Probabilmente sono in pochi a sapere che Palermo deve anche ad un ufficiale dei Carabinieri reali, la salvaguardia di alcuni suoi monumenti in bronzo che tuttora possiamo ammirare. Era il 12 di maggio del 1942: la città era già in parte devastata dai bombardamenti inglesi e, come se non bastasse, il Governo nazionale con a capo il Duce Benito Mussolini batteva cassa sin dal 1935, per tramite delle Regie Prefetture al fine di raccattare quanto più metallo possibile. Tutti i metalli, più o meno nobili, venivano donati o requisiti ob torto collo al fine di incrementare la produzione bellica nazionale e non importava se cancellate di ville pubbliche e private e monumenti in bronzo fossero liquefatti in un atto di fede per la causa nazionale concretizzato in cannoni, bossoli, navi, armi e quant' altro assimilabile. E proprio per i monumenti in bronzo palermitani ebbe la competenza di decidere sul da farsi la Regia Soprintendenza ai monumenti, la quale inviò alla Regia Prefettura di Palermo un lungo elenco di possibili opere d' arte da fondere, a firma del Soprintendente di allora Martini, il 7 dicembre 1940. Tra questi c' erano il monumento ad Ignazio Florio posto nella omonima piazza, il monumento all' abate Meli di piazza Sant' Oliva, e poi la statua al tenente Cucceri, il busto a Benedetto Civiletti al Giardino Inglese e il busto a Cesare Battisti. Dal 1940 al 1942 si cercò quindi, in una altalena di corrispondenza tra Gabinetto del Podestà, Soprintendenza ai monumenti, Prefettura, Presidenza del Consiglio, ministero dell' Educazione nazionale, Carabinieri reali e altri organi preposti al controllo, di prendere tempo vagliando pro e contro anche in considerazione dei vari interessi in ballo. Interessi che, tra l' altro, coinvolgevano sia la popolazione che le istituzioni da un punto di vista emotivo, sentimentale, patriottico e di culto; opere che si trovavano poste all' interno di cimiteri, di chiese, di monumenti ai caduti non potevano essere liquefatte con un colpo di penna. Che fare? Alcune tra le più importanti espressioni artistiche monumentali a Palermo, di Mario Rutelli, Benedetto Civiletti, Scipione Li Volsi, correvano il rischio di essere distrutte e sostituite da fredde copie di marmo. La fine di questa particolare vicenda resterà con un finale incerto sino a quasi la fine del secondo conflitto mondiale in Sicilia, avvenuto il 17 agosto del '43, concludendosi con risvolti positivi grazie anche al buon senso del maggiore dei Carabinieri reali della Legione territoriale di Palermo, comandante Onofrio Spampinato. Il quale ebbe il grande coraggio di rispondere ad una lettera prefettizia del 6 maggio 1942, dicendo che la rimozione proposta di alcuni monumenti non sarebbe stata consigliabile visto l' attaccamento della popolazione ad essi, in quanto ricordavano personaggi per i quali la cittadinanza conservava una tradizionale affezione: «Ritengo pertanto che sia il caso di provocare la revoca del provvedimento di rimozione», scrisse