Lo schema in teoria è pronto, ma la quadra politica ancora non cè: la sfida Expo 2015 per i soldi, le poltrone e la visibilità che muove incrocia una serie di partite delicate interne alla maggioranza di governo. Moratti-Tremonti sulla copertura finanziaria da dare al decreto da convertire in Legge speciale entro lestate; Moratti-Formigoni sullegemonia politica nella gestione dellevento. E An-Lega, cioè Altero Matteoli-Roberto Castelli, per un posto in prima fila al tavolo delle infrastrutture legate allEsposizione universale. Con il rischio concreto di una figuraccia davanti al Bie, il Bureau parigino che a inizio luglio spedirà a Milano i suoi ispettori per un primo check sul progress dei lavori. Ma andiamo con ordine. Come anticipato ieri dal Sole 24 Ore, la bozza di decreto è stata licenziata martedì da palazzo Chigi. Nello schema varato il comune di Milano in teoria farà la parte del leone. Palazzo Marino, infatti, spunta lamministratore unico della newco di gestione, considerato che sarà proprio il commissario straordinario (cioè il sindaco di Milano) a nominarlo. Commissario che, a sua volta, presiede il comitato di indirizzo e programmazione (Cipem) ma soprattutto esercita poteri di impulso sullesecuzione delle opere nonché poteri sostitutivi in caso di necessità e funzioni di vigilanza sui procedimenti e lavori relativi alle opere connesse (dunque anche quelle di giurisdizione regionale). Come dire: poteri speciali corposi che vanno ad aggiungersi al controllo di fatto della newco, affidata ad un fedelissimo come Paolo Glisenti, che gestirà budget, appalti, opere e organizzazione della kermesse. Insomma una catena di comando blindata solo parzialmente bilanciata da una specie di architettura duale che vede un Cipem con poteri di coordinamento e di vaglio finanziario in cui siederanno esponenti espressione diretta di tutte le istituzioni in campo (palazzo Chigi, Regione, comune e provincia di Milano, Camera di Commercio e Fondazione fiera). Il cortocircuito nasce qui. Prima di approdare in Cdm, infatti, la bozza ieri doveva andare in pre consiglio. Ma cè stato un rinvio proprio per le frizioni politiche tra alleati e per la necessità di definire la copertura finanziaria. «Lo schema non convince la Lega», spiega una fonte vicina al dossier, «che chiede una supervisione sulle infrastrutture con Roberto Castelli». E, ovviamente nemmeno Roberto Formigoni, tagliato fuori dalla governance. In questo modo la quadra riginaria trovata nel Pdl (il niet alla delega a Castelli imposto da An), torna in gioco, come fa intendere lo stesso senatore di An, Alessio Butti («preoccupato per il rinvio, considerati i tempi stretti»). Seguito a stretto giro dallonorevole leghista Giancarlo Giorgetti: «Parlamento a rischio ingolfamento, lok al Dl potrebbe incontrare ostacoli». Anche perché il decreto deve passare dal Tesoro. Va bene infatti lo scomputo degli investimenti degli enti locali dal patto di stabilità. Va bene i 133 milioni di euro mesi in carico allo stato nel primo triennio 2009-2011 per lavvio della macchina organizzativa (ma il decreto non indica la copertura). Ma il Bie chiede certezza soprattutto sullo 1,4 miliardi di finanziamento statale sui 3,2 di investimenti totali sulle infrastrutture collegate allExpo messi a bilancio dal comitato. Trovarle non sarà uno scherzo: E non è detto che Tremonti accontenti immediatamente Moratti inuna congiuntura in cui ci sono molti fronti aperti, da Alitalia alla monnezza al faro Ue sui conti pubblici. Non si spiega altrimenti la doglianza del sindaco che ieri ha ribadito lurgenza della legge speciale per lExpo. Palazzo Marino ha già ricevuto due lettere dal segretariato generale del Bie con cui si annuncia unispezione per verificare lavanzamento lavori. «So che la presidenza del Consiglio ci sta lavorando: è un impegno molto urgente. Nel corso di questa ispezione, annunciata per i primi di luglio - ha spiegato il sindaco - il Bie chiede diverificare la Legge speciale, la programmazione delle opere infrastrutturali e la copertura già nella prossima Finanziaria». Un auspicio su cui si addensano, però, le divisioni nella maggioranza.
MILANO - Expo 2015 non cè intesa rinviato lok al decreto
La bozza del decreto per l'Expo 2015 è stata licenziata dal governo, ma la quadra politica è ancora in discussione. La Lega chiede una supervisione sulle infrastrutture con Roberto Castelli, mentre Roberto Formigoni è stato tagliato fuori dalla governance. Il comune di Milano sarà l'amministratore unico della newco di gestione, con il commissario straordinario (sindaco di Milano) che eserciterà poteri speciali. La Legge speciale deve passare dal Tesoro e il Bie chiede certezza sulla copertura finanziaria. Il sindaco di Milano ha ricevuto due lettere dal segretario generale del Bie con cui si annuncia un'ispezione per verificare il lancio dei lavori.
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