Le lodi di Brunetta al nuovo corso: lui è il più grande che ci sia, avercene così in squadra C hi è Giulio Tremonti: Robin Hood o lo sceriffo di Nottingham? Questione di punti di vista. E chissà come lo definiscono i suoi colleghi di governo, da quando si sono sentiti dire che «non esistono ministri con il portafoglio. Siete tutti senza portafoglio». Solitamente è in autunno che i ministri si formano un giudizio sul titolare dell'Economia, in base ai tagli che infligge ai loro dicasteri. E con la Finanziaria infatti che si manifestano le insofferenze. «Stavolta invece - come spiega Ignazio La Russa - i maldipancia inizieranno con l'arrivo della vera manovra». Cioè con il decreto che Tremonti intende varare entro il 20 giugno, per ottenere il voto delle Camere prima dell'estate ed evitare così il rito di fine anno, l'assalto alla diligenza, gli emendamenti -questua dei parlamentari. I «maldipancia» nel governo sono già iniziati. «Quand'è che cominciamo a ridurre le missioni militari all'estero?», ha sorriso giorni fa Tremonti al rappresentante della Difesa, che dietro la battuta ha scorto il senso del messaggio: «Giulio ha iniziato la guerra preventiva». I vertici militari, per non farsi accerchiare, hanno subito chiesto al loro ministro di scrivere una lettera con le richieste finanziarie: «Certo - ammette La Russa - se ognuno di noi guarda ai conti dello Stato dal buco di serratura del proprio dicastero, non se ne esce. Perciò solidarizzo con Tremonti. Almeno finché non tocca il mio bilancio». Insomma, se «Giulio» faccia «Hood» di cognome, ancora non lo sa. Sandro Bondi giura invece di aver visto la sagoma di uno sceriffo quando - durante il Consiglio dei ministri di Napoli - ha visto togliere cento milioni ai Beni Culturali per finanziare il taglio dell'Ici. Lui che si era prefissato l'obiettivo di «mantenere almeno l'attuale bilancio» per il suo dicastero, pare abbia cercato in tutti i modi di difenderlo. Niente da fare. E a Napoli Tremonti ha usato solo la forbicetta per le unghie. Con il decreto si appresta a maneggiare strumenti da potatura. «D'altronde, per arrivare al pareggio di bilancio entro il 2011, c'è poco da discutere», ha spiegato a Silvio Berlusconi. «E a me toccherà sentirli», ha sospirato il premier. Ma come il Cavaliere anche Tremonti pare sia cambiato. La tattica che usò nel precedente governo e che portò Gianfranco Fini a chiederne le dimissioni, è stata sostituita da un approccio più dialogante con i colleghi. Da tempo ormai li riunisce ogni giovedì nel suo studio di via XX Settembre. E in quella stanza, da un lavoro a più mani, sta prendendo forma un decreto che uno dei partecipanti definisce «rivoluzionario»: «Perché conterrà la maggior parte delle nostre riforme». Persino Renato Brunetta è stato conquistato dal nuovo corso di «Giulio», tanto da definirlo Al più grande ministro che ci sia. Avercene come lui...». Incredibile. Sia chiaro, ciò non vuol dire che tutto sia pacificato. Anzi, gli scontri veri sono ancora da venire. Claudio Scajola, per dire, sta approntando le barricate, «altrimenti - gli hanno sentito sussurrare quale Sviluppo economico promuoverebbe un ministero senza fondi?». «Capisco il compito di Tremontí - commenta Altero Matteoli - ma a volte bisogna fare la faccia feroce». Anche Matteoli, che guida le Infrastrutture, si pre para al duello: «Già lunedì incontrerò gli autotrasportatori, che per via dell'aumento del gasolio hanno proclamato uno sciopero di quattro giorni. Se così fosse, il Paese verrebbe messo in ginocchio. Va trovata una soluzione. Spero che quanto anticipato in Europa da Scajola si possa fare, e cioè che l'aumento del petrolio non comporti automaticamente un aumento delle accise». Tremonti deciderà di assumere le sembianze di Robin Hood o quelle del legato di re Giovanni? E intanto nel governo c'è chi cerca di mettersi al riparo. Raffaele Fitto, responsabile per i Rapporti con le Regioni, ha proposto un patto al superministro: «Ti chiedo solo di tenermi informato delle scelte che farai, per non trovarmi impreparato con i miei interlocutori». «Va bene», ha risposto Tremonti: «In cambio sarai tu a somministrare loro la medicina». Medicina amara, nonostante Berlusconi l'altroieri sia stato suadente con i rappresentanti degli Enti locali: «Ognuno di voi, anche chi fa parte dello schieramento opposto, deve sapere che avrà in me un punto di riferimento». Peccato che ad aprire le ostilità sia stato proprio un alleato, quel Raffaele Lombardo, governatore della Sicilia, che ha annunciato il voto contrario in Parlamento del suo partito, l'Mpa, per i soldi sottratti alla sua regione dallo «sceriffo». Angelino Alfano, siciliano anche lui, conta invece di preservare i fondi della Giustizia dalla scure dell'Economia, anche perché sa dove infierirà Tremonti: sui costi delle intercettazioni telefoniche. È l'unico taglio su cui tutti concordano nel governo.
Quei ministri che hanno il mal di Giulio
Il nuovo ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, è stato definito "il più grande ministro che ci sia" da Renato Brunetta. Tremonti ha iniziato a ridurre le missioni militari all'estero e ha chiesto alle forze armate di scrivere una lettera con le richieste finanziarie. Ha anche proposto un decreto per ottenere il voto delle Camere prima dell'estate. I vertici militari hanno richiesto di scrivere una lettera con le richieste finanziarie. Il premier Silvio Berlusconi ha espresso la sua preoccupazione per il fatto che Tremonti stia usando strumenti da potatura per tagliare i fondi ai dicasteri.
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