Un pomeriggio con Cesare de Seta. Lo storico dellarte e dellarchitettura presenterà, a partire dalle 18 nel megastore Feltrinelli di piazza dei Martiri, gli ultimi suoi due libri: "Bella Italia - Patrimonio e passaggio tra mali e rimedi", edito da Electa, e "Perché insegnare la storia dellarte", Donzelli. Con lautore interverranno alla presentazione Francesco Abbate, Leonardo Di Mauro, Pier Luigi Leone De Castris e Elena Saponaro. Partiamo, professor de Seta, dal primo dei due libri. «Ho adottato la forma del diario con data e luogo: il volume "Bella Italia" avrebbe potuto intitolarsi anche "Cronache dal Bel Paese". Con esso ho inteso richiamare lattenzione della pubblica opinione e dei governanti in sede locale e nazionale su argomenti spinosi quali le battaglie per il buon governo del patrimonio storico e artistico della nazione. Alternando i molti cattivi episodi a qualche buon esempio, ho insistito sulla rilevanza civile dellimpegno per la difesa del territorio, del paesaggio, dei centri storici e del patrimonio artistico e archeologico negli ultimi venticinque anni». Comè articolato "Bella Italia"? «In cinque capitoli tematici che esplicitano i contenuti. Primo capitolo, i Beni culturali: politiche deboli e riforme pericolose. Secondo capitolo, la gestione del patrimonio storico e artistico. Terzo, usi propri e impropri della "cento città". Quarto, il Bel Paese: calamità, abusi e condoni. Quinto e ultimo, crimini e misfatti». Che reazioni si aspetta? «Il lettore può rimanere stupito dalle date degli articoli, perché molti dei temi affrontati purtroppo sono ancora di grande attualità. Dalla Reggia di Caserta allAlbergo dei Poveri, per non dire dellarticolo che chiude il volume dal titolo "La decennale emergenza dei rifiuti a Napoli", pubblicato il 22 maggio 2004 sulledizione napoletana di Repubblica. Poi ci sono gli articoli dedicati alla cultura-spettacolo o alluso improprio di prestigio sedi museali o alla carenza endemica di risorse per una politica della cultura e della ricerca. Va da sé che le vicende che riguardano Napoli e la Campania hanno in "Bella Italia" un posto di rilievo». Passiamo al secondo volume, "Perché insegnare la storia dellarte". «LItalia ha uninvidiabile tradizione artistica e da secoli è una meta obbligata per viaggiatori, letterati, uomini di cultura di ogni parte del mondo che sono venuti a scoprire meraviglie antiche e moderne nella scia del Grand Tour: dalla grande tradizione antica a Giotto, da Raffaello a Bernini, da Canova a Morandi. Consapevole di questo primato il ministro e il filosofo Giovanni Gentile nel 1923 inserì per la prima volta linsegnamento della storia dellarte nei licei classici: questo preveggente provvedimento nel corso dei decenni è stato lentamente eroso e annacquato, malgrado dallarte lItalia tragga un fiume di turisti e moneta pregiata. In "Perché insegnare la storia dellarte" ho ripercorso questa vicenda fino ai nostri giorni». Con qualche indicazione per il futuro? «Sì, nel volume propongo nuove linee di metodo per il rinnovo di questa disciplina che dovrebbe essere estesa a ogni scuola di ordine e grado». In cosa consiste la sua proposta, professore? «Di non organizzare la materia come una storia di capolavori e di maestri nozionistica, ma come una conoscenza di grado in grado più approfondita che sappia avvicinare i giovani a questo immenso patrimonio di oggetti darte, musei, città e paesaggi. Una disciplina che sia in condizioni di dialogare con storia e letteratura. LItalia è lunico paese al mondo che prevede nei suoi programmi scolastici questo insegnamento oggi depotenziato, ma tra i programmi del presidente Sarkozy è previsto linserimento della disciplina nelle scuole di Francia. Il vantaggio della Bella Italia in questo ambito va dunque esaltato e non svilito, come purtroppo avviene da alcuni decenni».
PAESAGGIO - De Seta: "Le mie battaglie per la Bella Italia"
Un pomeriggio con Cesare de Seta, storico dell'arte e dell'architettura, presso il megastore Feltrinelli di piazza dei Martiri. De Seta presenterà i suoi ultimi libri, "Bella Italia - Patrimonio e passaggio tra mali e rimedi" e "Perché insegnare la storia dell'arte". Il primo libro, "Bella Italia", è un diario con date e luogo che affronta argomenti spinosi come la difesa del patrimonio storico e artistico della nazione. Il libro è suddiviso in cinque capitoli tematici, tra cui la gestione del patrimonio storico e artistico, l'uso improprio di sedi museali e la carenza di risorse per una politica della cultura e della ricerca.
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