Un boato nel cuore della notte gelida, illuminata dal faro della luna piena. Una colonna d'acqua scuote l'argento del mare. Per gli abitanti della costa torna l'incubo del bradisismo e del terremoto. Basta un minuto, tuttavia, per capire che non c'è alcuna emergenza. Niente paura, nessun capriccio della terra ballerina flegrea, ma l'ennesima incursione dei bombaroli, che continuano ad agire indisturbati anche sui fondali sacri dell'antica città sommersa e del parco archeologico di Baia. Tappe obbligate dei pescatori di frodo, che in questi mesi freddi d'inverno sorprendono grosse colonie di spigole, orate, ricciole adagiate nelle praterie rigogliose di posidonia, fra mosaici di scogli e fazzoletti di sabbia ricchissima di molluschi e microrganismi ideali per il pascolo dei pesci pregiati, provenienti dai vicini vivai di cozze. Una pacchia, per i predoni del mare, da quando sono stati sospesi tutti i controlli - giorno e notte - sulle oasi archeologiche sommerse. Con motoscafi velocissimi, diventa un gioco accendere la miccia, sparare una o più bombe, raccogliere il bottino emerso in superficie e scappare via, con una rapida bordata, sicuri di non essere inseguiti, nè osservati. Il guaio è che giorno dopo giorno, in attesa dei promessi servizi di sorveglianza, il patrimonio della città sommersa rischia di andare in frantumi. Due anni fa il clamoroso sequestro giudiziario dell'intera area portuale di Baia, per i danni provocati dalle eliche dei traghetti in manovra nello specchio d'acqua dello scalo commerciale. Tutto inutile, finchè i raid dei bombaroli non saranno bloccati. Nei soli tre mesi dell'estate, grazie ad una convenzione con il ministero per l'Ambiente, sono stati assicurati dalle vedette della Capitaneria controlli quotidiani parziali, nelle sole ore del giorno. «Poi, da ottobre, nessun servizio di sorveglianza», spiega Paola Miniero, direttrice archeologa, ispettrice della zona di Baia e Bacoli. «Neppure l'istituzione del parco archeologico sommerso, primo del mondo nel suo genere, è valsa ad assicurarci un'opera efficace di tutela e di prevenzione». E come se non bastasse, negli ultimi giorni l'allarme si è esteso anche alla riserva marina della Gaiola, danneggiata in passato da vandalismi e incursioni di predatori senza scrupoli. «Un problema di scarsa coscienza, purtroppo, che si risolverà soltanto quando i progetti dei primi parchi sommersi finalmente decolleranno», osserva Rosalba Giugni, presidentessa di MareVivo, l'associazione chiamata a organizzare il futuro della riserva napoletana. Nel corso dei controlli della scorsa estate nell'area archeologica sono state sequestrate, in diverse riprese, nasse e reti da posta, certo pericolose, ma non devastanti come le esplosioni dei bombaroli. Di fronte all'escalation del tritolo, invece, bisognerà ricorrere a misure assolutamente più decise. In difficoltà per una serie di problemi finanziari il consorzio che ha vinto l'appalto della Soprintendenza per la gestione dell'oasi archeologica di Baia (qualche mese fa si è dimesso polemicamente il presidente, Vito Amendolara), le speranze di salvare i progetti di recupero e di valorizzazione turistica della città imperiale sommersa puntano ormai nell'intervento della Regione, che potrebbe ripartire assicurando un adeguato piano di tutela non soltanto del perimetro riservato al parco, ma dell'intero bacino di interesse storico, costellato da tesori artistici e storici in parte ancora da localizzare. La costruzione del progetto complessivo Baia Sommersa, del resto, rientra nei programmi di base della politica regionale di sviluppo dei «grandi attrattori culturali», i sei poli comprensoriali scelti per incoraggiare l'arrivo di nuovi flussi turistici in Campania. E in questo senso ai tesori dei Campi Flegrei toccherà un ruolo di fondamentale importanza: strettamente collegato alle vicende del parco storico, nel vicino castello aragonese - sede del primo museo di archeologia sommersa - troveranno posto le strutture di un laboratorio applicato al restauro e di un centro scientifico aperto al contributo dei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo.