Presidente Paolo Baratta, lei si era detto inizialmente contrario a tornare alla guida della Biennale, poi ha detto di sì. Cosa lha convinta? «Il mio no era legato al fatto che consideravo conclusa la mia esperienza alla Biennale e tornare dove si è stati è sempre difficile. Sono state le cortesi e insistenti pressioni del ministro Rutelli a convincermi. Verificato, da parte mia, che lentusiasmo per questo lavoro cera ancora». Ora però al posto di Rutelli ai Beni Culturali cè un altro ministro come Sandro Bondi e un altro Governo. Come si troverà? «Ho già avuto un incontro con il ministro Bondi, che è persona di grande stile. Da parte sua cè stato il riconoscimento dellimportanza della Biennale per il Paese, ma anche - al di là delle ristrettezze economiche del momento - la necessità, che condivido, di rivedere la sua legge istitutiva anche per eliminare alcune incongruenze che esistono e ci impediscono di approvare lo statuto. Credo che lo strumento che il Governo sceglierà per farlo, è una legge-delega affidata al ministro della Funzione Pubblica Renato Brunetta. Ma ho anche sollevato un altro problema». Quale? «Quello di unificare i meccanismi di finanziamento dello Stato alla Biennale. Oggi riceviamo i fondi ordinari attraverso la Legge Finanziaria, altri attraverso il Fus (il Fondo unico per lo spettacolo), altri ancora per la Mostra del Cinema e inoltre finanziamenti con il Lotto, fondi per i progetti speciali... E fatica improba per noi e la pubblica amministrazione stare dietro a tutte le procedure e, in attesa di ricevere questi fondi, pagare interessi passivi alle banche. Si potrebbe invece varare una legge sulla Biennale che preveda ogni anno un unico sistema di finanziamento». A proposito di fondi, ci sono due milioni di euro «ballerini» che dovreste ricevere da Arcus - la società creata dal Governo per gli investimenti sulla cultura - ma che di fatto non avete ricevuto. Li iscriverete a bilancio? «Penso di sì, nel consuntivo 2007, perché ci sono concrete assicurazioni di ricevere di questi fondi, impegnati dalla precedente gestione per gli allestimenti della Mostra del Cinema. Per il 2008, invece, siamo a posto, perché il previsto deficit di 500 mila euro è stato sanato dal ministro Rutelli con uno stanziamento a dicembre e perché dal ministero sono arrivati 2 milioni di euro. Avremo, perciò, per la Mostra del Cinema, lo stesso budget dello scorso anno, pari a poco più di 7 milioni di euro». Tuttavia avrete bisogno anche di risorse private, anche perché liniziativa degli Amici della Biennale, lanciata dal suo predecessore Davide Croff, non ha funzionato. «Quando ho visto che tra gli Amici cerano imprenditori e finanzieri come Antoine Bernheim e Gilberto Benetton - notoriamente un po "tirati" non avevo dubbi. Ma il problema non è attirare privati in Consiglio di amministrazione, almeno fino a quando non saranno chiamati a partecipare con contributi annuali su base pluriennale - come avviene per le fondazioni liriche - invece che a versare quote del patrimonio della Biennale, cosa che neanche le fondazioni bancarie possono fare. Il vero problema è avere meccanismi di sponsorship sempre più mirati ed efficaci per le nostre manifestazioni e finanziamenti mirati a progetti specifici come il nostro per i giovani, su cui avremo probabilmente al nostro fianco la Provincia e la stessa Fondazione di Venezia. Cercheremo inoltre di attivare un meccanismo di sponsorship sulla Biennale negli Stati Uniti, dove la legislazione lo consente più facilmente». Parliamo di Arsenale: dopo il recente accordo tra Marina, Comune e Demanio, sarete finalmente «padroni» degli spazi occupati. «Sì, pur se in prospettiva dovremo cedere alla Marina il Piccolo Teatro dellArsenale che utilizzeranno