L'ultima parola spetta alla Soprintendenza Spetta alla Sovrintendenza alle Belle arti l'ultima parola - quella definitiva - sul destino di villa Niemack, la dimora Liberty in via dei Bacchettoni che l'associazione Carlo Del Prete mette in vendita per ripianare i debiti. E la parola della Sovrintendenza - secondo quanto annuncia l'architetto Glauco Borella al convegno di Italia nostra sul futuro di Lucca - è semplice: la villa non potrà essere trasformata in appartamenti. E dovrà mantenere una destinazione pubblica, nello spirito della donazione. «Accade spesso - spiega l'architetto Borella - che gli enti pubblici si dimentichino quello che prevede la legge, in particolare per gli immobili che hanno più di 50 anni e che sono automaticamente vincolati. Nel caso di villa Niemack è successo più o meno la stessa cosa: l'associazione Carlo Del Prete, alla quale il Comune ha passato la villa avuta in donazione, decide di mettere in vendita l'immobile perché non lo utilizza. La procedura corretta, come per tutti gli edifici che hanno più di mezzo secolo, sarebbe stata avanzare una richiesta di "verifica di interesse" (storico, artistico o architettonico) alla Sovrintendenza che, nel caso specifico, in realtà ha già apposto il vincolo». A quel punto - prosegue l'architetto - spetterebbe alla Sovrintendenza stabilire se l'immobile vincolato, di proprietà pubblica, può essere alienato o meno. «E soprattutto - sottolinea l'architetto Borella - spetta alla Sovrintendenza stabilire la destinazione d'uso dell'immobile escludendo quelle che non sono compatibili. È evidente che villa Niemack verrà venduta (c'è anche una sentenza del Tar contro il Comune che aveva provato a fermare l'alienazione ai tempi del commissario prefettizio, ndr), ma è certo anche che non potrà essere trasformata in appartamenti e che dovrà mantenere una destinazione pubblica. L'uso pubblico è fuori discussione, anche nel rispetto dello spirito della donazione». Ma anche nel rispetto della storia di questo immobile dove la proprietaria aveva creato un laboratorio di sete di grandissimo pregio. «Questo significa che, presumibilmente - dice Borella - l'immobile potrà essere venduto a qualche ente o comunque a un soggetto che ne garantisca il mantenimento dell'uso pubblico». Su questo la Sovrintendenza non ha intenzione di derogare. Come non ha intenzione di derogare al controllo e alla tutela del centro storico (strade e piazze comprese, con e senza giostre) sul quale esiste un vincolo diretto delle Belle arti.