Massimiliano Fuksas invoca «un maggior controllo pubblico del territorio. Mancano da decenni i piani regolatori e ci sono in Italia 3 milioni di cittadini ai quali bisogna dare una casa. Se la politica non vuole che nascano delle nuove favelas, ci deve pensare». Già, ma come? Nel dibattito svoltosi ieri mattina alla Triennale nellambito del Festival sullambiente intitolato «La sostenibilità del vivere», ciascuno aveva dati e ricette diverse. Per il presidente del Fai, Giulia Maria Crespi, la priorità va data alla tutela del territorio, anche del territorio agricolo. Si è sfruttato troppo lambiente, e quello che Milano ha bisogno è un sistema di parchi, a partire dal Parco Agricolo Sud che va protetto». Ma per il presidente di Assimpredil, Claudio De Albertis, non è affatto vero che il territorio è stato utilizzato così intensivamente: «A Milano, dal 1993 ad oggi, loccupazione del territorio è aumentata delle per cento e in provincia del 4,6 per cento. In compenso, il valore fondiario è aumentato del 25-50 per cento. Questo ha compresso i costi di costruzione, di qui la fatica a fare innovazione». Il direttore della Biennale dellArchitettura del 2008, Aaron Betsky, una ricetta quasi ce lavrebbe: aderire alla società globale, non lasciarsi prendere dalle nostalgie, creare delle strutture viabilistiche che consentano a Milano di diventare davvero una città diffusa. E «non Giulia Maria Crespi aver paura di pensare anche alla distruzione di alcune architetture, sostituendole con altre più adeguate dal punto di vista del risparmio energetico e del soddisfacimento abitativo». «Fosse facile - ironizza un po Fuksas come si fa a distruggere un edificio o a costruire della nuova edilizia popolare se da decenni i politici, attraverso la cartolarizzazione, non hanno fatto che dismettere patrimonio e non sono più proprietari di niente? Come si fa a mandar via degli inquilini promettendo loro una nuova casa nella Babele normativa attuale? La politica si deve svegliare se non vogliamo veder nascere delle favelas». «Ma la politica sta facendo la sua parte!», insorge lassessore allo Sviluppo dei Territorio Carlo Masseroli. «Lassenza di piani regolatori non vuoi dire disimpegno del Comune: ogni piano di intervento privato viene contrattato con il Comune che, in cambio dellautorizzazione edilizia, chiede opere di intervento sociale: riqualificazione di strade, edifici di edilizia popolare e altro ancora. Questa è una modalità ideale di intervento, lurbanistica vincolistica dei piani regolatori e delle infinite varianti ha invece prodotto il territorio urbano che vediamo. Anche per lExpo noi siamo disponibili ad ascoltare tutti, ed opereremo nella direzione del potenziamento infrastrutturale e della sostenibilità ambientale».