Il Comune ha poco più di tre mesi per presentare il progetto di riqualificazione urbanistica del centro storico e utilizzare 220 milioni di euro messi a disposizione dall'Unione europea. Lo ha ricordato ieri l'assessore all'Edilizia Felice Laudadio durante l'incontro al Castel dell'Ovo organizzato dalla Fondazione internazionale per gli studi superiori di architettura presieduta da Uberto Siola. Il tema - «Idee e progetti per il centro storico di Napoli» - riprende il titolo del volume a cura di Federica Visconti e Renato Capozzi, presentato per l'occasione. «Con i lavori della nostra Fondazione - spiega Siola - diamo suggerimenti e proposte, non vogliamo vendere progetti, ma siamo convinti che se non si affronta la questione centro storico è difficile parlare del resto della città». A questo proposito vengono letti i messaggi inviati dal cardinale e dal presidente della Regione. «Bisogna innovare senza tradire la storia, conservando attivamente il patrimonio architettonico di Napoli», scrive Sepe; mentre per Bassolino «la ricostruzione dell'impianto urbanistico si deve necessariamente legare agli interventi in settori strategici, come quello dei trasporti». Il Comune valuterà idee, proposte e suggerimenti entro fine mese per presentare poi, alla scadenza del 30 settembre, un accordo di programma che cambi il Piano regolatore. Isaia Sales, consulente economico di Palazzo Santa Lucia, ricorda che «la Regione ha deciso di destinare il 15 per cento della programmazione europea 2007-2013 alla riqualificazione di sistemi urbani in città con più di 50 mila abitanti», sulla base di un accordo che stabilisce in un anno il tempo massimo per presentare gli studi urbanistici. Ebbene, il Comune di Napoli ha firmato questo accordo lo scorso settembre, per cui ha ancora tre mesi per non perdere i 220 milioni disponibili. Ma come vanno spesi i soldi? È intorno a questa domanda che si sviluppa il dibattito, presenti anche il vicesindaco Tino Santangelo e l'assessore comunale alle risorse strategiche Enrico Cardillo. A Castel dell'Ovo vengono le soluzioni adottate in Germania con interventi degli architetti Hans Stimmann e Max Dudler. «I berlinesi - dice Stimmann - sono abituati a vedere cambiare la città ogni 20 anni e la loro identità si fonda proprio sul cambiamento e sull'attesa per il futuro. Hanno cioè un atteggiamento diametralmente opposto ai napoletani». Anche Dudler porta esempi di commistione tra nuovo e antico. «Per mantenere l'identità nel centro storico di Napoli bisognerebbe fare piccoli interventi per volta, in modo tale da far abituare progressivamente i cittadini al cambiamento». Intervenire inizialmente su un'area poco vasta del centro storico è anche l'idea di Isaia Sales, che suggerisce un progetto-pilota mirato con la partecipazione della Curia, del ministero Beni culturali, delle soprintendenze e degli enti locali». L'ipotesi? Abitazioni per studenti universitari. «Un ceto che funga da anticorpo per gli altri ceti».