Bloccato un intervento in un immobile storico di corso Garibaldi Per due volte ci ha provato la Sovrintendenza a bloccare il progetto. Ora la questione, però, è passata al Tar. I proprietari di un immobile storico in corso Garibaldi non hanno gradito lo stop delle Belle arti al progetto di realizzare tre piani di appartamenti all'interno di un'ex officina, di un ex garage realizzato al posto di un giardino a corredo di un edificio cinquecentesco. La vicenda viene segnalata dall'architetto della Sovrintendenza, Glauco Borella, al convegno di Italia nostra sullo sviluppo della città e, quindi, anche del centro storico: «La vicenda è presto spiegata. Già anni fa al posto del giardino cinquecentesco venne autorizzata la realizzazione di un manufatto, una sorta di garage, con con tanto di tetto a volta. Una volta esaurita questa funzione, la proprietà ha presentato un progetto per utilizzare tutto il volume per costruire appartamenti. Il progetto è stato bocciato due volte e ora la questione è pendente davanti al Tar. A nostro avviso, infatti, una volta cessata la funzione dell'edificio, la proprietà avrebbe dovuto recuperare, almeno in parte, il giardino. Il che non significa che non avrebbe dovuto pensare di sfruttare una parte del volume, ma ci sembra inaccettabile realizzare un edificio a più piani». Un intervento del genere, insomma, snaturerebbe il rapporto di pieni e vuoti tipico anche del centro storico «che negli ultimi 25 anni ha perso la sua identità storica, quella che la rendeva diversa dalle altre. Non c'è stata alcuna tutela delle licenze storiche e personalmente ho visto chiudere, ad esempio, il carbonaio che era in via San Paolino almeno dal 1660, secondo quanto riportato dai documenti ritrovati; è scomparsa la falegnameria che (tra San Frediano e il Real Collegio) che realizzava i mobili per la famiglia reale lucchese». In sostanza - osserva l'architetto Borella - «Lucca è una città che è stata colonizzata dalle grandi catene e piano piano è diventata una città morta che, a causa delle scelte operate negli ultimi 30 anni, sarà difficile far resuscitare». Tanto più - aggiunge l'architetto - se non «si presta attenzione anche ai dettagli del centro. Prendiamo i cestini: la collocazione non viene mai stabilita con criterio e quindi ci sono zone dove abbondano e altre dove non si sa neppure dove buttare la carta. Per i cartelli stradali è lo stesso. Nella Ztl non vengono installati i semplici segnali di divieto di accesso: ci sono cartelli grandi dove si specifica che il divieto non vale per gli autorizzati o per i mezzi di soccorso, come il camion dei vigili del fuoco o le ambulanze. Come se questi mezzi non sapessero di poter andare ovunque. In compenso, l'inquinamento visivo è forte».