L'ingresso delle Fondazioni nel capitale della Cassa Depositi e Prestiti con una quota del 30 per finanziare il processo d'infrastrutturazione delle Grandi Opere, può rilanciare l'operatività c l'immagine della Cassa, ma deve essere bilanciata da un rinnovato impegno delle Fondazioni sul territorio, per non rischiare di tradire lo spirito della recente sentenza della Consulta. La Corte Costituzionale, infatti, nel confermare il ruolo di garanzia delle Fondazioni per il sistema bancario nazionale (in chiave difensiva contro la colonizzazione delle banche italiane da parte dei colossi stranieri), ha anche dato un segnale forte per ridefinirne missione e posizionamento, nell'ambito della riforma federalista dello Stato. La sentenza non prevede linee d'indirizzo sulle politiche d'investimento, ma amplia il perimetro d'azione delle Fondazioni aggiungendo, ai beni culturali e al no profit, altri settori d'intervento come scuola, opere pubbliche e sicurezza. Ne consegue un'indicazione chiara per le Fondazioni a raccogliere la sfida dello sviluppo sul territorio, impostando criteri e obiettivi dell'attività futura secondo questa direttrice. Dopo un biennio in cui sono rimaste in un limbo istituzionale e programmatico, le Fondazioni sono chiamate a guadagnarsi un ruolo misurandosi con il principio deIl'accountability (della responsabilità). Questo significa rispondere direttamente alla collettività di cui sono espressione e con cui s'interfacciano quotidianamente, non ripiegare su logiche di gestione che assicurano una redditività sicura del loro patrimonio (36 miliardi di euro), ma di basso profilo. Sotto questa angolatura, la realizzazione di uti programma di medie infrastrutturc (integrate a rete con le grandi) che siano in rapporto diretto con il territorio, e diventino fattore di crescita e di recupero di competitività per le Pmi mi sembra che possa essere un esempio concreto e qualificante della nuova tnissione. Lo stesso principio di sussidiarietà, che finora ha improntato l'attività delle Fondazioni, deve essere ripensato. Non basta integrare risorse su progetti già esistenti. L'allocazione ottimale delle risorse deve rispondere alla logica della finanza per lo sviluppo, che impone capacità progettuali e alta intensità nel livello degli investimenti. Nel 2001 a esempio le Fondazioni hanno erogato circa 1 miliardo di euro, di cui il 34 si è indirizzato alla cultura e alla tutela del patrimonio artistico, il 13 all'istruzione, il 12 all'assistenza sociale, il 10 alla Sanità e così via. Per il futuro questi numeri dovranno essere letti con la lente delle policy, dell'analisi costi benefici (con la valutazione di forme alternative d'impiego) e della rendicontazione dei risultati per gli stakeholders. Del resto esistono già segnali interessanti di un'inversione di tendenza. L'Acri a esempio ha promosso di recente l'iniziativa "Sviluppo Sud" per la realizzazione di"Distretti culturali" nel nostro meridione. Un progetto per la valorizzazione economica del patrimonio artistico, culturale e ambientale delle regioni del Sud Italia in cui le 43 Fondazioni coinvulte investiranno 26 milioni di euro. Le Fondazioni bancarie del Nord finanzieranno il progetto, mentre quelle del Sud avranno un ruolo organizzativo e di raccordo con le istituzioni locali. Il progetto può diventare un prototipo replicabile anche in altri settori. Si stima, infatti, che in Italia si possano realizzare circa 117 distretti culturali, cui 21 al Nord-Ovest, 20 al Nord-Est, 50 al Centro 26 al Sud e Isole. Sempre ragionando in termini di scenari con una crescita del 5-10 dei visitatori, una valorizzazione delle economie di distretto potrebbe garantire una ricaduta occupazionale di oltre 1l5mila nuovi occupati (di cui 75mila al Centro Sud). In questa prospettiva "Sviluppo Sud", può diventare un esempio di solidarietà Nord-Sud sia di quella programmazione che per diventare cultura e radicarsi, deve essere praticata nei comportamenti concreti.