Ho già scritto qualche tempo fa su questo stesso giornale come tut ta la modernità sia stata e sia ancora in preda di una «malattia storica» che tende a «monumentalizzare» il tempo: indifferentemente il passato e il «qui e ora». Da questa malattia non si esce confermati nella propria identità. Si precipita piuttosto nell'incapacità di distinguere il valore e il senso di ciò che viene congelato nel museo. Anche ciò che si vive, che è parte di noi, diventa inerte nelle bacheche, nelle teche, nelle comici che raccolgono anche la materia vivente in una triste aura funeraria. Questa ulteriore riflessione che mi trovo a proporre è nata da progetto di dotare Rovereto di una serie di nuovi spazi museali che si sommano a quelli già esistenti, senza un progetto che si proponga di fare dialogare i materiali ciò che già c'è. Al Museo Civico esiste un fondo Orsi, che dovrebbe essere arricchito acquisendo materiali relativi al lavoro dell'altro grande archeologo roveretano Halberr. Una generazione dopo la loro, il grande antichista Untersteiner si impegna, in una serie di fondamentali ricerche sul mito, sulla tragedia e sulla filosofia presocratica, dell'altro grande versante della civiltà greca (la vera radice dell'identità europea), quello della filosofia e della poesia. Contemporaneamente a lui fiorisce e matura un gruppo di artisti e di architetti che sono stati segnati dall'esperienza della grecità. Orsi è al Museo civico, Untersteiner in biblioteca, gli artisti al Mail. Ognuno, per così dire, nella sua bacheca. Non sono fatti dialogare tra loro. Li si costringe al silenzio. Ma c'è un altro motivo di sconcerto (o di decenza?). L'ex-Peterlini, sede provvisoria di un pezzo della mostra Manifesta, diventerà la quarta sede del Mart. I costi complessivi saranno certamente superiori ai costi di gestione del Guggenheim di Bilbao, che ha un milione di visitatori all'anno. A fronte di questo incredibile dispendio, abbiamo al Mart numerose mostre che sembrano dettate dall'horror vacui più che da una strategia culturale complessiva. I musei di solito espongono i loro depositi e ogni anno fanno una mostra (non cinque o sei) cercando di segnare con questa una tappa delle loro ricerca critica. Per quanto riguarda il Mart, non solo si fatica a ricordare le mostre dell'anno precedente, ma persino quelle che sono appena terminate o quelle che sono tuttora in corso. Anche in questo caso la frenesia musearia e espositiva non solo non aiuta a definire l'identità culturale del territorio, ma fatica a definire se stessa, la sua propria identità.
Nei musei una carenza di diaologo
Il testo discute la malattia storica che colpisce la modernità, ovvero la tendenza a monumentalizzare il tempo e a confondere il passato e il presente. Ciò porta a una perdita di identità e a una inerzia delle cose vissute. Il testo propone di creare nuovi spazi museali a Rovereto, ma senza un progetto che faccia dialogare i materiali esistenti. Il Museo Civico di Rovereto ha un fondo Orsi e un fondo Untersteiner, ma questi materiali non sono fatti dialogare tra loro. Allo stesso modo, gli artisti e gli architetti che hanno lavorato in Rovereto non sono fatti dialogare tra loro.
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Luogo