Se ne parlava da ansi, finalmente tutto è pronto. Aprirà a Matera una sede distaccata della Scuoia di alta formazione e studio dell'Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro di Roma. Finalmente c'è la firma di tutti gli enti coinvolti: quella del Ministro (uno degli ultimi atti dì Rutelli), degli enti regionali e locali e della Fondazione Zètema. La convezione che istituisce la «Scuola di Matera» era sembrata a rischio: Regione e Comune tardavano, la Basilicata rischiava di perdere questa occasione. Al Ministero per i Beni culturali spetterà organizzare i corsi di formazione e specializzazione, a Regione Basilicata, Provincia e Comune di Matera garantirne il funzionamento, alla locale Fondazione Zètema il supporto per l'insegnamento. I corsi avranno una durata quinquennale e sono il quarto polo d'eccellenza, quello più meridionale, dell'istituto di restauro del Mibac, punto di riferimento per tutto il Sud e per l'area mediterranea. L'idea di questa sezione distaccata dell'lscr era stata dì Raffaello De Ruggieri, oggi membro del Consiglio superiore dei Beni culturali, storico difensore dell'arte della Basilicata e presidente della Fondazione Zètema che negli ultimi anni ha realizzato le iniziative culturali più importanti di Matera: il restauro e l'apertura al pubblico della grotta del Peccato Originale, rarissimo esempio dell'arte rupestre del IX secolo, e del Musma, il museo della scultura contemporanea, allestito in un antico palazzo nel cuore dei Sassi e nelle suggestive grotte sottostanti. La scuola si occuperà di restauro, conservazione e manutenzione di opere di materiali diversi, dai dipinti su tavola e su tela a quelli murali, ma anche stucchi, legno, tessuti, ceramica, vetro ecc. Troverà collocazione in uno spazio di 3.500 metri quadri in uno stabile in corso di recupero. È già disponibile 1 milione di euro (fondi Fio) per far partire l'iniziativa. «Si è conclusa, dice soddisfatto Raffaello De Ruggieri, una lunga marcia cominciata del 1986 insieme a Michele d'Elia (figura storica del restauro in Italia). Il momento è particolarmente felice anche perché il 7 maggio scorso il Consiglio superiore dei Beni culturali ha reso esecutiva quella parte del l Testo Unico che definisce la professione del restauratore e il piano di studio per il rilascio del relativo diploma di laurea».