Venezia brinda: declassata la Festa del Cinema «Troppa attenzione» per il gioiello di Renzo Piano. La kermesse glamour e un po' insolente sta diventando una rassegna BEN VENGANO i cambiamenti: in poche settimane la nuova amministrazione sta ridisegnando la politica del Campidoglio per le attività culturali. A parole, per i fatti naturalmente ci vorrà più tempo. Gli ultimi giorni sono stati però molto indicativi: ieri alla incoronazione di Gianluigi Rondi, nuovo papa della Festa del Cinema, il sindaco di Roma Gianni Alemanno ha ribadito che la kermesse deve dare più spazio agli italiani, diventare una piattaforma di mercato per il nostro cinema, auspicato il gemellaggio con i David di Donatello e infine ha affermato che non è contro il tappeto rosso ma su quel tappeto non vuole vederci i politici, e qui lo prendiamo in parola e l'aspettiamo alle prossime edizioni della Festa. Incoraggiato anche dal presidente della regione Marrazzo e da quello della provincia Zingaretti, si è soffermato sul ruolo di volano che la Festa dovrebbe avere per il settore dell'audiovisivo, comparto produttivo così importante nel Lazio. A parte il fatto che «volàno» è parola iettatoria al pari di «sinergia», già si capisce che la Festa è finita: quella kermesse glamour, scintillante, mediatica e un po' insolente di cui però parlava tutto il mondo probabilmente si trasformerà in una più dimessa rassegna. Non a caso si favoleggia di veri e propri festini in quel di Venezia: champagne e bagno nel Canal Grande non appena si è fatto il nome di Rondi come presidente a Roma. Per quelli della storica Mostra lagunare la riconquista dell'italica primazia cinematografara sarebbe questione di mesi. Staremo a vedere. Lasciano qualche perplessità anche le parole di Alemanno sulle istituzioni musicali: due giorni fa alla presentazione della stagione estiva di Caracalla ha affermato di puntare sull'Opera di Roma, istituzione che non ha avuto la sufficiente attenzione politica che invece la precedente amministrazione dedicava ad altri. Soprattutto a Musica per Roma e all'Auditorium. Ora, come direbbe Alemanno, puntare sull'Opera è una scelta politica e non va demonizzata, tuttavia se andasse a scapito degli altri e in particolare dell'Auditorium rischierebbe di trasformarsi in un boomerang per la vita culturale della città. Il complesso di viale de Coubertin nel bene e nel male è stata una vera novità, ha cambiato le abitudini dei romani, reso più disinvolto il loro modo di avvicinarsi a una sala da concerto. Negare l'importanza dell'Auditorium rischia di essere solo un salto verso un passato un po' grigio. Che poi Alemanno senta come suo l'unico teatro lirico della capitale è comprensibile. In campagna elettorale è stato accolto a piazza Beniamino Gigli come Radames nel secondo atto dell'«Aida». All'Opera di Roma erano tutti con lui perché non hanno mai perdonato a Francesco Rutelli la nomina a direttore artistico nel 1998 di Giuseppe Sinopoli, l'unico a tentare una vera modernizzazione di quel teatro. Un'operazione complessa che Sinopoli si sentì di iniziare malgrado le corporative e feroci resistenze del teatro, appoggiato politicamente tanto da sinistra che da destra, e che sul più bello lo lasciarono al palo costringendolo alle dimissioni. Da allora l'Opera capitolina è affondata in un letargo opaco: si sottolinea infatti come questo teatro una volta molto conflittuale non faccia più scioperi, ma il problema è che non è arrivata una programmazione all'altezza del teatro di una capitale. E non è che manchino i soldi: i contributi pubblici - Stato, Regione, Provincia e Comune - che percepisce l'Opera di Roma sono praticamente uguali a quelli della Scala. Ciò che fa impennare il bilancio del Teatro milanese sono gli sponsor e i contributi privati, che tuttavia si ottengono grazie alla qualità: anche il più ottuso imprenditore caccia i dané per Daniel Berenboim che dirige «Tristan und Isolde» con la regia di Patrice Chéreau. Invece a Roma non solo i cartelloni si basano su titoli scontati, qualcuno la definisce programmazione tradizionale, ma con qualche rara eccezione interpreti e creatori degli spettacoli appaiono di modesta routine. E il pubblico infatti diserta il teatro Costanzi. Per Alemanno il teatro ha raggiunto risultati «ottimi», e diciamo pure che sono parole istituzionali, ma aggiunge che con il sostegno della politica tutto andrà meglio, poiché arriveranno attenzione mediatica e finanziamenti privati. L'impressione è che voglia «far grande» un teatro per decreto.
ROMA. Alemanno, voglia di normalizzare l'Auditorium
La Festa del Cinema Troppa, una kermesse glamour e mediatica, sta diventando una rassegna più dimessa. Il sindaco di Roma Gianni Alemanno ha ribadito che la kermesse deve dare più spazio agli italiani e diventare una piattaforma di mercato per il nostro cinema. Ha anche affermato che non vuole vederci i politici sul tappeto rosso. Alemanno ha incoraggiato il presidente della regione Marrazzo e quello della provincia Zingaretti a sostenere il ruolo di volano che la Festa dovrebbe avere per il settore dell'audiovisivo. Tuttavia, le parole di Alemanno sulle istituzioni musicali, come l'Opera di Roma e l'Auditorium, hanno lasciato qualche perplessità.
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