per il nuovo Museo del Mare, anche se per ora sarà cogestito tra noi e loro. In cambio, però, oltre agli spazi che già occupavamo come Corderie e Artiglierie abbiamo avuto lultimo tratto del Giardino delle Vergini e il complesso delle Sale dArmi. Cè però la necessità di infrastrutturare questi spazi - dotandoli di un sistema di riscaldamento, per usarli tutto lanno - e anche di metterli in sicurezza. Per questo contiamo sul Magistrato alle Acque e sugli stessi contributi della Legge Speciale per Venezia». Quanto ci vorrà? «Tra i 40 e i 50 milioni di euro, ma su base pluriennale. Intanto, però, vogliamo partire subito con i primi interventi, insediando ad esempio nella parte finale delle Vergini, la nuova Accademia di Danza, utilizzando poi gli spazi anche per Musica e Teatro. Qui, inoltre, semplicemente abbattendo parte di un muro e realizzando un ponte, si potrà mettere direttamente in contatto lArsenale con il sestiere di Castello e larea dei Giardini, evitando così di fare ogni volta tutto il giro». E per lAsac? «E sotto istruttoria, ma lidea è che una parte dellArchivio, con la biblioteca, venga finalmente riaperto al pubblico. Lo chiede la città. La conservazione dei documenti e la digitalizzazione dei materiali non devono impedirlo. Con un investimento di circa 3 milioni e mezzo di euro, lAsac potrebbe tornare a vivere da subito con libri, cataloghi e postazioni multimediali a portata di tutti - in una parte delle Sale dArmi, con uno spazio anche per i giovani e i bambini. Sottoporrò il progetto al Consiglio, e solo dopo - quando sarà definito - penseremo alla nomina di un direttore. Sul progetto Asac potremmo chiedere, e spero ottenere, un contributo proprio da Arcus». Passiamo ai Giardini: lidea del condominio con i Paesi stranieri cè ancora? «Quello dei padiglioni stranieri è un meccanismo centenario che funziona perfettamente - con finanziamenti dei vari Paesi per le manifestazioni della Biennale - e con problemi tra laltro complicatissimi di pertinenze. Pensare di alterarlo per un problema di spese di manutenzione, mi sembra un azzardo inutile. Noi possiamo pensare di utilizzare meglio e di più aree come il Padiglione Italia e di rivedere il sistema dei cancelli dingresso, ma la manutenzione dei Giardini e dei loro spazi è compito del Comune». Per il nuovo Palazzo del Cinema è preoccupato? «Meno di prima, perché siamo parte attiva del progetto, fornendo tutte le indicazioni perché il nuovo Palacinema sia veramente adeguato alle esigenze della Mostra. Così è stata modificata ad esempio, la parete-finestra della Sala Grande, che non avrebbe retto agli impianti acustici necessari. Abbiamo inoltre ottenuto che durante il Festival le aree di cantiere non vengano mai a interessare il piazzale di fronte al Casinò. Questo diventerà, in futuro, il Giardino dei Leoni, con quelli corrispondenti al film vincitore di ogni edizione della Mostra». Alla guida della Festa del Cinema di Roma ora cè Gian Lugi Rondi che conosce la Biennale e la Mostra come le sue tasche... «Gli auguro buon lavoro, ma siccome ho letto che ha dichiarato che Venezia deve stare tranquilla, perché loro avranno il cinema-spettacolo e noi quello darte, dico di stare tranquillo anche a lui, perché quello che farà Venezia, lo deciderà Venezia». Per quanto riguarda la Mostra delle Arti Visive, cera sul tavolo il progetto di ripristinare lUfficio Vendite, che una volta la Biennale possedeva, per evitare che siano galleristi e fiere a fare affari sullesposizione». «Prima cè da creare un regolamento che dia trasparenza e garanzie nellesposizione delle opere, prevedendo, ad esempio, che almeno il 30 per cento di quelle in Mostra siano prodotte dagli artisti direttamente a Venezia. ci stiamo già lavorando».