Prorettore della II Università, manager e architetto "di sfide" Vedo lumanità divisa in ladri di bambini e uomini postumi: ciò che conta è avere e usare la conoscenza Con il nostro centro puntiamo alla solidarietà. Ma lo sviluppo non si racconta, si può soltanto fare... Una dimora da principi nel casertano, solo a qualche decina di chilometri da Napoli. Disegnata su 1000 metri quadrati e identica a quella abitata da Scarface nel film con Al Pacino. Walter Schiavone, fratello del boss detto Sandokan, la volle così. Ora è un centro sportivo riabilitativo per disabili. Il professor Carmine Gambardella la preferisce così. È lui larchitetto che ha curato progettazione e realizzazione di unopera che coi quasi due milioni elargiti dalla Regione ha trasformato una ombrosa villa del crimine di Casal di Principe in una struttura che illumina la zona. Libera docenza in Governo del Caos. Ma prima cè la docenza ufficiale, quella vera, acquisita a Bologna, esercitata a Napoli in Fondamenti e Applicazioni di Geometria Descrittiva. Brucia quantità smisurate di calorie se solo è chiamato a ricordare gli incarichi di cui è titolare. Ha il ruolo di Prorettore della II Università e responsabilità varie da presidente o direttore o coordinatore di qualche centinaio di progetti, dipartimenti, dottorati e fondazioni. Carmine Gambardella è un attualissimo uomo del Rinascimento. Un umanista che sfida la vita con leclettismo e il razionalismo. Gira per il mondo armato di parole chiave, e di piccole arguzie nelle quali comprime enormi quantità di pensiero. «Non mi va di vivere di rendite di posizione. Io vedo unumanità divisa in due categorie, quella dei ladri di bambini e quella degli uomini postumi. I primi sono coloro che uccidono la speranza, figure che vivono e che tuttavia hanno laria daver già esaurito ogni proprio compito o scopo. Gli uomini postumi sono invece gli abitatori del futuro, individui che esistono con la consapevolezza continua che il deperimento organico, finanche la morte, possono non essere un ultimo sigillo, se si sa vivere lasciando tracce». Labilità di governare il Caos è una dote di cui si serve nellattività di docente, nei ruoli direttivi che ricopre, sulle poltrone da manager che occupa, nelle sfide scientifiche che affronta. «Ciò che conta è raggiungere ed usare la conoscenza. È per questo che credo nella tecnologia. Occorre alluomo per insinuarsi lì dove nel passato non era possibile entrare. E poi è necessario integrare i saperi. Vanno combinate le risorse materiali e quelle immateriali. Fin da quando ero al liceo, ho vissuto col mito dellarchitettura, poi coltivato. Minsegnarono che va vista come studio dellintervallo dei vuoti. Trovo affascinante questo modo di avvicinarla. Non solo volumi pieni, ma spazi, luoghi della libertà. Creativa, scientifica, civile». Salernitano con la costiera nella mappa genetica. «Ho gli avi amalfitani, originari di Atrani e Furore. Mio nonno Alfonso era medico. Mio padre Cherubino fu invece un valoroso ingegnere, alto funzionario comunale sul quale un giorno cadde loccasione di fare impresa. Ciò che ricordo di mio padre è soprattutto la sua sconfinata etica di tecnico. Può accadere, mi diceva ogni tanto, che un ingegnere commetta un errore invisibile, qualcosa che nessuno vede e forse non potrà vedere mai: be, quello resterebbe un errore che il responsabile quotidianamente ritroverebbe davanti allo specchio». Rigori etici che finiscono nellimpasto educativo di Carmine, ultimo nato da mamma Filomena, figura che orienterà il domani e la direzione esistenziale del giovane in misura definitiva. Partorirà una bimba disabile, e con lei il desiderio di insinuarsi attivamente in quel mondo sconosciuto. Siamo sul finire degli anni '50, la bimba che sta crescendo ha per gemella una fondazione. Ancor oggi, entrambe sono vitalissime e felici: «Da poco più di un decennio, da quando cioè mia madre non cè più, ne sono il presidente. Anche se ad ognuno dei dipendenti e delle tante professionalità che sono al mio