La Puglia in materia di danni all' ambiente è terza nella classifica italiana. è la fotografia scattata da Legambiente nel tradizionale rapporto annuale sull' Ecomafia. Nel 2007 la Puglia ha continuato a calpestare la sua terra: lo ha fatto smaltendo illecitamente rifiuti urbani e speciali, costruendo case abusive nei parchi e in riva al mare o magari bruciando i boschi per speculazione. Quello che è emerso è che il business dei rifiuti è il vero nuovo grande affare della criminalità organizzata. Tre reati ogni ora. Duemila e seicento in un anno e il terzo gradino nella classifica dei peggiori in Italia, dietro la Campania e la Calabria. La Puglia nel 2007 ha continuato calpestare la sua terra: lo ha fatto smaltendo illecitamente rifiuti urbani e speciali, costruendo case abusive nei parchi e in riva al mare o magari bruciando i boschi per speculazione o incuria. A denunciarlo è Legambiente nel tradizionale rapporto annuale sull' Ecomafia che mai come quest' anno è carico di significati: il caos Campania e le inchieste della magistratura stanno confermando quello che da anni l' associazione ambientalista denuncia, e cioè che il business dei rifiuti è il vero nuovo grande affare della criminalità organizzata. In Italia così come in Puglia: la procura antimafia di Bari non a caso sta indagando sui presunti affari illeciti e connivenze con i clan nella gestione discarica di Altamura, da poco chiusa dopo 22 anni di attività. Rispetto al 2006 la Puglia è salita dal quarto al terzo posto in materia di reati contro l' ambiente, scavalcando così il Lazio. Le infrazioni accertate sono state 2.596 e se è vera la vecchia regola per la quale si riescono a individuare il 20 per cento dei reati, significa che siamo nell' ordine dei diecimila. La Puglia è però la prima in assoluto per il numero delle persone arrestate: 47. Il business principale, a leggere i dati, è lo smaltimento illecito dei rifiuti. Lo scorso anno in Puglia sono sparite circa un milione e seicentomila tonnellate di immondizia, rapporto questo che viene fuori dal totale prodotto e da quello trattato nelle discariche. Se Bari si sta muovendo sulla discarica di Altamura, secondo il governo i centri principali dell' illegalità sarebbero i clan salentini e quelli della Capitanata, gli unici a tenere i contatti direttamente con la Campania. A confermarsi terra di conquista sarebbe poi il foggiano, «dove i traffici illeciti - si legge nel rapporto - portano i rifiuti prodotti dal Centro-Nord a essere scaricati direttamente nei terreni agricoli. Scorie sempre più spesso spacciate per compost». Il riferimento è all' operazione con la quale la Dda di Bari e la procura di Foggia hanno messo fine all' attività che il clan Gaeta svolgeva in Capitanata fin dal 1995. La magistratura ha accertato che almeno 100mila tonnellate di rifiuti, anche tossici, invece di essere portati nelle aziende di compostaggio venivano cosparsi su terreni agricoli, oppure interrati nelle cave. Un' attività illecita che fruttava ai Gaeta circa 5 milioni di euro all' anno. Una delle caratteristiche dell' ecomafia pugliese è la contiguità con la politica e la pubblica amministrazione: nelle varie operazioni tra gli arrestati ci sono sindaci, dipendenti comunali, funzionari e anche uomini delle forze di polizia. La criminalità non risparmia poi nemmeno le aree di pregio: a febbraio la Forestale ha sequestrata una discarica abusiva, con i rifiuti che uno sull' altro arrivavano sino a otto metri, nel mezzo del Parco della Murgia. Così come tante sono le cave trasformate in rifugio per l' immondizia. Oltre ai rifiuti, sono cresciuti anche nel 2007 i reati di abusivismo. Dopo lo storico abbattimento di Punta Perotti le irregolarità nel ciclo del cemento erano diminuite, e invece quest' anno la Puglia si piazza al terzo posto con 721 infrazioni, 941 persone denunciate e 292 sequestri. «Purtroppo il mattone selvaggio imperversa ancora in Puglia - spiega il segretario regionale di Legambiente, Francesco Tarantini - e le costruzioni spuntano ovunque: nelle aree sottoposte a vincolo paesaggistico o idrogeologico e soprattutto sui litorali. Gli 800 chilometri di costa pugliese fanno gola a grandi speculatori e privati cittadini che vogliono il loro posto al sole con vista sul mare». Nel rapporto di quest' anno emergono poi altri argomenti nuovi per la criminalità ambientale pugliese, ma molto allarmanti: i crimini sull' agricoltura (le sofisticazioni alimentari, i pesticidi ma anche il caporalato), gli incendi (il Gargano in fiamme), il traffico di specie protette e l' archeomafia. «In una regione come questa - dice Tarantini - sarebbe molto importante lavorare sulla prevenzione: per questo chiediamo al presidente della Regione, Nichi Vendola, di istituire un osservatorio regionale di Ambiente e legalità che abbia lo specifico ruolo di monitorare il territorio su tutte le questioni legate all' illegalità ambientale e che veda coinvolti tutti gli attori locali, regione, province, forze dell' ordine e associazioni». Per divulgare il rapporto Ecomafia e portarlo in mezzo alla gente, parte il No Ecomafia tour. Dodici tappe in giro per l' Italia (e una a Bruxelles) per parlare di criminalità ambientale e sollecitare una sempre maggiore collaborazione di cittadini e istituzioni: a Bari saranno il 19 giugno