ISTITUZIONI. Fabrizio Magani, 47 anni, padovano, è il nuovo soprintendente per il Patrimonio storico artistico ed etnoantropologico della nostra provincia » La mostra sul Mantegna è stata esemplare: ha attirato visitatori e fatto attuare molti recuperi padovano di nascita, 47 anni da poco compiuti, a Verona da nemmeno un mese, Fabrizio Magani è l'uomo dello Stato alle cui mani sono affidate le sorti dei Beni culturali veronesi. È infatti il nuovo soprintendente per il Patrimonio storico artistico ed etnoantropologico. Nel suo curriculum, oltre alla carriera nei quadri della Soprintendenza di Padova, vanta numerose pubblicazioni, docenze a contratto alle Università di Padova, di Trieste e di Udine e insegnamenti all'Accademia Cignaroli. Il suo ufficio è nella splendida sede di Corte Dogana, che per una specie di nemesi storica, attende da decenni il completamento del restauro. Non è certo un bel biglietto da visita vedere, entrando, le pozzanghere che non scolano dal cortile per un tombino ostruito o il cantiere incompiuto e abbandonato. «Questa è una delle priorità che mi auguro venga risolta», dice Magani, «anche se non è tra i miei compiti. Questo spazio, veramente magnifico, meriterebbe di essere restituito alla città». Arrivando il soprintendente ha trovato una serie di lavori già predisposti, che segnalano l'operosità dei funzionari («tutti molto preparati», dice, «e impegnati sul territorio»): la Cappella Marogna con gli affreschi del Farinati in San Paolo, la Cappella della Madonna con affreschi e stucchi, del '600, di San Fermo, la chiesa di San Giovanni Battista a Bovolone con affreschi del '500 o la facciata affrescata della Biblioteca Capitolare. «Lavori che segnalano una presenza costante sul territorio», rimarca Magani, «ma quello che vorrei fare io è di concentrare di più i lavori, anche in termini economici, per un fatto di razionalizzazione della spesa, ossia farne meno ma più cospicui. Attenti alla politica del servizio e della tutela, ma senza essere completamente assorbiti dalle emergenze conservative. Vista la presenza di soggetti, come banche e fondazioni, che finanziano, di uffici diocesani ben strutturati e collaborativi, si tratta di proporre una progettualità condivisa, di programmare insieme. E noi possiamo offrire, grazie alla nostra competenza e alle nostre conoscenze, dei progetti di restauro che altri possono finanziare. La concertazione è fondamentale per programmare bene». Un secondo obiettivo, per Magani, è la creazione di un centro di restauro di eccellenza. «Ce lo possiamo permettere?», si chiede. «Io credo che quando - e sarebbe ora - uscirà il regolamento del Codice dei Beni culturali, che il ministro Bondi ha promesso di voler finalmente varare, ci si potrà sedere intorno a un tavolo, Soprintendenza, Università, Fondazione Cariverona, Accademia Cignaroli, Regione e quanti altri interessati, per contribuire, ognuno per la propria parte, alla nascita di una scuola del restauro. So che a Verona si è partiti un po' in ordine sparso, ma sarebbe giusto ricucire idee e rapporti, mettere insieme le risorse e progettare congiuntamente». Provocato sulla contrapposizione istituzioni museali vs mostre eventi, Magani evita accuratamente i trabocchetti. «Va detto, innanzitutto, che a Verona ci sono state e ci sono persone che hanno organizzato mostre che hanno fatto storia e che se un domani dovesse essere fatto un dizionario degli operatori culturali ci entrerebbero di diritto con schede di rilievo. Ciò detto, non dobbiamo nemmeno essere snob nei confronti del cosiddetto "modello Goldin", anche perché a mio parere si rivolge a un tipo di pubblico diverso da quello che solitamente frequenta i musei e le mostre "tradizionali". Se esso non sottrae risorse all'esistente e contribuisce anzi a portarne una quota parte maggiore alle iniziative culturali e non solo a ristoratori, baristi o albergatori, ben venga. Certo, il modello della mostra del Mantegna resta l'ideale. Ha raggruppato risorse, ha avuto rilievo nazionale, ha ottenuto un buon successo di visitatori e, dal mio punto di vista, ha aiutato il restauro e la conservazione di una miriade di opere nel territorio, in primis la Pala di San Zeno». E proprio sul ritorno del trittico mantegnesco, dopo il restauro all'Opificio delle Pietre Dure di Firenze che ha avuto modo di apprezzare personalmente nei giorni scorsi, Magani scommette. «Il suo rientro, che avverrà certamente l'anno prossimo, ad appena due anni dall'eco della grande mostra, può contribuire a riportare l'attenzione sull'arte di questa città e sulla necessità della sua conservazione». E lancia l'idea del recupero del capolavoro perduto dalla città nel 1945, l'affresco del Tiepolo a Palazzo Canossa
VERONA - Progettiamo insieme i restauriEventi alla Goldin, rivolgendosi a pubblici diversi, possono convivere con le altre mostre, purché non tolgano loro risorse
Il nuovo soprintendente per il Patrimonio storico artistico ed etnoantropologico della provincia di Verona, Fabrizio Magani, ha iniziato il suo lavoro con la visita alla mostra sul Mantegna. La mostra ha attirato visitatori e ha fatto attuare molti recuperi padovano di nascita. Magani ha anche parlato dei lavori già predisposti, come la Cappella Marogna con gli affreschi del Farinati in San Paolo, la Cappella della Madonna con affreschi e stucchi del '600, di San Fermo, la chiesa di San Giovanni Battista a Bovolone con affreschi del '500 e la facciata affrescata della Biblioteca Capitolare.
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