fianco amo ricordare che in realtà io non sono il padrone. Sono un consulente, una figura che spero riesca essere utile tutte le volte in cui ciò è richiesto. La Fondazione Filomena Gambardella è una traccia di solidarietà che spero viva più a lungo possibile, non unazienda che punta alla massimizzazione del fatturato. Quando un governo Berlusconi del passato varò la norma che ci consentiva di convertirci in una spa, preferimmo rinunciare ad ogni beneficio previsto dalla legge configurandoci definitivamente come Fondazione. Volevamo che fossero chiare sia le modalità sia gli scopi con cui proseguiamo la nostra attività di fisioterapia della riabilitazione. Che fosse trasparente il rapporto instaurato con luniverso della disabilità». Il suo moto continuo ha mille traiettorie. Fluttua da un progetto intrapreso o realizzato al successivo, che è già un cantiere aperto nei suoi propositi. Da responsabile scientifico del Benecon, uno dei dieci Centri di competenza regionali, Carmine Gambardella ha diretto e coordinato ogni dettaglio del capolavoro tecnologico sorto a Frignano, anima di territori avvolti nel guscio della camorra. «Vincemmo la gara e realizzammo quel che oggi chiamiamo Laboratorio Ars: Ambiente, Rappresentazione e Struttura. Abbiamo valori tecnologici che superano i 10 milioni di euro, ma soprattutto lì è visibile oggi quella che è una mia idea antica, una vera fabbrica della conoscenza. È quello il modello che guida ogni nostra scelta, ed è quello il paradigma che vogliamo esportare. Io continuo a pensare e a ripetere che lo sviluppo non si racconta, si fa. Lopera di Frignano ne è un esempio. Ricordo perfettamente ogni difficoltà, durante i giorni in cui eravamo al lavoro per metter su il Laboratorio. Non volevamo una cattedrale, né un monumento allo spreco di quattrini pubblici. Noi volevamo uninterazione piena col territorio. Mi spiego con un esempio. Durante i lavori, viene un giorno da me un tale. Si presenta come il proprietario della sala cinematografica che sorgeva solo qualche decina di metri allesterno dei nostri cancelli. Mi disse che lattività di proiezione dei film era ormai ridottissima, poi mi chiese: "Professore, i convegni li farete da me?" Meraviglioso, quelluomo aveva già intuito lo spirito del nostro insediamento. Gli dissi: "Non solo i convegni, la sua sala potrà diventar sede dei Master che saranno allestiti". Ed ecco lautentica fabbrica della conoscenza. Noi integriamo i saperi di docenti esperti nei settori dellanalisi e della diagnosi delle qualità ambientali, della rappresentazione del territorio, delle strutture e della sismica, della chimica dei materiali, della geologia, della vulcanologia e del design, forniamo supporti tecnologici di livello avanzatissimo. Tutto ciò deve vivere e respirare accanto, insieme al territorio in cui sorge. Oggi il risultato è che ad un recentissimo convegno mondiale sulla cogenerazione di energia che sè tenuto ad Ottawa, in Canada, Frignano era nelle cartografie planetarie, indicata accanto ad altre località del mondo che detengono tecnologia e struttura di tale livello. Tra un po ci sarà una spedizione di scienziati in Italia. Vengono perché sono ansiosi di visitare Frignano e il suo Laboratorio». Presto sarà anche un vicesindaco carico di deleghe. Pompei è pronta ad affidargli poteri sui Grandi progetti, sui Beni Culturali, sul Paesaggio, la Pianificazione e il Marketing Territoriale. «Avevo già ricevuto offerte simili a questa, in passato. Ma la proposta dellamministrazione pompeiana mi pare la più stimolante». Troppi impegni? «Non dico che non mi costino fatica. Mia moglie, Stefania Buda, è un pubblico ministero. Spesso tenta di mettermi in guardia, mi dice che tante attività possono esporre a rischi. Le rispondo che sono pronto a rispondere. Amo lidea della fabbrica della conoscenza. Basta sapere scientificamente quel che si fa, basta farlo in buona fede, basta farlo lasciando tracce profonde. Io voglio che uomini colgano le occasioni che altri uomini sanno creare».