Il Festival Pucciniano rischia di partire e chiudere a metà, guai anche per l'Accademia della Crusca e l'Opificio delle pietre dure Non sarà Fahreneit 451, con i libri bruciati in piazza, ma certo una bella legnata la cultura toscana l'ha presa. L'uragano Tremonti si è annunciato sotto forma di decreto, e minaccia di spazzare via istituzioni vecchie di secoli, o almeno di creare loro grossi problemi. Il nocciolo della questione tanto per cambiare sono i soldi, già stanziati nella maggior parte dei casi dal precedente governo, e riportati a Roma da quello attuale per essere destinati a voci di bilancio ritenute più rilevanti. Del resto la coperta è corta, e il decreto legge serve proprio a rastrellare ministero per ministero i fondi da redistribuire ai Comuni in cambio del mancato incasso dell'Ici sulla prima casa. Al ministero dei Beni culturali tocca pagare un prezzo particolarmente alto. E siccome la Toscana è una delle regioni che considerano la cultura uno dei volani principali della propria economia, ecco che la stangata nella terra di Dante e di Leonardo si fa particolarmente pesante. Vediamo nel dettaglio, restando al mondo della cultura, quali saranno le principali conseguenze negative che, in tempi brevissimi come per il Festival Pucciniano o in tempi più lunghi come per altre realtà comprese nel decreto, si abbatteranno sul Granducato. Il provvedimento più vistoso, anche perché rischia di avere effetti immediati, è l'annullamento del finanziamento d un milione e mezzo di euro per la Fondazione Festival Pucciniano in occasione delle celebrazioni per il 150 anniversario della nascita di Puccini, uno stanziamento previsto dall' ultima finanziaria del governo Prodi. Il 15 giugno sarà inaugurato il nuovo teatro all'aperto a Torre del Lago, opere e nuovi allestimenti sono pronti, i contratti coi cantanti firmati, ma all'improvviso alla Fondazione festival Puccini è venuto a mancare un milione e mezzo di euro in bilancio. A quanto pare le banche, spaventate, non hanno perso tempo ad avviare una verifica sugli affidamenti, e se non c'è un intervento tampone si corre il rischio che il festival parta ma possa non finire. Polemiche roventi, poi il ministro per i Beni e le attività culturali, il toscanissimo Sandro Bondi, ha parlato di un possibile ripensamento del suo governo proprio su questi tagli. Ad oggi non c'è ancora nero su bianco, e su quel milione e mezzo è difficile contare, ma il governo potrebbe riformulare in qualche modo la richiesta, e fare sostanzialmente marcia indietro, per non creare una situazione ingestibile, coll rischio di una figuraccia di portata planetaria. Il decreto prevede poi l'annullamento dell'incremento di 3,4 milioni di euro a favore degli istituti culturali, che era stato previsto dall'ultima finanziaria governo Prodi. A farne le spese dovrebnbe essere una delle istituzioni culturali più prestigiose, l'Accademia della Crusca, che da tempo batte cassa per una situazione economica che negli ultimi anni si è fatta insostenibile. Decurtato di 10 milioni di euro anche il finanziamento di 140 milioni per le celebrazioni dell'unità d'Italia nel 2011. E in questo capitolo è previsto anche il Nuovo Auditorium del Maggio Musicale Fiorentino, un intervento che richiede 30 milioni di euro. Il progetto rischia il declassamento, e la realizzazione dell'opera un rinvio a giorni più favorevoli. È stato annullato poi il fondo di 45 milioni di euro (15 all'anno) per interventi di ripristino ambientale inseriti nel nuovo codice del paesaggio, approvato dall'allora ministro Rutelli, sull'onda del caso Monticchiello. E proprio partendo da Monticchiello parte di questi soldi avrebbero potuto essere utilizzati per ripristinare situazioni ambientali degradate in toscana. Se degrado c'è, tale resterà. E ancora, il blocco delle nomine dei Soprintendenti, che erano state approvate dal ministro Rutelli con il decreto del 28 febbraio 2008. Ad oggi in tutta Italia sono congelati 216 dirigenti, che possono gestire le attività culturali solo per quanto riguarda l'ordinaria amministrazione. sette di questi dirigento fanno capo alle Sovrintendenze toscane. Da Roma poi è emerso in questi ultimi giorni l'orientamento di andare ad una maggiore integrazione fra l'Istituto centrale per il restauro di Roma e l'Opificio delle pietre dure di Firenze. L'antica e prestigiosa "fabbrica del restauro" fiorentina vedrebbe così messa quell'autonomia amministrativa e gestionale nei confronti soprattutto della capitale, per la quale da anni combatte. A livello nazionale, i tagli previsti per il ministero dei Beni e delle attività culturali ammontano a 110 milioni di euro per i beni culturali e a 100 milioni per il cinema (20 destinati alla digitalizzazione delle sale, 80 dall'abolizione della defiscalizzazione legata al tax credit). E di cineme in Toscana anche nell'ultimo anno se ne è fatto tanto. Ieri il presidente dell'Anec, (associazione nazionale esercenti cinema) Protti ha dichiarato che «nel momento in cui il cinema italiano conferma la sua forte vitalità, appare ancora più inspiegabile e preoccupante la scelta del governo di colpire questo settore, cancellando interventi pubblici già di per sè esigui. E' in particolare inaccettabile che, con il recente decreto legge 93, il governo abbia, di fatto, strangolato un processo innovativo che spostava il tiro dall'intervento di puro sostegno a uno che incentiva gli investimenti e capace di attivare un volano moltiplicatore».
TOSCANA - Il Granducato della cultura è ko. La scure di Tremonti taglia milioni di euro. A rischio prestigiose istituzioni
Il governo ha emesso un decreto legge che minaccia di tagliare fondi destinati a istituzioni culturali in tutta Italia, tra cui la Toscana. Il Festival Pucciniano, che si svolge a Torre del Lago, rischia di non poter partire e potrebbe non finire. L'Accademia della Crusca e l'Opificio delle pietre dure di Firenze sono tra le istituzioni che potrebbero essere colpite. Il governo ha previsto tagli di 110 milioni di euro per i beni culturali e 100 milioni per il cinema, tra cui la digitalizzazione delle sale e l'abolizione della defiscalizzazione legata al tax credit. I tagli sono considerati ingiusti e preoccupanti per il settore del cinema, che conferma la sua vitalità.
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