Le varietà di "pom" piemontesi crescono nellarea dellAbbazia Un perfetto connubio tra bene artistico e ambiente naturale Un comitato nato nel 96 segue la gestione dellattività coinvolgendo gli abitanti della zona Organizzati lezioni di potatura e itinerari turistici Promossi pure incontri con Beccaria e Fruttero Santa Maria di Vezzolano, quasi al confine tra le province di Asti e Torino, è un piccolo capolavoro del romanico, testimone di quel «bianco mantello di cattedrali» che, come scrisse un cronista dellepoca, ricoprì lEuropa a partire dal XII secolo. A quegli anni risale infatti linizio della sua costruzione, portata a termine nel corso dei secoli XIV-XV nelle forme attuali. Bene demaniale dal 1937 (è lunico grande edificio religioso piemontese di proprietà pubblica), è stata ancora di recente oggetto di lavori di restauro a cura della Soprintendenza per i Beni architettonici e del Paesaggio del Piemonte, che le hanno restituito, intatta, tutta la sua suggestione. Con la ricca iconografia mariana negli interni, la bella facciata, il raro pontile in arenaria dipinta, gli affreschi del chiostro. Il fascino del complesso nasce tanto dalle sue forme quanto dalla simbiosi con il contesto, da un connubio quasi perfetto fra espressione artistica e ambiente naturale circostante. Proprio da qui prende le mosse la storia di Piemonte di cui vi voglio parlare oggi. Nello scorso mese di maggio è stata infatti presentata, a Vezzolano, una smilza quanto preziosa pubblicazione, l "Armanach dij pom", che cataloga e descrive le 21 antiche varietà di meli che nel 1997 sono stati messi a dimora nel terreno retrostante la Canonica, in quattro aree secondo un sesto di impianto a croce. Ci sono calvilla e carlo, ciocarin-a e carpandù, pom matan e marcon e tante altre, ad attraversare le stagioni, da San Giovanni ad autunno inoltrato. Di ognuna, una scheda propone limmagine fotografica e descrive forma, taglia, caratteristiche di buccia e polpa, periodo di raccolta e di consumo. Liniziativa prese le mosse nel 1996, quando la Soprintendenza lanciò lidea di realizzare un giardino tradizionale nei terreni retrostanti la canonica. Seguì la costituzione di un Comitato per limpianto e la gestione di un frutteto di meli di antica varietà piemontese: si era infatti constatato che, fino all800, lAbbazia era circondata da un frutteto, poi andato perduto nel periodo di abbandono. Nel febbraio del 97 furono messi a dimora 48 portinnesti a cura di Carlo Caramellino, titolare di unazienda vivaistica a Odalengo piccolo (comune che si definisce, guarda caso, "'l pais di pumm dna vota"), particolarmente attento alle varietà tradizionali. Le marze furono quindi innestate con la tecnica dello spacco diametrale. «Liniziativa racconta il professor Dario Rei, attuale presidente del comitato nasce della consapevolezza che il bene artistico deve essere conservato nel suo contesto. In questo caso, a Vezzolano, siamo nel cuore della campagna monferrina, e il nostro obiettivo vero è la salvaguardia del paesaggio rurale, il più esposto ai rischi di cancellazione con lavanzata degli inquinamenti, la perdita di biodiversità, il consumo dei suoli, la disseminazione disordinata di brutti insediamenti». Per ottenere risultati duraturi, capaci di influire sullimmaginario e sulla cultura diffusa, occorre però coinvolgere la gente del luogo, facendo crescere la consapevolezza. Ecco allora le lezioni di potatura, che si sono svolte nel frutteto la scorsa primavera, i corsi per la cura delle piante, la progettazione di itinerari turistici e culturali nel Nord Astigiano a valenza agroambientale. E, ancora, gli incontri con intellettuali come Gianluigi Beccaria, che ha fatto da padrino alla presentazione dellAlmanach, o Carlo Fruttero, che ha origini e casa da queste parti e che di Vezzolano e del suo frutteto parla nel romanzo, "Donne informate sui fatti". Intanto il comitato cresce. Oggi sono quasi 150 gli iscritti che ne fanno parte. Oltre ad abitanti della zona, sono sparsi fra Torino e Asti: volontari che partecipano in prima persona alla gestione del frutteto o semplici appassionati che condividono la filosofia e lo spirito delliniziativa. «Perché ricorda ancora Rei noi ci sentiamo parte di una entità articolata, quella che a Vezzolano comprende, oltre che un bene architettonico e artistico di notevole importanza curato dalla Soprintendenza, una azienda agricola di 30 ettari, condotta dal Cnr che vi gestisce importanti sperimentazioni e noi, che siamo i più piccoli. Tutti insieme possiamo costruire una realtà nuova capace, come dicevo, di realizzare quel continuum arte-natura-paesaggio-attività umane che è la vera chiave della tutela ambientale».
la Repubblica
8 Giugno 2008
PIEMONTE - Vezzolano e il frutteto di meli
CA
Carlo Petrini
la Repubblica
A Santa Maria di Vezzolano, in Piemonte, si trova un frutteto di meli antichi, creato nel 1997 con l'aiuto della Soprintendenza per i Beni architettonici e del Paesaggio del Piemonte. Il frutteto è stato realizzato con 21 varietà di meli, tra cui calvilla e carlo, ciocarin-a e carpandù, e si trova nel terreno retrostante la Canonica, un edificio del XII secolo. Il frutteto è stato creato per conservare il bene artistico e la biodiversità, e per promuovere la tutela ambientale.
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