Il ministro dei Beni Culturali anticipa le sue intenzioni in Parlamento «Eliminazione degli sprechi e statuto da rivedere». La scure di Bondi pende sul capo della Biennale. Non inducono all'ottimismo per le sorti della fondazione le dichiarazioni che il nuovo ministro dei Beni Culturali ha rilasciato in questi giorni alle Commissioni Cultura riunite di Camera e Senato presentando le linee programmatiche di attività del Ministero. Una riduzione dei finanziamenti statali per l'istituzione guidata da Paolo Baratta dopo quelle già attuate sotto la presidenza di Davide Croff - sembra dietro l'angolo, ma anche una possibile revisione dello statuto e forse altri tagli, ad ascoltare le parole pronunciate dal ministro di fronte ai parlamentari. «Intendo vigilare - ha dichiarato Bondi - sulle misure di contenimento dei costi amministrativi annunciate nella legge finanziaria per il 2008, con riferimento a Cinecittà Holding spa e alle società controllate, verificando gli statuti del centro sperimentale e della Biennale di Venezia, in un'ottica di contenimento della spesa e di riduzione dei componenti degli organi delle società partecipate dalle Amministrazioni pubbliche». E, successivamente, nella sua relazione il ministro ha ancora dichiarato: «Sempre le disposizioni contenute nella legge finanziaria, infine, impongono di determinare se sia necessaria una revisione degli Statuti di due altre importanti istituzioni pubbliche vigilate dal Ministero - La fondazione centro sperimentale di cinematografia e la Fondazione Biennale di Venezia, con la finalità di eliminare le disfunzioni e gli inutili sprechi». Di una possibile revisione dello statuto - ancora sotto la presidenza Croff - era stata la stessa Biennale a Darlare, ma nella direzione di favorire l'ingresso nella fondazione dei privati sino ad oggi assenti. Ma l'ottica che sembra proporre Bondi va invece in direzione di tagli di spesa e forse di possibili accorpamenti. Dalla Biennale, per ora, non arrivano commenti ufficiali - in linea con la tradizionale prudenza da grand commis di Stato del presidente Baratta - in attesa di capire l'esatta portata delle dichiarazioni di Bondi, che tra pochi giorni sarà chiamato a replicare di fronte alle Commissioni Cultura parlamentari. Ma filtra, però, un certo ottimismo, legato anche a colloqui avuti nelle ultime settimane, anche a Cannes, con il ministro e il suo staff, che vanno appunto in direzione di una revisione concordata dello statuto della Biennale, che sarebbe stata richiesta anche dallo stesso Baratta. Preoccupato è però il parlamentare veneziano Giuseppe Giuletti, menbro della Commissione Cultura della Camera, per Italia dei Valori, di fronte alle prime uscite sulla Biennale del ministro. «Se si tratta di rivedere lo statuto della Biennale, in accordo con la fondazione - commenta Giulietti niente da dire, ma se si pensa invece di limitarne o stravolgerne peso e funzioni, proprio nel momento in cui l'istituzione ha raggiunto un equlibrio di rapporti con gli enti locali e con importanti progetti nel programma della nuova presidenza, allora non ci siamo. Chiederò chiarimenti sulla questione la settimana prossima in Commissione allo stesso ministro, in occasione della replica alla sua audizione». Di sicuro, però, la Biennale deve aspettarsi da parte del Governo un'ulteriore riduzione dei fondi a sua disposizione ed urge, però, per la fondazione e il neopresidente Baratta riuscire a trovare nuovi, possibili canali di finanziamento. Ma Baratta mostra serenità