A pensarci sarà la «Scuola di arti e mestieri del vino» che vedrà come sede naturale e vocata allo sviluppo sostenibile del territorio, la struttura del mulino-giardino delle ex miniere di zolfo di Tufo. Un salto che dal passato operaio della miniera, trae linfa nuova non casuale (lo zolfo proteggeva le viti dai parassiti) in un'altra storia che questo territorio sta scrivendo con l'intento di terminarla al più presto con un brindisi. La struttura, esempio mirabile di archeologia industriale, recuperata e salvata dall'incuria e dal degrado dalla Comunità Montana del Partenio di cui è presidente Palerio Abate e che è di proprietà della Provincia di Avellino con i comuni di Tufo, Altavilla, Preturo e Torrioni si accinge a diventare, dunque, scuola, grazie all'iniziativa promossa dal progetto «Le terre irpine Docg» che coinvolgerà le aziende vinicole irpine che avranno un ruolo fondamentale, legato al progetto attraverso la realizzazione di fattorie viticole pilota, oltre alla conservazione delle piante, dei giardini e delle vecchie vigne. Chiaro che alla Scuola prestassero interesse partecipativo anche organizzazioni che fanno parte del gotha di quanto è cibo e sviluppo ragionato e mirato di produzioni di eccellenza legate allo sviluppo dei territori. Parliamo di Slow Food e dell'Università di scienze gastronomiche di Pollenzo che parteciperanno al workshop curato dalla Plansud di Avellino con Investimenti e sviluppo di Napoli di martedì «Le terre Ìrpine Docg» che si svolgerà (10,30) all'Hotel Moon Valley di Vico Equense e che analizzerà il progetto pilota legato all'iniziativa della Scuola. Momento utile a sviluppare attraverso un organismo permanente per la formazione di professionalità legate al mondo del vino, quali maestri bottai, potatori, addetti alla gestione dei terreni, cantinieri ed il cui scopo è quello di rafforzare la filiera vitivinicola, radicando sul territorio fasi e competenze funzionali all'intero processo produttivo ed al suo sviluppo.