Dialogare sul paesaggio a Napoli può apparire un ozioso e inopportuno passatempo in questi mesi di drammatica emergenza rifiuti; lesibizione quotidiana di luoghi centrali e periferici della nostra regione divenuti una unica immensa pattumiera ci ha, tra laltro, resi consapevoli della diffusa bruttezza dei nuovi paesaggi urbani: ambienti già sgradevoli per il degrado e la cattiva qualità edilizia e urbanistica oggi resi addirittura laidi per la diffusa presenza della monnezza. Lulteriore deterioramento degli spazi urbani si associa purtroppo anche al sacrificio di alcuni brani di paesaggio naturale o culturale scampati al "consumo" dellurbanizzazione; in essi vengono localizzati infatti i siti di stoccaggio in base ad una scelta dettata evidentemente da criteri di urgenza. Non è anacronistico parlare di paesaggio, perché guardare ad altre realtà più avanzate potrebbe contribuire a mitigare linsanabile conflitto tra la salvaguardia del patrimonio paesaggistico campano e la risoluzione del dramma rifiuti. La Sezione Magna Grecia dellAiapp (Associazione italiana di architettura del paesaggio) e lOrdine degli architetti di Napoli e provincia hanno tentato di riportare allattualità questo tema organizzando i Martedì Verdi, un ciclo di cinque conferenze sul paesaggio che si chiude domani (alle 16,30 presso la sede dellOrdine in piazzetta Matilde Serao, 7) con il dibattito tra lurbanista Pierre Vionnet, direttore del Grand Projet de Ville Rouen (Francia) e Paolo Pisciotta, presidente dellOrdine degli architetti. Paesaggisti europei ospiti dei paesaggisti campani in un confronto che ci vede perdenti sul piano delle realizzazioni, perché quasi sempre idee e progetti restano sulla carta mentre altrove in tempi brevi e con efficienza operativa diventano concrete realtà. Protagoniste degli incontri napoletani sono state le immagini reali di "nuovi paesaggi" a piccola e grande scala costruiti con lidea di rendere edenici i luoghi brutti delle aree industriali dismesse, delle periferie, dei vuoti urbani. Parchi, giardini, spazi pubblici paysagè li sostituiscono, dunque, in nome di una ricerca della bellezza condotta senza imbarazzo; in questi siti si reinterpreta in chiave estetica e ecologica il preesistente paesaggio e si crea una importante fusione tra la tecnica e la natura, tra le esigenze funzionali dei cittadini, la conservazione del paesaggio storico e la tutela dellambiente. È questo il senso degli interventi realizzati da Mirella Macera nel parco sabaudo della Venaria Reale di Torino, da Vlasta Oreb nei giardini pubblici della costa croata, da Joao Ferreira Nunes nel parco dellExpo di Lisbona, da Tilman Latz nellarea industriale dismessa di Duisburg trasformata in un lussureggiante parco, da Jacqueline Osty nel Park S. Pierre ad Amiens o nel Grammont Park di Rouen, che definisce "terre perdute divenute nuove centralità urbane". La lezione che viene dai Martedì verdi, curati da Giulia De Angelis e Pio Crispino, potrebbe avere la sua sintesi proprio nellultimo progetto citato, laddove unarea dismessa e destinata ad un perdurante abbandono ha invece ritrovato nuova vitalità e funzioni proprio grazie ad un progetto di restauro paesaggistico. Perché non incominciare fin dora a pensare ad iniziative analoghe per i nostri paesaggi urbani e periferici provvisoriamente, si spera, offesi dalla crisi dei rifiuti? Perché non cercare, seppure nellemergenza, soluzioni diverse che non riducano paesaggi pregiati in discariche? Perché non impegnarci piuttosto nella trasformazione delle aree degradate in nuovi paesaggi paradisiaci come si fa nel resto di Europa?
I PAESAGGI DOPO LE DISCARICHE
La crisi dei rifiuti a Napoli ha reso evidente la bruttezza dei nuovi paesaggi urbani e la necessità di trovare soluzioni per la salvaguardia del patrimonio paesaggistico. La Sezione Magna Grecia dellAiapp e lOrdine degli architetti di Napoli e provincia hanno organizzato i Martedì Verdi, un ciclo di conferenze sul paesaggio, per discutere di questo tema. I paesaggisti europei hanno presentato progetti di restauro paesaggistico per aree dismesse e industriali, che hanno trasformato questi spazi in parchi e giardini. Questi progetti dimostrano che è possibile creare nuovi paesaggi paradisiaci anche in aree degradate, come si fa in Europa.
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