La sovrintendenza: è fatiscente, impossibile ristrutturarlo PORTUENSE L'ultimo esposto, Italia Nostra, lo ha presentato tre giorni fa. Ancora una volta contro la demolizione dell'ex pastificio, ex Museo internazionale del cinema o ex depositeria comunale di via Bettoni, zona Porta Portese. Sulla quale, dice, aleggiano vincoli prima annunciati e poi svaniti, dubbi sull'accordo di programma che mira al recupero urbanistico dell'area e infine intenti edilizi speculativi. Con la costruzione di immobili per oltre 45milametri cubi su un compendio che, dichiara l'associazione, "secondola planimetria presentata dovrebbe essere di 31mila metri cubi". Così mentre il IX Dipartimento ha incaricato il VI "con urgenzadi far conoscere se esistono motivi ostativi al rilascio del permesso di costruire" al gruppo Bonifaci-Lambro 2001, l'esposto di Italia Nostra è stato consegnato ai pm Colaiocco e Cardia, gli stessi che hanno in mano l'inchiesta sul prg approvato dalla giunta Veltroni. Inchiesta al momento contro ignoti e il cui unico reato ipotizzato è la violazione di norme urbanistiche. Annosa vicenda, quella dell'ex pastificio di via Bettoni progettato dall'ingegner Sleiter. "Il primo edificio industriale in cemento armato di Roma" ribadisce Italia Nostra. "Un complesso fatiscente, con tetti e solai in legno pieni di insetti e il cui recupero conservativo sarebbe una follia" ricorda un tecnico della Sovrintendenza per i beni architettonici del comune di Roma mentre il XVI Municipio per voce del suo presidente Fabio Bellini, rivendica "di aver ottenuto dal costruttore un primo piano di circa1900metri quadrati da adibire ad asilo e attività culturali".E sui dubbi avanzati da Italia Nostra spiega: "Non mi risulta siano mai pervenute lettere formali di vincoli. Sul volume dell'edificio potrebbero essere stati inclusi anche spazi già abbattuti ma pur sempre dentro le mura". Il resto compete ad altri. Dal Campidoglio alla Sovrintendenza fino al Ministero. "L'intero progetto - aveva affermato Umberto Marroni, capogruppo Pd in Comune- è stato approvato in Consiglio comunale e sottoposto al parere della Soprintendenza e della Regione. Tutti hanno dato parere favorevole". La battaglia di Italia Nostra però va avanti. Perché, sostiene Roberto Pazienza, "il fabbricato è del 1900.Haunvalore storico, il cui interesse è stato riconosciuto anche dalla Soprintendenza comunale che l'ha inserito nella carta storica dell'Archeologia industriale del Comune di Roma". Così non si spiegherebbe perché "L'edificio è stato inserito dal costruttore nella norma di tessuto P16, ovvero posteriore al prg del 1930". Se non, afferma Italia Nostra,per la possibilità di demolirlo. Poi l'associazione ricorda "che la sussistenza del vincolo monumentale ope legis comporta che, per il caso di demolizione, possa essere solo la direzione generale del Ministero a rinunciare alle componenti storico-artistiche del bene".