S'è detto di tutto, sul volto con cui Milano si mostra al mondo. Chi lo denigra sostiene sia grigio e brutto, e che da vedere offra solo piazza Duomo e la Galleria. Chi lo difende non manca di elencare Basiliche, colonne e resti romani, la poesia popolare dei Navigli, il cenacolo Vinciano, il Castello Sforzesco, il Teatro alla Scala. I difensori intonano il refrain dì sempre: è una città di bellezze nascoste, di splendidi cortili e di atmosfere. Questa battaglia tra stereotipi solleva polvere sul vero volto della Milano culturale. A toglierla provvede ora una guida preziosa: «Milano. Città dei musei, musei nella città», edita da Umberto Allemandi C. (pp. 90, euro 9). Curato da Rossana Ferro, il volume tratta proprio di questi ultimi mostrando quale peso abbiano nel sistema cittadino. «Questi luoghi comuni che affliggono la nostra città sono un segno dì pigrizia intellettuale -spiega Salvatore Carrubba, assessore comunale per la Cultura e i musei e autore della prefazione alla guida -, perché chiunque associa la nostra città ad alcuni assoluti capolavori dell'umanità, da Michelangelo a Raffaello a Leonardo a Boccioni. Pensare che, al di là di questi capolavori, vi sia il nulla risulta decisamente paradossale». «Anche l'idea della città segreta - prosegue -, fatta di cortili e giardini impenetrabili, non corrisponde alla realtà di una città riservata, sì, ma aperta al godimento di musei, raccolte e collezioni di prim'ordine». Pagina dopo pagina si scoprono cose forse non notissime. I Musei civici risultano 14, ma se si guarda al complesso del Castello sono 10 di più. Lo Sforzesco ospita una carrellata d'arte che parte dalla Preistoria e dalla Protostoria, passa per l'Egitto, per l'Arte Antica e approda al Novecento con l'Archivio Fotografico. Nel mezzo, Strumenti musicali, le Stampe della Raccolta «Achille Bertarelli», la Biblioteca Trivulziana. Leggendo l'elenco completo dei Musei Civici ci si imbatte nei suddetti aspetti nascosti del volto culturale di Milano, grazie anche ai riferimenti a tutto quello che non è civico e quindi non vi può rientrare. Tra i musei scientifici si è portati a cercare quello dedicato a Leonardo, che però è una fondazione; ma poi ci si ricorda del Planetario, del Museo di Storia naturale e dell'Acquario, gioielli di matrice comunale. E ancora, leggi «Pinacoteca», pensi sia quella di Brera e invece scopri che è quella del Castello. La guida, prima sistemazione organica del patrimonio museale civico, conferma però la frammentarietà della Milano dell'arte. «I musei milanesi non sono nati, come in altre capitali europee, per volontà dei governanti - spiega Ermanno Arslan, autore dell'introduzione - ma per la necessità degli stessi cittadini, spinti alla conservazione da un senso di ricerca o di promozione culturale e tecnica». Volontà singole, quindi avulse da un coordinamento centrale. Ma tutt'altro che incapaci di far annoverare la città tra le capitali d'arte europee.