Bettini racconta: per difendere la poltrona non potevo trasformare Roma in Stalingrado PRESIDENTE Bettini, negli ultimi due anni lei ha collezionato una sfilza di ex: ha lasciato il Senato e non si è ricandidato, ha lasciato la guida dell'Auditorium e adesso va via dalla Festa del cinema. Si è pentito di quest'ultima decisione? «Pentito? No, non direi. Sicuramente ho dentro l'animo qualche dispiacere, questa è stata l'esperienza più bella della mia vita, ma col mio gesto ho reso più semplice il salvataggio di un grande evento culturale che si è affermato in due anni in tutto il mondo». E' un Goffredo Bettini rilassato e consapevole. Lo ricordiamo ulteriormente appesantito nel loft accanto aVeltroni nelle ore successive alla grande sconfitta elettorale, nel momento di massima confusione per il centrosinistra italiano. Adesso appare ritemprato da una lunga pausa, ha una camicia di lino bianca con le maniche corte, è abbronzato, leggermente dimagrito. Pronto a iniziare una nuova stagione. Bettini, lei è l'esempio più clamoroso di come può funzionare lo spoils system: chi perde fa le valigie e lascia gli incarichi. «Non esattamente. Nel mio caso la valutazione che ho fatto è stata autonoma e volontaria. Sicuramente non serve a nessuno un politico che pensa a lottizzare poltrone. La Festa del cinema assieme a Veltroni e ad un gruppo formidabile di direttori artistici l'ho inventata e costruita da zero io. Tuttavia a nessuno può sfuggire che sono il coordinatore nazionale politico del partito democratico. Questo poteva dare spazio a strumentalizzazioni dannose per il futuro della Festa. Ho voluto spazzare il campo da ogni alibi e chiamare tutti alle proprie responsabilità. Mettiamola così: la Festa è una occasione straordinaria di confronto, sarebbe stato odioso trasformarla in una Stalingrado per difendere una poltrona. Non è nel mio stile». Ma lei ha creduto veramente che il Comune di Roma e Alemanno avessero deciso di abbandonare la Festa al suo destino? «Ritengo che una parte della maggioranza attuale avesse avuto una reale intenzione di abbandonare il campo. E questo avrebbe creato contraccolpi non solo politico-culturali ma anche di natura finanziaria. Penso a tanti sponsor che sono legati anche agli orientamenti di chi governa la città. C'è stato un compromesso trasparente e onorevole: Bettini è andato via, ma la Festa continua nel 2008. Salvo qualche correzione che si può pure fare. Adesso sta per essere nominato un presidente come Rondi autorevole e competente, autonomo, ricco di relazioni internazionali, garbato e perbene, doti abbastanza rare nel panorama della politica». Quando parla di sponsor si riferisce alla Bnl, alla Lottomatica e ai Monopoli di Stato? «A questi e ad altri. Parliamo di qualcosa come 5 milioni di euro che rischiavano di venir meno. E allora il gioco non valeva la candela». Ha pensato anche che se fosse rimasto avrebbe messo in difficoltà la Camera di Commercio, socio fondatore e il suo presidente Andrea Mondello? «La Camera di commercio guidata da Mondello, lo voglio dire, è stata decisiva in questi anni in tutte le grandi modernizzazioni di Roma e negli eventi culturali più avanzati e significativi. Non finirò mai di ringraziare Mondello. Tuttavia proprio per questo non mi sembrava giusto mettere questa istituzione in difficoltà, costringendola a schierarsi in contrapposizione ad altre». Come sarà la festa con Rondi e senza Bettini? «Sono stato io a suggerire una discussione una volta terminata l'edizione 2008. Bisogna mantenere i tanti aspetti positivi e innovare dove c'è bisogno. Dobbiamo però sapere che si è realizzato un piccolo miracolo: in soli due anni abbiamo lanciato la festa di Roma tra le prime 5 grandi manifestazioni di cinema nel mondo. Ma se dovessi dare qualche suggerimento, ridurrei gli aspetti più riferiti al decentramento della città, alle attività musicali, alle attività collaterali, concentrandomi di più sulla qualità della proposta dei film e sul potenziamento della parte di mercato che ha già suscitato tanto interesse in tutto il mondo dagli Usa all'India». C'è chi dice che fra due anni della Festa rimarranno solo ceneri. «Chi gufa c'è sempre, ricordo che quando lavorai per costruire l'Auditorium tutti dicevano che non sarebbe mai nato e poi che non avrebbe funzionato. Invece lo abbiamo trasformato nella prima struttura