Quadri ritenuti d'autore, vasi di fattura greca e romana, monili e addirittura lapidi con iscrizioni: tutti rigorosamente falsi. L'Università di Salerno espone una settantina di reperti per illustrare la tecnica delle falsificazioni delle opere d'arte. Si tratta di un piccolo campionario dei circa mille pezzi ricevuti in custodia dal Comando dei carabinieri per la tutela del patrimonio culturale. Infatti è stata sottoscritta una convenzione con la quale il Centro studi sul falso conserverà gli esemplari di prodotti artistici e archeologici. «Vogliamo studiare il fenomeno del falso nel settore dell'arte -sottolinea Salvatore Casillo, direttore del Centro studi del falso -. Lo scopo è di catalogare le opere, realizzare una banca dati aggiornata che analizzi le nuove tecniche di falsificazione. L'Universi ha anche messo a disposizione una struttura di 130 metri quadrati. Inoltre pensiamo di istituire laboratori e di attrezzarci per le visite guidate». Probabilmente soltanto nel 2005 ci sarà la possibilità di un museo permanente del falso artistico. Un fenomeno - quest'ultimo - che nel Novecento ha avuto un'impennata straordinaria. «L'opera d'arie - ricorda Casillo - proprio nel secolo scorso, oltre che oggetto di collezione e simbolo di prestigio sociale, è divenuta un bene in cui investire o speculare». E poi come non rammentare i numerosi casi di errori clamorosi da parte di critici. Per esempio l'Autoritratto attribuito a Leonardo da Vinci, che fece parte per ben due secoli della Galleria degli Uffizi di Firenze fino al 1930, quando si stabilì che non era vero. O le 56 opere tra sculture, gessi e terrecotte di Arturo Martini che, a circa 20 anni dalla morte dell'autore, si apprestavano a invadere il mercato italiano. E ancora la Fibula Fraenestina, fino agli anni Settanta ritenuta un eccellente lavoro di oreficeria romana del VII secolo avanti Cristo e, soprattutto il più antico esempio di scrittura latina, bollata in un secondo momento come falso ottocentesco, per finire le quattro teste "scolpite" da Amedeo Modiglioni ritrovate, net 1984, nel Fosso Reale di Livorno. Una burla di tre ragazzi e di un portuale livornesi. Ma se in Italia si piange, in altri Stati non si ride. Nel 1896 il Louvrc acquistò la tiara di Saitaphernes, che nel 1903 sì scopri essere opera di un orafo di Odessa. Il busto plasmato in cera purificata, detto di Flora, venduto nel 1909 al Museo di Berlino come opera di Leonardo da Vinci; lo scandalo dei falsi Van Gogh. Il fenomeno dei falso d'autore, insomma, ha condizionato non solo la cultura del Novecento, ma anche l'economia e il mercato. «Tra i rischi che interessano i beni culturali - afferma il generale Ugo Zottin, comandante dei carabinieri per la tutela del patrimonio culturale - il più allarmante è la suscettibilità al furto, gli altri sono "abbandono delle aree, la concentrazione di popolazione e la pressione turistica». Per quanto riguarda i furti di opere d'arte si è constatata una diminuzione nei primi sei mesi del 2003: l'anno scorso ne sono stati asportati oltre 18mila. Nella banca dati del Comando sono memorizzati attualmente oltre due milioni di beni, di cui solo per poco più di 200mila esiste una riproduzione fotografica. Mentre la falsificazione ha avuto proprio negli ultimi anni un'impennata straordinaria, toccando delle punte «quasi di perfezione». Tanto da rendere difficilmente riconoscibile il vero dal falso. E facendo accrescere il mito del falsario. «Nella seconda metà del XVI secolo - conclude Casillo - alla figura dell'artista si affiancò quella del mercante, dando luogo a un binomio inscindibile, inizialmente, tra mercante e artista affermato e, successivamente, nel secolo passato, tra il mercante e artisti da lui scelti, per far sì che essi potessero affermarsi al fine di godere della prerogativa di vendere in esclusiva le loro opere». Ecco perché il Centro studi del falso si candida a realizzare una struttura permanente per tentare di arginare un fenomeno in espansione. Non solo furti di opere d'arte, ma anche contraffazione, alterazione e riproduzione possono mettere in ginocchio il nostro Paese, ritenuto depositario di uno dei più ricchi e preziosi patrimoni artistici e archeologici del mondo. Il Centro Studi sul falso, nato nell'Università dì Salerno, è unico nel suo genere nel mondo, almeno per quanto riguarda l'attività di carattere scientifico. Fino al 1985 sono state realizzate diverse iniziative finalizzate ad approfondire le tematiche della falsificazione e a sensibilizzare istituzioni e opinione pubblica sulla attività dei contraffattori. Il Museo del falso si pone come la sperimentazione dì un percorso. La struttura espositiva, sorta inizialmente come una forma di associazione tra Università e altri enti locali, costituisce proprio un'articolazione del Centro studi e ha sede nell'Ateneo salernitano. L'avvio ufficiale dell'attività del Museo del falso è avvenuto nel marzo 1991. Finora sono state realizzate una quindicina di giornate di studio e di esposizioni: dall'industria della contraffazione dei detersivi in Campania, ai trucchi, falsi ed equivoci nel settore argentiero; dalle manipolazioni, trasformazioni e falsificazioni dei cibi ai farmaci contraffatti e intrugli pericolosi dalle bufale e falsi giornalistiche, alle sofisticazioni alimentari e ai libri taroccati.