Le pale eoliche di Scansano fanno a pugni col castello di Montepò? E allora spostate il castello, esemplare monumento agli stereotipati paesaggi da cartolina che inchiodano la Maremma a un destino di Arcadia imbalsamata. È questo - in sintesi - il pensiero lanciato dal critico d'arte Mauro Papa nel dibattito sul presente e sul futuro del nostro territorio. L'occasione viene da una mostra. Da oggi al 15 giugno il Centro di documentazione per le arti visive (Cedav) di Grosseto ospita ed espone le "Costellazioni" del giovane artista grossetano Lapo Simeoni. Ossia la rielaborazione in segno artistico del parco eolico di Murci (Scansano), con i suoi "mulini a vento" che tante polemiche hanno suscitato. In particolare da parte del re del Brunello, Jacopo Biondi Santi, che - qualche anno fa - acquistò dalla famiglia dello scrittore inglese Graham Greene lo spettacolare castello di Montepò. Le pale di Murci sono ben visibili dalle terrazze del castello e Biondi Santi le ritiene un insulto alla bellezza del paesaggio maremmano. Dunque l'imprenditore ha fatto ricorso al Tar contro il parco eolico, e lo ha vinto. Gettando nello sconforto la Regione Toscana, che sull'energia pulita del vento scommette, ma spingendo all'esultanza il vicinato di Murci, che contesta rumori molesti e crollo dei valori immobiliari legato a quei giganti di ferro sulla collina. Fin qui i fautori delle torri eoliche hanno puntato soprattutto sui vantaggi ecologici ed economici, per difendere l'esistenza di quell'impianto. Ora invece Mauro Papa fa un passo in più. E prendendo spunto dalle creazioni di Lapo Simeoni rovescia il punto di vista: «Non sono le pale eoliche a disturbare la dorsale di Murci - dice - ma semmai la vista del castello stesso, che dunque andrebbe spostato. Il paesaggio di quello scorcio di Maremma - argomenta Papa - è difatti precluso da chi volesse ammirarlo dal fortilizio, privato e inaccessibile; mentre è perfettamente godibile da chi è liberamente accolto nel parco eolico, ai piedi di quei monumentali e modernissimi mulini a vento di donchisciottiana memoria. Le pale eoliche stimolano la fantasia fertilissima dei veri artisti, mentre il castello di Montepò stimola solo la realizzazione stereotipata di cartoline oleografiche e sbadiglianti». Inutile dire che - come sottolinea lo stesso critico - questa audace presa di posizione vale soprattutto come «provocazione ironica», dichiaratamente ispirata agli altrettanto provocatori proclami del Futurismo contro la cultura «passatista e reazionaria». Ironica, ma non troppo, precisa ancora Papa, consapevole di sollevare una questione decisiva per il futuro (e non solo culturale) di questa terra: solo cinghiali, butteri e tramonti sul padule, per la Maremma? Solo le «campagne incorrotte che si ammirano dalle reception seriali dei 20mila agriturismo disseminati tra Argentario e Colline Metallifere?». Oppure c'è bisogno di qualcos'altro, di quegli «orizzonti unici e inediti» che si aprono esplorando per esempio i giardini d'arte di Paul Fuchs a Boccheggiano, di Niki de Saint Phalle a Capalbio o di Daniel Spoerri a Seggiano? E poi, uscendo dal terreno squisitamente artistico, è davvero obbligatorio pensare per la Maremma un futuro senza progresso («soprattutto se ecologico e sostenibile»), nel nome dei paesaggi incontaminati, e magari chiudendo un occhio sugli abusi che spesso "i turisti paesaggisti" compiono per farsi casa in quei paradisi? È chiaro che qui la questione si fa assai più complessa e delicata. Si fa, per dirla tutta, "politica". Ed è un buon segno che ad aprire una riflessione politica sia - per una volta - una mostra d'arte. L'arte del giovane Lapo Simeoni, con le sue pale immerse in «cieli plumbei e poco maremmani», eppure così affascinanti. Il dibattito è servito. E.G.
GROSSETO. Pale eoliche? Meglio del castello
Il critico d'arte Mauro Papa ha lanciato un attacco contro il castello di Montepò, acquistato dal re del Brunello Jacopo Biondi Santi, affermando che il paesaggio maremmano è stato "imbalsamato" e che il castello è un esempio di stereotipati paesaggi da cartolina. Papa sostiene che le pale eoliche di Murci, costruite nel parco, sono un insulto alla bellezza del paesaggio maremmano e che il castello dovrebbe essere spostato per permettere di ammirarlo. Il critico sostiene che le pale eoliche stimolano la fantasia degli artisti, mentre il castello stimola solo la realizzazione stereotipata di cartoline oleografiche.
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