianti, offrendo ai residenti la disponibilità al dialogo e al confronto, anche se senza promesse impossibili.