Interviene il parroco e il sindaco replica alle opposizioni «Il parco è stato chiuso perché le abitazioni attigue hanno finestre basse che sporgono all'interno del giardino. Durante i mesi invernali più volte un senza tetto è stato visto accamparsi lì. Ma per tantissimo tempo - afferma Mario del Becaro, parroco di Tizzana - si sono visti fedeli nel parco della Rimembranza solo durante la giornata di memoria del 4 novembre». Sentitosi chiamato in causa dalle polemiche sorte dopo il consiglio comunale, il parroco interviene sulla vicenda. Il parco della Rimembranza, affermano don Mario e i componenti del suo consiglio parrocchiale, è stato aperto per anni giorno e notte e pochissimi sono quelli che lo hanno visitato. «L'affluenza è limitata alla giornata del 4 novembre, quando un piccolissimo gruppo di fedeli di Catena si dirigono al parco. A questo evento, purtroppo, non è più presente né un rappresentante del Comune né dell'ordine pubblico, di cui auspichiamo il ritorno». Il parco non è circondato da una cinta muraria ma da una rete metallica, che non ne limita la vista. «Questo spiega perché è stata presa la decisione di chiuderlo. Nulla vieta però di provare per un periodo ad aprirlo una o due volte la settimana ad un determinato orario, come si fa con i musei, valutando l'affluenza. Se sarà pari a zero il parco verrà nuovamente chiuso, e chi vorrà visitarlo potrà sempre rivolgersi al parroco. Ma chi provvederà a trovare la persona che si occuperà dell'apertura e della chiusura?» E in attesa della risposta alla domanda della parrocchia arriva quella del sindaco al centrodestra. «Per chiarezza nei confronti dei cittadini ripercorro la vicenda: per effetto di un esposto dell'associazione Progetto Tizzana furono richiesti accertamenti su lavori abusivi riguardanti le sistemazioni esterne (muro di terrapieno di circa 11,50 metri) di un'abitazione posta in prossimità della chiesa di San Michele. Non risultava alcun vincolo sulla particella catastale in questione, per cui il servizio edilizia ha rilasciato un'attestazione di conformità in sanatoria, segnalando però il tutto alla Sovrintendenza. Dopo aver effettuato un sopralluogo tecnico quest'ultima ha ordinato la sospensione dei lavori e il ripristino dei luoghi allo stato originario. Il servizio edilizia ha avviato un procedimento di autotutela per un eventuale annullamento degli atti rilasciati. Questo comportava l'immediata sospensione dei lavori di completamento (peraltro mai iniziati). La proprietà interessata dai lavori e il parroco hanno fatto ricorso al Tar del Lazio, che ha accolto la loro istanza cautelare "limitatamente all'ordine di completo ripristino dei luoghi e agli effetti penalmente rilevanti"». «Mi piace sottolineare - evidenzia Sabrina Sergio Gori - che è stato il Comune stesso a dare comunicazione del tutto alla soprintendenza, a dimostrazione del fatto che non c'erano interessi particolari da difendere». Che vuol dire, sostiene, essere al limite della legalità? «I consiglieri ci dicano una volta per tutte se pensano che si sia agito contro la legge, assumendosi la responsabilità delle loro parole invece di continuare a insunuare dubbi». t.g.