TORINO I predatori dell'arte a volte scelgono con cura, l'occhio attento di chi se ne intende. Ogni anno sottraggono un patrimonio immenso, lo occultano fino a farlo circolare in una dimensione parallela, fatta di ricettatori e mercati internazionali. Professionisti, o ladri su commissione. Più spesso non fanno prigionieri. Saccheggiano, arraffano cumuli di oggetti che trasudano storia, spesso senza saperlo. Criminali comuni. Nel 2007, si sono portati via 2684 oggetti. Solo in Piemonte, terra di razzie, stabile ai primi posti nella classifica nazionale dell'arte rubata: 152 denunce lo scorso anno; nel 2006 erano state 184. Soltanto il Lazio - e solo nel 2007 - ha saputo fare di «meglio», con 166 furti denunciati. La nota positiva, una delle poche, è che i musei piemontesi sembrano inviolabili. Nemmeno un furto in tutto lo scorso anno. In compenso, le chiese sono terreno di caccia prolifico: 61 furti e 532 opere trafugate. Va ancora peggio ai privati: 84 furti, più di mille oggetti «prelevati». Quali? I dati sono la fotografia di tre elementi almeno: ciò che è più facile rubare, ciò che è più facile piazzare e quel che più viene richiesto sul mercato clandestino. Come i quadri (336), i mobili antichi (278) e le sculture (138). Impossibile quantificarne il valore; milioni di euro di sicuro. Al comando regionale dei carabinieri per la Tutela del patrimonio culturale, però, fanno notare che il novanta per cento dei tesori rubati sono di «valore medio». I «grandi pezzi» sono una sparuta minoranza. «Assistiamo a un lieve calo delle denunce, ma all'aumento degli oggetti trafugati, dettaglio che conferma l'interesse delle organizzazioni criminali per il business illecito delle opere d'arte», commenta Wanda Bonardo, presidente della sezione piemontese di Legambiente, che ha appena pubblicato il rapporto Ecomafie 2007. Il mondo della cultura trafugata, però, è un grande calderone dove s'aggira un'infinità di dilettanti. Ladri inconsapevoli, che maneggiano un patrimonio di valore sterminato senza saperlo. Difficile tratteggiare l'identikit del mariuolo. Il capitano dei carabinieri Massimo Colazzo, che guida il comando per la Tutela del patrimonio culturale in Piemonte e Valle d'Aosta, parla di tre tipologie: «Ci sono i delinquenti comuni, e sono la maggior parte. Svaligiano le abitazioni, portano via tutto quel che possono. Finiscono per trovarsi in mano oggetti preziosi e di valore, ma non se ne rendono conto. E sono i più pericolosi: spesso danneggiano le opere». L'altra faccia del mercato sono i professionisti: «Gente esperta che, a furia di trafugare oggetti di valore, ha imparato a conoscerli e lavora in tandem con un ricettatore. Oppure, terza fattispecie, i ladri su commissione: vanno a colpo sicuro, e l'opera è già stata piazzata». Quasi mai nelle vicinanze. Il mercato clandestino è fatto di reti internazionali, oggetti che fanno la spola per mezza Europa, passano di mano in mano fino a destinazione. «Difficile che le opere rubate vengano commercializzate nella stessa zona», spiega il capitano Colazzo. «Si cambia come minimo regione. Oppure ci si rivolge direttamente oltre confine». La grande maggioranza degli oggetti trafugati viaggia però sotto i nostri occhi. Ogni giorno. Il ventre molle dell'arte rubata sono i mercatini dell'usato. Non antiquari e case d'asta, là dove ogni opera viene controllata e respinta se priva di certificati. «Nei mercatini, invece, si annida chi cerca di rifilare opere rubate a ignari acquirenti, che non sanno di acquistare un oggetto d'arte né che devono chiedere un certificato d'autenticità», dice Colazzo. I controlli di carabinieri, polizia e guardia di finanza sono aumentati, negli ultimi tempi. E nel 2007 hanno permesso di recuperare 213 oggetti. Emblematico il caso di Stupinigi. Giugno 2007: i carabinieri arrestano i responsabili del furto messo a segno alla Palazzina di Caccia tra il 18 e il 19 febbraio 2004, quindici nomadi sinti accusati di oltre 200 furti in chiese, case private e banche. Ultima mossa disperata, la tentata estorsione (250 mila euro) ai danni dell'Ordine Mauriziano, proprietario della Palazzina, quando la banda s'era accorta che la refurtiva era difficile da piazzare