Se Claudio Velardi, assessore regionale al turismo da cento giorni, deve nominare un alleato non ha dubbi: «Il governo attuale, a differenza di quello precedente». La spina dorsale della sua politica per il turismo - che immagina almeno fino al 2009 ed oltre sull'onda di due miliardi di fondi europei da strappare a Bruxelles - la riassume in un ammonimento: «Il pubblico è invadente, i sovrintendenti si occupino solo di tutela dei beni culturali, tutto il resto tocca ai privati. E penso soprattutto all'area Pompei-Stabia con 4 milioni di turisti l'anno». E non finiscono le sorprese. L'assessore sollecita, forse, una legge regionale che lo aiuti a realizzare quella macchina efficente e privata che immagina alla gestione, nonchè valorizzazione, dell'immenso patrimonio culturale campano da «rivoltare come un calzino»? Per nulla: «Il consiglio regionale - dice Velardi - partorirebbe un mostro, ognuno ci infilerebbe qualche cosa ... ho intenzione di procedere per delibere, forzando sul piano amministrativo, senza passare per le antipatiche problematiche del consiglio regionale». Velardi aveva convocato i giornalisti per un primo bilancio: si scopre che ha una serie di messaggi da dare. Ben oltre l'annunciata candidatura della canzone classica napoletana a bene immateriale dell'umanità o la promessa di un museo interattivo della musica a San Domenico maggiore. Velardi boccia Francesco Rutelli, precedente ministro dei beni culturali: «Una visione conservatrice che, per fortuna, pare ben lontana da quella dell'attuale ministro». Boccia il predecessore, Marco Di Lello: «Burocratizzazione, piccoli progetti, delegazioni estere calate dall'alto senza alcun collegamento con il territorio, soldi spesi male e una visione che non va oltre il concetto, elementare, di marketing territoriale: io scontenterò molti e rivolterò il circuito dei festival regionali». Tanto per cominciare rottama l'Osservatorio sul turismo e il portale Internet rimpiazzandoli con un servizio analogo offerto dall'Università di Napoli e un'Agendona on-line («risparmio 3 milioni»). D'ora innanzi, dice, i fondi, europei soprattutto, saranno spesi bene. Meno eventi, più qualità, giura. Un esempio? Il Maggio dei monumenti, promosso a evento regionale. Anche sulla discarica di Chiaiano Velardi dice la sua, sollecitato da chi gli fa notare che parliamo di turismo sommersi dai rifiuti: «Pare proprio la discarica si faccia a Chiaiano, i fatti danno ragione a me...». Nelle ultime settimane, dice anche, Napoli piegata dai rifiuti aveva avuto una «mazzata micidiale». Per la città, dice confermandosi in luna di miele con l'esecutivo, le decisioni del governo sono ora «l'ultima chance». E al governo Velardi si rivolge: non solo all'attuale ministro Bondi, con il quale vuole riaffrontare la questione della gestione dei siti di proprietà statale da affidare alla Regione attraverso il braccio di Scabec, compartecipata da privati (in linea, per la verità, su questo, con il predecessore Di Lello): al sottosegretario Michela Brambilla l'assessore esporrà il piano di sostegno agli albergatori ai quali la Regione offre 20 milioni. Molto, infatti, del destino del super Maggio dei monumenti o della riapertura del Rione Terra a Pozzuoli, dipenderà dalla possibilità di ridare ossigeno agli operatori.