«Facciamo le stesse cose degli ordinari ma ci pagano 10 volte meno» Il precariato universitario in una cifra: 6000 euro. Tanto percepisce al mese un ordinario a fine carriera mentre un docente a contratto 35enne, ne percepisce sempre 6000 ma all'anno. Al mese, il professore non strutturato ma che svolge mansioni identiche a quelle del collega, prende poco più di 600 euro e l'anno dopo non si sa che fine farà. E' un precario, stop, e quindi oggi c'è, domani non più. Questa è la fascia più precaria della ricerca e della docenza all'ateneo non solo di Pisa ma di tutta Italia. Ci sono venuti a trovare in redazione un drappello di assegnisti, con tanto di buste paga. Noi abbiamo scaricato dal sito dell'Università, gli stipendi lordi dei docenti e i costi per l'ateneo, e questa è la situazione. Anzianità e meritocrazia «Il ministro Brunetta - dicono i precari universitari - dovrebbe iniziare a inserire la meritocrazia all'interno del corpo docente che continua ad avanzare di stipendio solo ed esclusivamente grazie a scatti di anzianità ogni due anni». Abbiamo controllato i livelli salariali lordi ed i costi per l'università dei professori ordinari a tempo pieno. La progressione di stipendio è evidente. Se il prof di fresca nomina va a percepire 3500 euro netti in busta paga calcolato in base al costo annuo lordo per l'amministrazione universitaria di 75.800 euro, a fine carriera il costo per l'università tocca la cifra di 186.474 euro annui. «Non stiamo a sindacare - dicono i precari - se questi soldi siano tanti o pochi ma la cosa che impressiona è che questo sostanzioso incremento di busta paga, arriva quasi ed esclusivamente per scatti di anzianità». Come dire, una volta entrati, basta lasciarsi condurre che lo stipendio sale e di molto. Il prof a contratto È il più precario dei precari. E lo dicono gli assegnisti che si autodefiniscono come dei "privilegiati" perché prendono la cifra di 1234 euro netti al mese. Ma Com'è possibile che un prof a contratto prenda circa 600 euro al mese e quindi poco più di 6000 euro all'anno? «La riforma Berlinguer - ci spiegano i precari - ha ampliato l'offerta didattica, i corsi, i master, le materie di insegnamento e quindi per far fronte a questo stato di cose, le università hanno reclutato professionisti vestiti, per l'occasione, da docenti universitari». «Il problema - dicono - è che poi gradualmente gli atenei invece di usare professionisti, persone con altri lavori, hanno cominciato ad usare a piene mani dottorandi o dottori di ricerca». Sapere quanti sono questi professori a contratto è praticamente impossibile perché il numero varia di anno in anno ma le loro mansioni sono del tutto similari a quelle dei docenti ordinari. Assegnisti di ricerca Hanno 35 anni e ricevono un assegno di ricerca pari a 1234 euro netti al mese per circa 4 anni. La busta paga che ci mostrano rivela un'aliquota imponibile pari all'8 in cui è compresa la quota sia previdenziale che assitenziale. Di pensione dunque neppure l'ombra visto che il totale contributivo è di poco più di 100 euro mensili. «Beh - spiegano gli assegnisti - siamo sicuramente quelli messi meglio tra i precari ma a regola noi dovremmo fare solo ricerca. Punto e basta. In realtà svolgiamo anche attività didattica». La soluzione prospettata All'interno dell'ateneo esistono varie tipologie di precariato. Le elenchiamo tutte: assegnisti, borsisti, contratti co.co.pro e docenti a contratto. «Tutte queste figure di precariato - dicono i ricercatoridevono essere azzerate e sostituite dalla figura del ricercatore a tempo determinato di tre anni. Ciò deve comportare anche di avere tutti i diritti del ricercatore strutturato». Scaduti i tre anni di contratto è necessario procedere all'indizione di un concorso per la stabilizzazione di questa figura professionale. «Questo consentirebbe di programmare il nostro futuro. Dopo tre anni, o dentro o fuori dall'Università».