Bulleri, ex consigliere del Cda, chiede il ricorso a professionalità specifiche Duro il giudizio sulla manutenzione attuale dell'anello alberato da parte di Giuseppe Bulleri, già membro del Cda dell'Opera nel primo mandato Fazzi. Bulleri, agronomo, lancia l'allarme in particolare per le condizioni del verde. «Aiuole incolte, altre rimaste senza piante perchè essiccate e estirpate, altre ancora infestate da erbacce. Per non parlare di quelle con piante secche divenute pali di sostegno per biciclette o dei prati (anche sugli spalti) sfalciati in ritardo con erbe alte anche 5060 centimetri - dice Bulleri -. E ci sono alberi danneggiati dall'imperizia di chi esegue la manutenzione, mentre erbacce e cespugli arborei crescono nel paramento». Per l'ex consigliere piante di alto fusto vengono inoltre lasciate «vegetare in modo anomalo (con l'apparato radicale non in asse con il fusto, chiome incolte e non potate). Negli ultimi anni fino a qualche giorno fa si è oltretutto registrata una moria di un numero elevato di piante di alto fusto, anche esemplari secolari e monumentali (pure nell'Orto Botanico). Il verde urbano e un patrimonio botanico-storico-sociale, deve essere salvaguardato con azioni programmate da professionalità specialistiche». In un momento in cui la tutela ambientale occupa un ruolo centrale, per Bulleri «non si può mantenere in essere una gestione del verde di sola apparenza, con una estemporanea manutenzione ordinaria. Non si deve aspettare che l'albero muoia per poi eliminarlo, bisogna essere in grado di svolgere azioni preventive in un quadro di lavoro pianificato. Lucca vanta il più alto numero di alberi monumentali della Toscana, di questo passo è un primato destinato a non durare a lungo. A parte l'aspetto estetico il degrado del verde arreca danni economici e sociali incalcolabili». Prima che venga compromesso ulteriormente un patrimonio di straordinario valore, secondo l'agronomo bisogna provvedere in tempi brevi «con uno studio sullo stato fisiopatologico attuale e programmare la messa a punto di un piano integrato per il recupero e la salvaguardia. L'Orto Botanico vanta una storia di grande prestigio, per la cultura e le professionalità espresse e per il ruolo che ha svolto nei secoli. Oggi il degrado è palese e viene avvertito anche dall'occhio di chi non è esperto. Le serre sono strutture avulse dal sistema colturale (senza parlare del basamento di cemento fatto contro ogni più elementare tecnica agricola). Non viene inoltre svolta né programmata alcuna attività relativa alle funzioni che normalmente dovrebbe svolgere: botaniche, agronomiche, paesaggistiche, ecologiche, ambientali, didattiche, socio culturali, museali, salutari, formative, economiche». Per Bulleri è venuto quindi momento di porre fine al degrado e invita l'amministrazione a reperire risorse e strategie adeguate, ricordando che quando si vuole i soldi si trovano, visti ad esempio i cospicui compensi pagati per tanti incarichi professionali «per attività di nessun valore scientifico o sociale, di nessuna utilità per il territorio o la collettività. S «Sono stati spesi circa 20mila euro per lo studio della salvaguardia della Robinia Pseudoacacia. È ridicolo».