culturale europea per numero di biglietti venduti. Oggi sono molti a pensare che la Festa chiuderà, io dico che con Rondi e soprattutto con lo straordinario gruppo di talenti che abbiamo fatto crescere in questa esperienza la Festa vivrà a lungo. Saranno i produttori, i distributori, gli attori di tutto il mondo a spingere in questa direzione. Tra l'altro sarebbe bello avere nell'edizione 2008 l'anteprima del nuovo film di Ferzan Ozpetek, che ringrazio assieme a tanti registi italiani che in questi giorni mi hanno espresso solidarietà. Però mi lasci dire anche una cosa visionaria: se le istituzioni locali non dovessero credere più a questa scommessami metterei io stesso a costruire una fondazione privata per portare avanti il progetto». Presidente Bettini, nel suo partito c'è chi teme che adesso con l'abbandono della Festa lei rinunci anche ad essere presente sulla scena romana. Come andrà a finire? «Credo che sul piano della elaborazione politica non ci sia alcun rischio. Sono ancora legatissimo a questa città. Ma ricordo anche che ormai sono 6 o 7 anni che non mi occupo più della gestione amministrativa. Il mio ruolo di coordinatore politico nazionale del Pd consiglia ancor di più di staccarmi da questa dimensione gestionale». Ruolo che qualcuno ama spesso mettere in discussione. «Siamo tutti messi in discussio- ne, specie in un partito pluralista e dove ci sono tante personalità. Credo che come coordinatore della fase costituente del Pd di aver fatto in un anno un buon lavoro: primarie, statuto, partito, fondazione dei circoli, una bellissima campagna elettorale. Finchè Veltroni lo vorrà io gli starò al fianco». Splendida campagna elettorale, ma risultato finale disastroso. «Guardi, le ferite si sono già rimarginate almeno per quanto riguarda la voglia di combattimento. Rimane un tema da svolgere: come sviluppare e rendere credibili le prime intuizioni di rinnovamento programmatico che abbiamo messo in campo nello scontro elettorale. La sconfitta richiama la necessità di aprire un nuovo ciclo che significa non solo posizionarsi bene rispetto al governo Berlusconi, ma anche ricostruire una prospettiva di valori, di contenuti, di motivazioni di una forza riformista moderna». Non ha la sensazione che molti di voi si siano fatti prendere da smanie di potere perdendo la gara con la realtà di Roma e d'Italia? «Si, in molti casi ci siamo seduti sul ponte del potere smarrendo la consapevolezza che in fondo chi sta in una istituzione è un privilegiato e dovrebbe in ogni momento rispondere a chi votando lo ha mandato lì. Impegnarsi in politica non significa avere ritorni personali, ma migliorare il proprio Paese. Questo in qualche caso non è avvenuto e abbiamo pagato un prezzo altissimo». Ci scusi l'insinuazione: non è che la lasciamo come presidente uscente della Festa e la ritroviamo come presidente della Rai? «Non se ne parla proprio. Sono perfino lusingato che qualcuno possa pensare che io sia un politico adatto a dirigere una grande azienda culturale come la Rai. Voglio essere sincero: mi sono dimesso dalla Festa perché privilegio in questa fase il mio ruolo di direzione politica nel Pd che vive un momento tanto complesso ma anche così pieno di speranze. Ricordo sempre che pur nella sconfitta noi abbiamo determinato un fatto politico storico come la costruzione della più grande forza riformista che l'Italia abbia mai avuto. Per la Rai potrei elencare decine di nomi di giornalisti, manager che farebbero il presidente molto meglio di me». Seconda malignità e poi basta. La partita come lei ben sa non è ancora chiusa anche se si fa filtrare nel frattempo il nome di Pietro Calabrese, ex direttore di Panorama. Il dubbio è che dentro il Pd qualcuno voglia spingerla verso la Rai per liberare la poltrona di numero due e coordinatore del partito. Non teme una imboscata? «Guardi, in politica io non inseguo mai le dietrologie, mi fermo alle dichiarazioni ufficiali e sono solo quelle che contano. Nessuno nel gruppo dirigente del Pd spinge perché io assuma questo incarico. Tutte le insinuazioni si possono liquidare così». Sarebbe bello avere nella edizione 2008 l'ultimo film del regista Ferzan Ozpetek. Rondi è competente e autorevole, autonomo, ricco di relazioni internazionali. Doti molto rare. Se questa scommessa salta costruirò una fondazione privata per portare avanti la Festa del cinema.
