Se è vero che l'unione fa la forza, Alma Heritage Science potrebbe essere l'uovo di Colombo per dragare un mercato invero piuttosto stitico di opportunità anche per brevetti, progetti e prodotti in grado di dare una grossa mano nel campo della diagnostica dei mali che affliggono i beni culturali. Al Dipartimento di Fisica funziona da oltre un decennio il team messo in piedi dal professor Franco Casali, il cui pensionamento ha collocato sulla plancia di comando l'unica altra figura strutturata, Maria Pia Morigi, attorniata ormai solo da cinque-sei persone, contro la decina che il gruppo contava fino a pochi anni fa. «Per avere maggiore visibilità e poter lavorare in sinergia anche con altre competenze come quelle dei colleghi chimici o ingegneri è nato spontaneamente tra prof e ricercatori questo Integrated Research Team di ateneo la cui prima passerella è stato il recente salone fieristico "R2B - Research to business". Perché speriamo che, presentandoci all'esterno con un unico brand, risulti più facile il reperimento di fondi». Eppure, apparentemente, l'interesse per questo genere d'indagine condotto con le più sofisticate tecniche tomografiche su statue, dipinti e altri capolavori artistici, sta crescendo a dismisura. «Ma non sempre è accompagnato da congrui finanziamenti». La Compagnia di San Paolo li ha di recente sovvenzionati per sottoporre a Tac statue lignee giapponesi del XIII secolo nella reggia di Venaria. «Ma sono gocce. E anche dal ministero le risorse si riducono e comunque i versamenti non sono mai puntuali. Stiamo ancora aspettando i soldi per un progetto iniziato nel luglio 2006, finalizzato alla messa a punto di tecniche diagnostiche integrate su rilievo, superfìcie e colore dei reperti trovati nei fondali marini». Anche per queste nuove frontiere che richiederebbero strumenti diversi dalla semplice Tac (in particolare una strumentazione mobile, in grado di raggiungere i siti dove il bene si trova), l'aggiornamento e la creazione di nuovi macchinarì procede a rilento. «La richiesta più pressante continua la Morigi è quella di sviluppare sistemi compatti e trasportabili, come quello che ci ha permesso di scansionare il Globo di Egnazio Danti e che in Fiera abbiamo portato in un modellino in scala». Ma l'azione neanche tanto nascosta è quella di costruire un vero e proprio scanner a rivelatore lineare in grado di effettuare radiografie digitali. «L'idea è di elaborare un sistema a ventaglio di fibre ottiche della misura di 50 centimenti per cinque millimetri, il cui ingresso presenti una geometria lineare mentre la finestra d'uscita dovrebbe presentarsi quadrata e avere caratteristiche tali da poter essere accoppiata a una camera che registri le immagini del dipinto sotto esame e le possa pure elaborare e trasmettere a distanza. Cosa impossibile nel caso di una lastra tradizionale. Il dipinto a sua volta deve essere in qualche modo mobilizzato in modo da poter essere radiografato in tutta la sua grandezza, senza però spostarsi dal luogo, museo o pinacoteca, dov'è custodito». L'impianto teorico è pienamente compiuto ma occorrerebbero almeno 30.000 euro («è un calcolo a spanne», tiene però a precisare la Morigi) per renderlo fruibile. Tanto per cambiare, il freno deriva sempre dalle casse vuote. Intanto si prosegue con le tomografie. Una è stata commissionata per un altro globo (stavolta celeste) del Coronelli per scoprirne struttura, stato di conservazione (è alla biblioteca comunale di Faenza) e possibile duplicazione di un "gemello" terrestre ora perduto. Sono stati inoltre avviati contatti col Museo Egizio del Cairo per fare la Tac a una statua lignea del corredo funerario di Tutankhamon. Prospettive, possibilità, promesse. Che Heritage sia con loro.