Cinema. Il sindaco in ritardo, per i giornalisti niente domande Chi l'avrebbe mai detto? Se Alemanno non s'è sfilato dalla Festa del cinema, come pure aveva in animo, è grazie a Cacciari. Si, il più accanito avversario della kermesse veltroniana, intervistato dal Corriere della Sera, aveva invitato Alemanno a lasciar perdere, «a buttare giù la Festa». Non sia mai: «A quel punto ho capito che qualcosa non tornava e ho deciso di fare esattamente il contrario». Parola del sindaco capitolino, arrivato all'Auditorium con un'ora di ritardo («impegni istituzionali», s'è scusato), mentre la sedia vuota sul palco stava diventando un problema. C'erano tutti, a rappresentare i soci fondatori della Festa, e cioè Fuortes di Musica per Roma, Zingaretti per la Provincia, Marrazzo per la Regione, il neopresidente Rondi e l'uscente Bettini; tutti tranne lui, il sindaco di centrodestra che il mondo del cinema vede con alterni sentimenti. Il comunista Claudio Amendola, ad esempio, gli ha dato ragione sulla Festa, sia pure dopo averlo incarnato con qualche licenza in "Caterina va in città". La verità è che ad Alemanno la Festa voluta da Veltroni, creata da Bettini e cresciuta con il sostegno della Roma piaciona che conta, sta proprio sulle scatole. Per non dire dell'Auditorium, che vede come una sorta di "Bettinorum": il mausoleo di una stagione politico-culturale contro la quale s'è battuto in consiglio comunale. In che altro modo interpretare, sennò, le parole pronunciate mercoledì presentando la stagione lirica di Caracalla? «Negli ultimi anni l'amministrazione comunale s'è concentrata troppo sulla Festa del cinema e il Parco della musica. Noi ci impegneremo affinché il Teatro dell'Opera passi da un'orgogliosa resistenza a un'effettiva centralità e protagonismo nella vita culturale della nostra città. Faremo di tutto per porla al centro degli appuntamenti estivi». Il messaggio è chiaro. Che poi sia lungimirante, si vedrà. Ma certo, nel porre mano ai tagli imposti dal deficit comunale, il neosindaco prova a differenziarsi dai predecessori, puntando confusamente su una sorta di «marchio italiano». Per lui anche la Festa deve essere «un seme di crescita della nostra cultura nazionale». Il che significa «alleanza strettissima con i David di Donatello, più spazio al cinema italiano, più attenzione al mercato». Di soldi Alemanno non parla. Quanto alla passerella di divi americani, tanto detestati da Squitieri, si astiene dal commentare. Magari non è il caso di urtare le major hollywoodiane. Però spiega: «Non sono contrario al tappeto rosso, solo che devono starci gli attori e i registi, non i politici». Insomma glamour sì (chissà perché, pronuncia la parola alla francese: la glamúr), ma senza esagerare. Per il resto, la prima uscita pubblica della Festa "riveduta e corretta" ha riservato poche sorprese. Bettini, sconfitto con onore, ha giganteggiato sul palco ricordando di essersi dimesso «perché ho sentito fortissima una contraddizione: essendo coordinatore del Pd mi sembrava una mancanza di stile non rimettere il mandato di presidente di una grande istituzione culturale». Applausi malinconici. Raddoppiati quando ha aggiunto: «Ho inteso difendere il bambino, non la poltrona». Nel frattempo sull'ex presidente erano piovuti complimenti di ogni tipo. Da Mondello, uno dei fondatori della kermesse (ma dato per dimissionario); da Marrazzo, che s'è impegnato a far valere il peso della Regione nella messa a punto della Festa; da Zingaretti, che ha nominato Daniele Luchetti consigliere in quota Provincia. E naturalmente da Rondi. Avvolto nella sciarpa bianca delle grandi occasioni, l'87enne presidente della Festa ha ribadito la sua «ammirazione per Bettini, che ha inventato la Festa di Roma avendo come fine ultimo il cinema». Poi, esauriti i convenevoli, la prima stoccata: «Ricevo un incarico, non richiesto e non atteso, e mi muovo su una nave che ha già lasciato il porto da vari mesi». Traduzione: confido nel lavoro dei cinque direttori già al lavoro per la terza edizione, ma la mia impronta si farà sentire più avanti. Una cosa però l'ha fatta capire, e cioè che la Festa «dovrebbe lasciare l'esame preciso dell'arte cinematografica alla Mostra di Venezia e puntare sul cinema spettacolo che ha per obiettivo i gusti e il consenso degli spettatori». Vuol dire che la struttura della rassegna dovrà essere rivista? Che il concorso è destinato a scomparire? Vai a sapere. Data l'ora tarda, la faccenda s'è chiusa lì: senza domande dei giornalisti.
ROMA. La Festa è di Alemanno, la star è Bettini
Il sindaco di Roma, Alemanno, è arrivato all'Auditorium per la Festa del cinema con un'ora di ritardo. La sedia vuota sul palco stava diventando un problema, ma Alemanno ha deciso di fare esattamente il contrario di ciò che aveva in animo di fare Cacciari, il più accanito avversario della Festa. Alemanno ha spiegato che la Festa del cinema sta sulle scatole e che l'Auditorium è un "mausoleo" di una stagione politico-culturale. Ha anche affermato che la Festa dovrebbe puntare sul cinema spettacolo e non sull'arte cinematografica.
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