Tre anni fa, esattamente l'11 giugno, si apriva il primo piano del Madre, la prima delle inaugurazioni che si celebrarono a Palazzo Donnaregina dove, a sorpresa, fu deciso di realizzare il Museo d'arte contemporanea di Napoli, la cui sede era stata per lunghi anni dibattuta. L'alluvione che devastò nel settembre del 2001 via Settembrini portò all'abbandono di Palazzo Donnaregina da parte del Provveditorato agli Studi, lo stabile fu acquisito dalla Regione e divenne un febbrile cantiere. A tre anni dalla nascita, ieri mattina il compleanno è stato celebrato con un convegno al quale sono intervenuti il direttore del Madre Eduardo Cicelyn, Mariantonietta Picone, Arturo Fittipaldi e Francesco Bifulco, del dipartimento Discipline storiche della Federico II, l'amministratore delegato della Scabec Giovanna Barni, e Gabriella Ambrosio. Assente l'assessore Claudio Velardi: «Forse - ha commentato Cicelyn - Velardi non sa che è anche assessore ai Beni culturali, non solo al Turismo». Battute a parte, c'è da dire che il Madre è una realtà della voglia napoletana di fare cultura, di fare arte: il museo in questi tre anni ha proposto trenta appuntamenti fra mostre ed eventi ed una serie di laboratori per i giovani, spesso attirati al contatto con l'arte contemporanea anche attraverso serate musicali, video e altre iniziative collaterali. Tra queste, l'attività della «Project Room», occasione di visibilità per le nuove leve (ieri sera è stata la volta di Peter Saville, artista e graphic designer, co-fondatore della Factory Records di Manchester). Tra qualche banalità e inevitabili momenti autocelebrativi è comunque venuta fuori una realtà positiva di cui - grazie anche ad una bella videointervista con Alvaro Siza, che restaurò il palazzo - sono state raccontate nascita, evoluzione, modalità di gestione, scelte di comunicazione, rapporto con la città, progetti per il futuro. «Il Madre - ha detto Cicelyn - è una delle strutture più attive in Italia, lavoriamo per costruire un pubblico in questa città dove non esiste la tradizione e la cultura della modernità. Il Museo dev'essere una struttura aperta, una macchina che produca cultura e coinvolga pubblici diversi: vogliamo favorire con le nostre iniziative la contaminazione fra pubblici diversi, per zone e culture. Il Madre si avvia a diventare la meta di 100mila visitatori l'anno». Cicelyn ha anche annunciato l'avvio, dal 3 luglio, di «Estate al Madre», ogni sera uno spettacolo (fino all'8 settembre) di teatro, cinema, musica, danza. Qualche bonario rilievo è stato avanzato sia da Arturo Fittipaldi (che ha anche rilanciato l'annosa questione di mancanza di attenzione verso gli artisti contemporanei napoletani) che da Mariantonietta Picone (che con Francesco Bifulco condurrà una ricerca sul rapporto fra il Madre e la città), la quale ha esposto il suo punto di vista relativo ad un maggiore e migliore apparato didattico (cartellini con il nome dell'artista, schede dell'opera) per favorire un approccio più diretto e completo dei visitatori. Cicelyn ha opposto la sua pertinace, incrollabile visione del mondo (dell'arte): va bene così, il Madre non può essere lo spazio per gli artisti napoletani che non «passano» il muro geografico e nel contempo metaforico della sensibilità internazionale. «Meglio per loro una Galleria Civica, il Madre è un'altra cosa». Parole chiare, se non altro.
NAPOLI - Al Madre spazio solo ai napoletani famosi
Ieri mattina è stato celebrato il compleanno del Museo d'arte contemporanea di Napoli, il Madre, che tre anni fa si è aperto al pubblico. Il museo è stato inaugurato a Palazzo Donnaregina, che è stato acquistato dalla Regione e trasformato in un cantiere. Nel corso dei tre anni, il Madre ha proposto 30 appuntamenti tra mostre e eventi, e ha attirato giovani e artisti contemporanei. Il direttore del Madre, Eduardo Cicelyn, ha detto che il museo è una realtà della voglia napoletana di fare cultura e arte, e che il suo obiettivo è costruire un pubblico in città. Il Madre si avvia a diventare la meta di 100mila visitatori all'anno.
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