Italiana Assicurazioni si è fatta carico dei 17mila euro necessari per l'intervento Ha preceduto di quattro secoli il dogma dell'Assunzione, proclamato da Pio XII nell'anno santo del 1950, per accompagnare l'ostensione della cintola mariana, la reliquia più importante della città, dall'alto del terrazzo interno della cattedrale. Oggi, la pala di Ridolfo del Ghirlandaio, figlio del più noto Domenico, è tornata all'antico splendore. O quasi. Perché il restauro della tavola che ritrae appunto la Madonna nell'atto d'affidare a San Tommaso la sua cintola, si è sbarazzato di tutti gli interventi che si sono susseguiti nel tempo. Ma nulla poteva, pur affidato alle mani e all'occhio sapienti di Daniele Piacenti, per restituire allo sguardo i colori del Cinquecento. Di certo, l'opera d'arte appena restaurata appare decisamente più luminosa. Certi particolari sono stati riscoperti. Altri, modificati dai restauratori che hanno lavorato nei secoli sul dipinto, sono tornati a essere gli originali. Ieri mattina, nella sagrestia del duomo, la presentazione del restauro. Presenti il vicario generale della Diocesi, Eligio Francioni, il presidente dell'Opera del duomo, Raffaele Tanzarella, e la dottoressa Cristina Gnoni, della Soprintendenza, che ha diretto il restauro. Con loro, oltre al restauratore che ha effettivamente eseguito l'intervento, c'erano i vertici di Italiana Assicurazioni. Alla compagnia milanese, del resto, si deve l'intero finanziamento del restauro. Mecenatismo puro, secondo il direttore generale di Italiana, Sergio Finesso, perché non c'è da aspettarsi un immediato ritorno d'immagine. Per la società, d'altra parte, l'Opera del duomo è un buon cliente e Prato, in generale, una delle piazze migliori. Quanto basta per accettare «l'invito garbato del presidente Tanzarella» e accollarsi i 17mila euro di spesa. L'importanza storica e artistica della tavola restaurata con la sua splendida cornice (raro caso di "permanenza" di una cornice originale con l'opera per la quale era stata realizzata) è stata sottolineata dalla dottoressa Gnoni che ha tra l'altro ricordato come, proprio negli ultimi tempi, la figura di Ridolfo del Ghirlandaio sia balzata all'attenzione della critica e della stampa. Prato e la sua cattedrale, insomma, hanno messo al sicuro un'opera importante, scongiurando il rischio di vederla andare perduta col tempo. Qualche rigonfiamento della pittura, per esempio, era già stato notato. Gli interventi del XX secolo, tutti in qualche modo parziali, non erano si erano a loro volta tradotti in un restauro completo. Fu nel 1508 che la grande pala venne realizzata «ad permanendum retro perghamo super quo obstenditur pretiosissimum Cingulum gloriosissime Virginis Marie», come recita il contratto di allogazione conservato tra le carte del Duomo. Gli operai dell'allora Pieve di Santo Stefano vollero che a fare da scenografico sfondo al terrazzo costruito sopra la porta principale del Duomo lungo il corridoio che dalla Cappella della Cintola porta al pulpito di Donatello (già realizzato da 70 anni) fosse un'imponente pala con la Madonna che dona la Cintola a San Tommaso. Si trattava di una scelta iconografica emblematica, per il luogo - il terrazzo poi prenderà proprio il nome di «Loggia del Ghirlandaio» - dove durante le Ostensioni viene mostrata la Cintola all'interno della chiesa, subito prima del pulpito esterno: da qui per tre volte gli officianti si alternavano e si alternano tuttora tra l'uno e l'altro pergamo.