I suoi modelli sono Ronchey e Spadolini: «Due grandi con un passo umile». Sandro Bondi anticipa i programmi da neoministro. E indica i collaboratori che vorrebbe. Finora le mosse sono state caute ma precise. Il ministro Bondi, con il suo «passo umile», come dice, ha fatto capire molto su come agirà, almeno i primi tempi, nel suo dicastero, i Beni culturali. Intanto gli uomini. Come capogabinetto ha nominato l'enfant prodige (35 anni) Salvatore Nastasi, ex direttore generale dello spettacolo dal vivo. All'ufficio legislativo, altro punto chiave, è arrivato Mario Luigi Torsello, noto come l'autore del cosiddetto codice Urbani, che portò a una riforma del ministero. Alla presidenza del Consiglio superiore ha confermato Salvatore Settis, come ha pure dato fiducia a Giuseppe Proietti per il fondamentale ruolo di segretario generale. Come consigliere è tornato un altro braccio destro del ministro Urbani, il presidente del Museo egizio Alain Elkann, a capo anche dell'associazione Mecenate 90, fondamentale nel rapporto pubblico-privato. Nuovo arrivato, invece, un altro consigliere, Angelo Crespi, quarantenne direttore del Domenicale, settimanale fondato da Marcello Dell'Utri. Bondi sostiene: «È l'unica rivista di cultura formata da giovani intellettuali, che ha rappresentato una novità nel panorama culturale ed editoriale italiano». Chiare dunque le mosse: fiducia rinnovata alla struttura di vertice del ministero («Un corpo d'eccellenza»), ripresa delle linee fondamentali decise ai tempi del ministro Urbani, nel cosiddetto Berlusconi bis, e qualche pizzico di nuovo che si potrebbe allargare nel futuro. «Mi piacerebbe chiamare a collaborare» dice ancora Bondi «giovani ma brillanti intellettuali quali, per esempio, Beatrice Buscaroli, Giovanni Tassani, Davide Rondoni, Marina Valensise; e uomini di cultura come Vittorio Mathieu, Giovanni Reale, Armando Torno, Giuseppe Pennisi». Per quanto riguarda un altro non piccolo problema ereditato dal governo di centrosinistra, i rilievi della Corte dei conti sulle nomine di diversi direttori generali e regionali fatte dal precedente ministro, Bondi dice: «Valuterò e deciderò caso per caso. Tenendo conto di tanti fattori, le competenze, le caratteristiche personali, le necessità del ministero e le richieste del territorio». Ci saranno quindi parecchie novità. La stessa cautela mista a precisione Bondi sfodera per le due società compartecipate del ministero. E contento della Ales e della sua attuale «mission di supporto agli uffici territoriali del ministero, nelle attività di progettazione, di appalto, di direzione». Stesso giudizio positivo per la società Arcus, che finanzia una serie di progetti speciali. «È stata una meravigliosa idea del governo Berlusconi nel 2003» dice Bondi. «È uno strumento utile che va sostenuto. Presto arriveranno le nuove nomine, presidente e consiglio d'amministrazione» (adesso c'è un commissario). «Potrebbe diventare lo strumento per sostenere scelte culturali qualificate». «Intendo camminare lungo la strada segnata da ministri come Giovanni Spadolini e Alberto Ronchey» afferma il ministro. «Con un passo umile se penso a queste due grandi figure, ma con alcune convinzioni di fondo. Innanzitutto, oggi non c'è bisogno di una politica culturale volta a costruire il consenso, come quella che ha prevalso in Italia da Gramsci a Bottai. Finito il secolo breve e crollate le ideologie, la cultura egemonica è un retaggio antistorico». Naturalmente anche Bondi è un politico e di parte. Ma è serafico e determinato insieme: «È verissimo, ho avuto un'esperienza politica a tutto tondo, passando attraverso diverse esperienze. Ho compreso che una cosa è il potere culturale e l'organizzazione della cultura, un'altra cosa è la cultura autentica. Intendo dedicarmi totalmente a questo nuovo impegno per sostenere la vera cultura». Per fare che cosa? «Un compito è fondamentale: lasciare anche noi, al futuro, dei segni, delle tracce dell'arte del nostro tempo. Lasciare alle prossime generazioni un di più di patrimonio artistico rispetto a quello che abbiamo ereditato dal passato. Sarà fondamentale aiutare gli artisti e gli autori. Mi piacerebbe per esempio lanciare un concorso nazionale per giovani artisti, per pittori, scultori, architetti, le cui opere potrebbero nello stesso tempo costituire anno dopo anno un grande museo di arte contemporanea». Per il cinema Bondi non si è perso il Festival di Cannes. «Ho visto davvero il ritorno del grande cinema italiano, con la capacità di entrare nelle viscere della nostra società. E non fa niente se mi sono trovato a vedere Gomorra insieme con gli altri ministri della cultura, che si sono alzati in fretta, forse a disagio di fronte a me. L'importante era che fosse un gran film, capace di guardare in faccia la realtà». E qui è inutile ricordare il bassissimo bilancio statale in Italia per la cultura. A cui c'è da aggiungere il recente taglio per recuperare l'Ici, che colpirà il ministero per alcuni milioni di euro (ma per altri ministeri sembra sia più pesante). E non si sa se sarà recuperato. «È vero, è uno dei bilanci per la cultura più bassi in Europa. Non credo proprio, vista la situazione, che sarà possibile ottenere più risorse dallo Stato. Mantenere quest'anno l'attuale bilancio sarà già un importante obiettivo. Per questo sarà fondamentale la collaborazione con i privati, con le associazioni e gli operatori economici».