Nella concitazione con cui il governo ha operato, preso tra lesigenza di reperire le risorse per coprire labolizione dellIci e lemendamento "salva Retequattro", il ministro Tremonti ha potuto riprendere il suo sport preferito: tagliare le risorse per la cultura. Una sbirciata veloce ai vari capitoli e via, con un colpo veloce di forbice, tagliati i fondi per il tax credit a favore del cinema. Nella distrazione dellaula, a dir il vero un po generalizzata, sono stati annullati di colpo anni di duro lavoro che avevano permesso al nostro paese di allinearsi alle più dinamiche ed innovative politiche audiovisive europee. Tanto più paradossale se si pensa che il neo-ministro Bondi a Cannes, mentre raccoglieva gli onori per il successo del cinema italiano con i film di Garrone e Sorrentino, elogiava tali norme. Per non dire del fatto che la mattina in cui Tremónti tagliava, lo stesso Bondi riceveva i presidenti dellAnita, dellAgis, dellApi, e si impegnava a continuare sulla strada aperta con il tax credit. Nonne che sono state inserite pochi mesi fa nellultima Finanziaria. Un vero miracolo politico del ministro Rutelli; di queste norme si discuteva da oltre venti anni e neppure Urbani era riuscito ad ottenerle per il secco rifiuto di Tremonti. Lobiettivo di queste norme è chiaro: far uscire lindustria cinematografica dallassistenzialismo, facendo crescere e consolidando il ruolo dei produttori indipendenti. Le norme sul tax credit prevedono infatti forme di agevolazione fiscale a favore della produzione, della distribuzione e dellesercizio cinematografico. Con la differenza, non certo marginale, che le risorse finanziarie devono provenire dal settore privato. Allo stato, finalmente, si affiancano capitali privati che valutano in autonomia quali progetti filmici sostenere. Si tratta di una sana iniezione di rigore: una norma che apre al mercato, che aiuta la trasparenza e che obbliga tutti a confrontarsi sia con la qualità, sia con i risultati al botteghino. Allinvestitore privato che decide di intervenire con capitali propri nellindustria cinematografica lo stato riconosce un credito dimposta, il tax credit appunto, variabile tra il 20 ed il 40 per cento. Poiché il cinema è una grande industria culturale si era ritenuto giusto premiare gli investitori privati prevedendo per loro un abbattimento del carico fiscale; il tutto naturalmente con un massimale di costo per lo stato di poco superiore ai cento milioni di euro in tre anni. È una norma virtuosa, e per una molteplicità di ragioni. Attira capitali privati nellindustria culturale, sostiene in modo non assistenzialistico i produttori, obbliga il mondo del cinema italiano a fare un salto di qualità in termini di cultura dimpresa, aiuta i nuovi produttori, specie giovani, ad entrare nel settore, crea forti opportunità di crescita e sviluppo dellintero comparto. Sul tax credit si era creato un fronte unitario nelluniverso cinematografico italiano: era stato un altro miracolo trovare un punto di raccordo tra i produttori e gli autori; grazie anche al gruppo dei 100 autori, composto da personalità di rilievo, registi, autori, produttori, che aveva agito da catalizzatore di un forte movimento dopinione sfociato nella affollata riunione allAmbra Jovinelli. Si era chiesto alla politica di produrre riforme ed innovazione: una volta tanto la politica aveva risposto. Ora si è punto a capo. A questo si aggiunga che i tecnici del ministero che avevano predisposto i decreti di attuazione avevano fissato lincontro a Bruxelles per il 4 giugno con lobiettivo di difendere dai censori dellUnione le norme. LEuropa non ammette infatti nelle normative dei singoli stati norme che alterino la concorrenza o sostengano impropriamente le imprese, con la sola deroga deli"eccezione culturale". Quando si interviene nel campo culturale con lobiettivo di sostenere lidentità culturale di uno stato membro le agevolazioni sono ammesse. È quello che la Francia fa da anni per sostenere la sua industria culturale, così come altri paesi europei. Pare che il ministro Bondi sia furioso, e non possiamo che essere solidali con lui. Ci aspettiamo da Tremonti e dal governo un ravvedimento operoso. Il governo ci ripensi: il tax credit aveva messo tutti daccordo per far uscire lindustria del cinema dallassistenzialismo.
CINEMA - La sforbiciata di Tremonti sulla cultura
Il ministro Tremonti ha tagliato i fondi per il tax credit a favore del cinema, annullando anni di duro lavoro per allinearsi alle politiche europee. Il neo-ministro Bondi, che elogiava tali norme, riceveva i presidenti dellAnita, dellAgis, dellApi e si impegnava a continuare sulla strada aperta con il tax credit. Le norme prevedevano forme di agevolazione fiscale a favore della produzione, della distribuzione e dell'esercizio cinematografico, con risorse finanziarie provenienti dal settore privato. Il governo riconosceva un credito dimposta agli investitori privati che intervenivano con capitali propri nell'industria cinematografica.
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