NAPOLI - Un'alta recinzione circonda Monte Comune, la montagna tra il golfo di Napoli e quello di Salerno che rischia di diventare proprietà di privati per sole 600.000 vecchie lire. Chilometri di paletti e reti già cingono la zona e bloccano il passaggio su un sentiero del Cai (l'«Alta via dei monti Lattari»), un percorso che da Cava dei Tirreni giunge fino alla riserva marina di Punta Campanella. E' stata costruita una strada abusiva per permettere anche a mezzi pesanti di arrivare in cima al monte. Scavatrici e ruspe hanno devastato il suolo. Nuovi canali di scolo abusivi stanno creando un serio rischio di dissesto idrogeologico che mette in pericolo gli abitati di Preazzano, Ticciano, Veterina e Mondrone. Sul terreno sono sparsi rifiuti, carcasse di animali, quintali di letame. Eppure, fino alla sentenza definitiva di un tribunale, questo terrazzo naturale sui due golfi è ancora un bene della collettività, da preservare. La storia delle mani sulla montagna inizia nel 1997, quando il geometra Francesco Buonocore, consulente delle famiglie Parascandalo e Dubbiosi che rivendicano la proprietà del monte, chiede di acquistare i suoli sostenendo che esiste un vecchio contratto di enfiteusi sui terreni. L'amministrazione dell'allora sindaco Savarese si oppone. Ricerche catastali fatte dai tecnici del comune non trovano cconferma di alcun contratto, né i «compratori» riescono a dimostrare l'esistenza di titoli. E ad ogni buon conto l'amministrazione decide di rivendicare in tribunale la proprietà di Monte Comune. Dal 98 è in corso la causa, che fino alle scorse elezioni vedeva contrapposti l'avvocato Castellano, difensore del comune, e Giuseppe Dilengite - oggi sindaco di centrodestra di Vico Equense ma allora rappresentante legale delle famiglie Parascandalo e Dubbiosi. Lo scandalo è esploso a fine novembre, quando il tribunale di Torre Annunziata ha respinto il ricorso dell'amministrazione di Vico Equense. Gli avvocati del comune hanno chiesto alle istituzioni di ricorrere in appello perché c'erano fondati motivi di far valere i diritti della comunità, e anche il consiglio comunale si è espresso in tal senso, approvando una proposta dell'opposizione di centrosinistra che chiedeva all'amministrazione di presentare ricorso. Ma il sindaco Dilengite era rimasto muto. Le associazioni ambientaliste puntano il dito contro quello che appare un chiaro conflitto d'interesse. In prima linea a combattere la privatizzazione c'è Legambiente che chiede di stringere i tempi visto che il comune ha meno di un mese per presentare ricorso. «Stanno compromettendo la bellezza di un paesaggio straordinario, un patrimonio riconosciuto anche dall'Unesco» - accusa Raffaele Di Palma, del direttivo di Legambiente Penisola Sorrentina. «I danni sul territorio sono devastanti. E non ne facciamo una questione politica, ma di interesse per la collettività. La difesa di Monte Comune come patrimonio naturale e pubblico è indispensabile. Il sindaco non può ignorare il parere dei legali e la proposta approvata in consiglio comunale. Bisogna fare ricorso in appello per non perdere un territorio di così grande valore paesaggistico». Per l'associazione sarebbero infatti «devastanti» i segni lasciati sul territorio: «tracce di pneumatici di mezzi pesanti solcano in più punti il terreno, sono stati distrutti tutti i terrazzamenti e rimossa la copertura di humus, tanto che adesso affiora la roccia sterile». E soprattutto c'è il timore che sul monte si scatenino speculazione e abusi edilizi. Finalmente il sindaco si è fatto ora vivo, assicurando che il comune presenterà ricorso e affermando di aver già dato mandato per questo all'avvocato Castellano. Dilengite ha anche respinto ogni illazione circa il rapporto professionale che lo legava in passato ai privati che rivendicano la proprietà del monte, rilevando che nel frattempo questi sarebbero anche cambiati, con il passaggio dei diritti ai titolari di un'azienda agricola. «All'epoca - dice - ebbi, come avvocato, il mandato di seguire questo caso per la vecchia proprietà. Poi, nel 2001, eletto sindaco di Vico Equense, ho rinunciato a questo e ad altri mandati che mi ponevano in una situazione di conflitto. Di questa storia non ho saputo più nulla fino a quando è stata pubblicata la sentenza». Ancora oggi il tribunale di Torre Annunziata non ha accertato se i privati abbiano o meno titoli sul Monte Comune. La sentenza, infatti, ha dichiarato che chiunque (comune o privati) prima di far valere qualsiasi diritto sul Monte Comune deve preliminarmente - trattandosi di causa agraria - fare un tentativo di conciliazione.