la Repubblica
7 Giugno 2008
ROMA. Intervista a Bettini: "Ecco perché ho lasciato la Festa del cinema"
GI
Giuseppe Cerasa
la Repubblica
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo
📰 Articoli dello stesso autore
la Repubblica · 18 Mar 2006
Gli affreschi dell'imperatrice Palatino, riapre la casa di Livia
la Repubblica · 8 Ago 2013
Rifiuti di Roma la discarica e il pericoloso gioco del cerino
la Repubblica · 7 Mar 2015
I MUSEI A RISCHIO DEFAULT
🔗 Articoli correlati
(stesse entità · ±2 anni)
la Padania · 4 Lug 2006
RECUPERI: Ritrovata una viola unica al mondo rubata 26 anni fa
Posta della Redazione · 8 Giu 2006
Il Giornale dell'Arte n. 255, giugno 2006
Il Giornale di Calabria · 8 Giu 2006
Catanzaro - Paesaggio da difendere.
Libero · 8 Giu 2006
Prodi taglia la cultura E gli artisti rossi? Zitti
l'Unità · 8 Giu 2006
Rutelli: L'industria turistica deve trovare clienti in Cina
L'Eco di Bergamo · 8 Giu 2006
Da Bergamo al lavoro tra gli scavi di Velia
il Sole 24 Ore · 9 Giu 2006
Appalti, oggi si decide sul rinvio del Codice
il Sole 24 Ore · 9 Giu 2006
Nessun blocco per il Mose
Secolo d'Italia · 9 Giu 2006
Beni culturali, Bono all'attacco di Rutelli; non conosce neppure la nuova normativa
la Repubblica · 9 Giu 2006
Di Pietro: i lavori del Mose vanno avanti
Il Mattino · 9 Giu 2006
A sorpresa il vicepremier a Caserta: Faremo l'en plein
Corriere della Sera · 9 Giu 2006
I tesori di Roma? Chiusi per assemblea
l'Unità · 9 Giu 2006
Soprintendenti con contratto di lavoro flessibile
L'Indipendente (Milano) · 9 Giu 2006
Arcus, la Spa per l'arte che Rutelli vuole azzerare
la Repubblica · 10 Giu 2006
E ora il museo della scienza. Borgna, 12 anni alla cultura: "Lanuova sfida sono le periferie"
il Giornale · 10 Giu 2006
Modigliani cerca casa sotto il Cupolone
Il Giornale dell'Arte · 11 Giu 2006
La storia lunga 24 anni di Palazzo Altemps
La Gazzetta del Mezzogiorno · 11 Giu 2006
Il troppo stroppia nella Galleria Borghese
la Repubblica · 12 Giu 2006
NAPOLI: A proposito dell'ecomostro di Spaccanapoli.
la Repubblica · 12 Giu 2006
La rivoluzione dell'"Egizio" firma l'anno d'oro dei musei. L'aumento dei contributi delle fondazioni bancarie locali ha annullato il calo dei trasferimenti da Roma