Due delle istituzioni più potenti e prestigiose del mondo dell'arte, il J. Paul Getty Museum di Los Angeles e la National Gallery di Londra, si preparano alla battaglia per il possesso della Madonna dei garofani, un piccolo dipinto valutato circa 50 milioni di euro. In rapporto alla superficie, la tavola, che misura 28 x 22 centimetri, quasi come un foglio protocollo, è il più costoso quadro rinascimentale mai messo all'asta. Nel tentativo di impedire che l'opera abbandoni il Regno Unito, la National Gallery ha rilanciato l'offerta, ricevendo dallo Stato, oltre agli sgravi fiscali che spettano al proprietario, un contributo dalla Lotteria. Le donazioni che arrivano dai visitatori vengono raccolte in una scatola chiusa a chiave collocata vicino al dipinto. Non pochi critici d'arte hanno manifestato dubbi circa l'attribuzione: non si tratterebbe dell'originale di Raffaello. Anzi, se mai tale originale esistesse, non è stato ancora identificato. Occorre considerare che nel mondo esistono circa quaranta fra copie e versioni diverse, compresa quella esposta al Louvre. La tavola che rischia di finire in California apparteneva al patrimonio del decimo Duca di Nonthumberland, dove giaceva relegata fra altre opere di secondaria importanza, e fu riscoperta nel 1991 da un curatore della National Gallery, Nicholas Penny, che per l'occasione scrisse un dettagliato articolo sulla rivista londinese.Burlington Magazine. I sostenitori della tesi di Penny hanno cercato di dimostrare la superiorità del dipinto, il quale fu prestato alla National Gallery ed esposto per quasi dieci anni insieme con originali di Raffaello e altri maestri del Rinascimento italiano. La vicinanza di questi capolavori ha indubbiamente contribuito ad accrescere il prestigio della piccola opera. Inoltre, dopo averla esaminata in dettaglio con l'aiuto di apparecchiature di raggi X e riflessometria infrarossa, un comitato composto da venticinque sedicenti esperti del maestro di Urbino ha sostanzialmente concordato con Penny. Quando la tavola apparve sul mercato, il Getty si fece subito avanti ma, trattandosi di un pezzo appartenente al patrimonio britannico, la National Gallery ha cercato di far valere il diritto di prelazione. Nel frattempo sono comparse all'orizzonte alcune nubi nere. Occorre prendere con beneficio d'inventario il parere del comitato. I nomi dei componenti non sono stati resi noti, ma si sa che in tutto il mondo non esiste un numero così elevato di veri esperti in Raffaello. Fra coloro che non sono stati invitati a esaminare l'opera e hanno espresso forti perplessità sull'attribuzione ci sono il prestigioso critico d'arte e giornalista britannico Brian Sewell e il sottoscritto. Sewell ha parlato di una "Madonna fraudolenta dai toni rosa», mentre io ho manifestato tutte le mie riserve in due interviste rilasciate al Times di Londra e in una lettera indirizzata a Deborah Gribbon, direttrice del Getty. Ho tentato di spiegare dal punto di vista di uno storico dell'arte che il disegno di base è mediocre, la luce illeggibile, il modellato approssimativo e l'anatomia discutibile. Inoltre, la provenienza della tavola è certificata soltanto fino al 1815, anno in cui il dipinto fu acquistato a Parigi dal pittore e mercante d'arte Vincenzo Camuccini, noto anche come copista. Il comitato ritiene che il consenso contribuisca a rafforzare l'attribuzione ed esibisce i risultati delle radiografie e delle esplorazioni all'infrarosso, ma a mio avviso il disegno e gli strati che si trovano sotto la superficie sono così improbabili e lontani dalla mano di Raffaello come la crosta. Cosa dovrebbero fare i vari direttori, amministratori del patrimonio, curatori ed esperti? Oggi come oggi sul quadro che conosciamo come la Madonna dei garofani è possibile formulare diverse ipotesi: (1) sia lo strato superficiale sia quello sottostante sono opera di Raffaello; (2) la superficie è stata dipinta da Raffaello coprendo un lavoro preliminare di un aiutante della sua bottega; (3) la superficie è opera di un allievo che ha assemblato elementi originali usciti dalla mano del maestro; (4) la tavola è una copia recente, come suggeriva il «consenso» fino a dieci anni fa; (5) il supporto ligneo è diverso da quelli che utilizzava Raffaello nell'epoca in cui presumibilmente ha dipinto la Madonna (attorno al 1507) e risalirebbe a una data non ben definita fra i secoli XV e XlX. Poiché in passato la National Gallery ha organizzato alcune esposizioni didattiche come quella dedicata al Polittico di Pisa del Masaccio, perché non mettere insieme tutte le copie conosciute della Madonna dei garofani, sia dipinti sia incisioni, per fare una graduatoria sulla base della qualità? Volendo evitare i pericoli del viaggio oggi si possono spedire a Londra facsimili di notevole risoluzione. Un esperto mi ha scritto dicendomi di conoscere almeno quattro opere di qualità superiore alla tavola Northumberland. Una operazione di questo genere permetterebbe di identificare le versioni più vicine al linguaggio di Raffaello, ma soprattutto introdurrebbe una buona dose di trasparenza nel mercato dell'arte.
Madonna degli inganni
Il J. Paul Getty Museum di Los Angeles e la National Gallery di Londra si preparano a lottare per il possesso della Madonna dei garofani, un piccolo dipinto valutato circa 50 milioni di euro. La National Gallery ha rilanciato l'offerta, ricevendo contributi dallo Stato e da donazioni dei visitatori. Tuttavia, alcuni critici d'arte hanno espresso dubbi sull'attribuzione, sostenendo che il dipinto potrebbe non essere originale di Raffaello. La tavola apparteneva al patrimonio del decimo Duca di Nonthumberland e fu riscoperta nel 1991 da un curatore della National Gallery.
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