A Roma contro un mestiere fantasma È l'appello dell'Associazione Nazionale Archeologi (Ana) per un sit-in sabato prossimo a Roma per chiedere un riconoscimento alla professione che in Italia ancora non esiste. Se all'estero un giovane archeologo può lavorare in équipe selezionate molto serie, e viene pagato regolarmente, da noi è spesso sottoposto alle condizioni di lavoro precario. Sono alcune migliaia, settemila secondo qualche stima, tutti con una laurea alla quale molti hanno aggiunto una specializzazione o un dottorato. Lavorano perlopiù all'aperto, con qualsiasi temperatura, sotto il solleone o con il gelo, assunti con contratti a termine, magari di un mese, e sono, molto spesso, pagati a ore. Pagati, quando va bene, come una colf o una badante, ma spesso di meno. Gli archeologi italiani - dicono all'Associazione - sono i laureati più bistrattati e meno considerati proprio nel paese che, dal punto di vista archeologico, è il più ricco al mondo. Ma non sono soltanto malpagati gli archeologi italiani, sono anche privi dei più elementari diritti di ogni lavoratore. Il motivo? Semplice: quella dell'archeologo è, in Italia, una professione fantasma, che non esiste. Mentre altrove, in Europa in particolare, l'archeologo è una figura fondamentale come professionista del sapere, in Italia l'archeologo, il cui ruolo è comunque basilare per tutelare, gestire e valorizzare il patrimonio culturale, non ha alcun riconoscimento giuridico, esercita una professione in balia di un mercato del lavoro esso stesso privo di regole. Ed è per farsi ascoltare dal mondo politico, per ottenere un riconoscimento del proprio profilo professionale che l'Associazione archeologi, ha indetto, per la prima volta nella storia dell'archeologia italiana, una manifestazione per portare in piazza tutti gli archeologi. L'appuntamento è per le 10 di sabato a Roma, sotto la Colonna Traiana, in piazza Madonna di Loreto.
ROMA. Archeologi di tutta Italia unitevi. Sit-in per chiedere un riconoscimento professionale
L'Associazione Nazionale Archeologi (Ana) ha indetto un sit-in a Roma per chiedere un riconoscimento alla professione di archeologo in Italia. Gli archeologi italiani, che sono migliaia, lavorano spesso in condizioni precarie e sono pagati a ore, a volte di meno di una colf o una badante. Non sono considerati lavoratori con diritti elementari, poiché la professione di archeologo non esiste in Italia. L'Ana chiede un riconoscimento giuridico e un riconoscimento del proprio profilo professionale. Il sit-in si terrà sabato a Roma, sotto la Colonna Traiana, in piazza Madonna di Loreto.
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