Russo al Ministro Bondi: l'acquedotto romano patrimonio mondiale In pochi lo sanno ma a Napoli, oltre a quella di Scampia, esiste anche un'altra vela, ben più antica e gloriosa. Quella zona tra Capodichino e Piazza Ottocalli, in cui sono visibili i resti dell'antico acquedotto romano costruito sotto l'imperatore Claudio, nel Medioevo era infatti chiamata "la vela", poi prese il nome di "campo dei nostri", poi di "Archi di mattoni" e, quindi di "Ponti rossi" per il colore dei mattoni. Dopo la caduta dell'Impero romano questa opera fu devastata e l'acquedotto cessò di funzionare, come spiega il deputato Paolo Russo in un'interrogazione. Don Pedro de Toledo diede poi l'incarico ad Antonio Lettieri di presentargli un progetto di restauro. Le ricerche dello studioso, condotte verso la metà del cinquecento, accertarono che l'acquedotto era lungo 43 miglia fino a Napoli e 50 fino a Baia. L'esponente del Popolo della libertà, in un'interrogazione al ministro per i Beni culturali Sandro Bondi chiede ora «se e quali provvedimenti intenda adottare nello specifico per rivalutare le storiche arcate e se non ritenga opportuno avviare la procedura tesa al riconoscimento dei resti dell'acquedotto come patrimonio dell'umanità e dell'Unesco, un fatto doveroso quanto importante per il territorio». Si attende, a questo punto, la risposta del ministro per i Beni culturali, che sia da esponente del Governo che in precedenza ha sempre manifestato grande attenzione per Napoli e le bellezze artistiche e culturali dell'intera Campania. Da subito ha infatti manifestato il proprio sostegno e la massima attenzione anche al Forum delle Culture che si dovrebbe svolgere nel 2013 all'ombra del Vesuvio. È probabile, dunque, che possa impegnarsi pure per un progetto di restauro riferito ai resti dell'acquedotto romano, come segnalato ed auspicato da Paolo Russo, e per far ottenere allo stesso in un secondo momento il riconoscimento dell'Unesco come patrimonio dell'umanità, da tempo auspicato.
NAPOLI. Ponti Rossi, Vela all'Unesco
Il deputato Paolo Russo ha chiesto al ministro per i Beni culturali Sandro Bondi di adottare provvedimenti per rivalutare le storiche arcate dell'acquedotto romano di Napoli e di avviare la procedura per il riconoscimento dei resti dell'acquedotto come patrimonio dell'umanità e dell'Unesco. L'acquedotto, costruito sotto l'imperatore Claudio, fu devastato dopo la caduta dell'Impero romano e cessò di funzionare. Le ricerche di Antonio Lettieri nel cinquecento accertarono che l'acquedotto era lungo 43 miglia fino a Napoli e 50 fino a Baia.
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