VERONA -Un tempo era la Valpolicella felix, lanfiteatro verde, la piccola arcadia alle porte di Verona, oggi è geografia smarrita nel grigio del cemento oltre le siepi. Da anni orinai si ricorrono e si accavallano le critiche e le denunce sulla decomposizione di un paesaggio ridotto a «maceria martire abitabile», per usare le parole di Guido Ceronetti. Attenti osservatori e scrittori del paesaggio veronese, da Eugenio Turri a Libero Cecchini, da Dino Coltro a Milo Manara, hanno lanciato segnali di allarme sullesaurimento di un territorio, come quello della Valpolicella, il cui scempio sembra inarrestabile. Un deserto di cemento che si prolunga a Pescantina, dove abita lo scrittore Nicola Cinquetti che, senza mezzi termini, denuncia «La trasformazione del paesaggio di Pescantina ha travolto e consunto tutto il paese. E dovuta ad una politica edilizia aggressiva che non mostra cedimenti. Prese da un incontrollabile orrore del vuoto le amministrazioni si sono affannate a riempire ogni area verde, ogni spazio aperto. Preoccupante è, poi, quello che sta accadendo lungo le rive dellAdige, dove meravigliose sequenze di alberi secolari soccombono allavanzare delle ruspe». Tanti segnali dallarme che in questi anni sono stati raccolti dallassociazione «Salvalpolicella» e dal suo presidente Pieralvise Serego Alighieri: «La notizia più interessante di questi giorni è la presa di posizione della Lega che ha denunciato la cattiva gestione di tutto il territorio. Potrà essere una mossa da campagna elettorale, che è prossima in Valpolicella, mala denuncia è condivisibile». Nei giorni scorsi il ministro Sandro Bondi ha dichiarato di prendersi a cuore il caso, denunciato da Asor Rosa, di Montichiello, il piccolo paese toscano accerchiato dalle ruspe: «E un segnale positivo - commenta Serego Alighieri - ma il problema è che qui si tratta di un intero territorio, non di un borgo. Spero, tuttavia, che il ministro si interessi e prenda seriamente a cuore anche il caso della Valpolicella». Un territorio, quello della Valpolicella, consumato da tempo, il cui logoramento continua ancor oggi, magari sotto traccia: «Prendiamo - continua Serego Alighieri -le recenti dichiarazioni del sindaco di Negrar che si vanta di aver limitato a "soli" ego mila metri cubi le nuove edificazioni pensando di essere riuscito a contenere le grandi lottizzazioni. Migliaia di metri cubi che tuttavia ci saranno. Per cui persiste questa doppiezza: tutti si dichiarano ufficialmente attenti alla salvaguardia del territorio, salvo poi operare in modo del tutto opposto. Così la Valpolicella è andata e va a pezzi». Un altro esempio arriva dal Comune di SantAmbrogio e dalle coloratissime villette balneari costruite intorno alla nuova rotonda. «Sono inguardabili - afferma Serego Alighieri -. E non si capisce nemmeno a chi sono destinate perché non ci risultano grosse richieste di abitazioni. E un meccanismo che ci è oscuro. Si costruisce per chi? Non mi pare che ci sia una natalità pari allaumento delle costruzioni, né che la gente di Verona, negli ultimi tempi, ambisca ad abitare in un territorio che ormai è diventato periferia della città». La denuncia del presidente dellassociazione «Salvalpolicella» si prolunga anche nella descrizione di quello che nascerà a Gargagnago al posto dellex-seminario, proprio di fronte alla storica villa Alighieri: «Sta venendo su una "roba" che fa impressione. Sarà il solito mega centro commerciale con nuove strade e nuovo traffico. Il turismo enogastronomico cerca ben altro: non ha certo bisogno dei centri commerciali o di costruzioni coloratissime che nulla hanno a che fare con la nostra storia e che offendono solo il paesaggio. Ha bisogno di un territorio che parli delle sue antiche e nuove attività nel segno della qualità della vita e del lavoro». Parole che sembrano evidenziare una parte di Valpolicella ormai irrimediabilmente perduta. «Lunica via da percorrere - suggerisce Pieralvise Serego Alighieri - è condividere il futuro del territorio con chi produce il suo più nobile prodotto che è il vino e che rende famosa la Valpolicella in tutto il mondo. Il destino di un buon vino non dipende solamente dal suo gusto e dalla buona etichetta, ma anche dal territorio e dai luoghi in cui nasce».